Trasformato per sempre il 55,4% del paesaggio costiero del Friuli-Venezia Giulia

Negli ultimi 23 anni cancellati 2mila metri di costa da Muggia a Lignano Sabbiadoro

[13 agosto 2014]

I dossier “La costa del Friuli-Venezia Giulia, da Muggia a Lignano Sabbiadoro: l’aggressione del cemento e i cambiamenti del paesaggio” presentato oggi da Goletta Verde, lascia pochi dubbi sull’avanzata del cemento: «Su un totale di 111 chilometri di costa – da Muggia, al confine con la Slovenia, a Lignano Sabbiadoro, al confine con il Veneto, 61,5 km, cioè il 55,4% del totale della costa del Friuli-Venezia Giulia, è stato modificato inesorabilmente da interventi edilizi negli ultimi due decenni, cancellando ben due chilometri di costa. E il boom del cemento non accenna a diminuire con il rischio di far scomparire per sempre le bellezze naturali della regione».

Per questo Legambiente lancia la proposta di bloccare le espansioni degli strumenti edilizi attualmente vigenti e fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno un chilometro dal mare. Mattia Lolli,  portavoce di Goletta Verde, ha evidenziato che «I paesaggi costieri sono uno straordinario patrimonio e costituiscono una parte rilevante dell’identità italiana oltre che una potenzialità unica di valorizzazione turistica ed economica. I cambiamenti avvenuti in Friuli-Venezia Giulia, come in altre regioni italiane, negli ultimi decenni sono purtroppo molto rilevanti e in larga parte poco conosciuti. Anni in cui  sia le Regioni che il Ministero dei Beni Culturali hanno sostanzialmente chiuso gli occhi di fronte a quanto stava succedendo sulle nostre coste. Oggi cambiare non solo è possibile ma anche urgente e  per riuscirci occorre avere il coraggio e la lungimiranza di fissare un vincolo di  inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere attualmente non edificate per almeno 1 chilometro dal mare. E in parallelo definire una seria politica di riqualificazione di un patrimonio edilizio sia residenziale che turistico spesso costruito con ottica speculativa, senza qualità e futuro».

Il dossier del Cigno Verde ha analizzato la costa del Friuli-Venezia Giulia tra il 1988 al 2011 e, grazie alla sovrapposizioni delle foto satellitari, ha visto l’evoluzione dell’occupazione della costa in 23 anni.  Secondo gli ambientalisti, «Lo studio del consumo di suolo in questo periodo è importante anche perché, almeno in teoria, sono gli anni in cui erano in vigore i vincoli della legge 431/1985, la “Galasso”. Malgrado questi vincoli paesaggistici sono stati cancellati 2.mila metri di paesaggi costieri, ossia più del 3 per cento dell’intera urbanizzazione avvenuta fino al 1988. Più precisamente sono 34 i km occupati da opere infrastrutturali (il solo porto di Trieste occupa 23 km di costa); 6, invece, i chilometri di paesaggi urbani che si possono considerare ad alta densità; 21,5 i chilometri di costa occupati da insediamenti (9,2 km paesaggi agricoli e 40,3 km con caratteri naturali)».

Ma la costa friulana continua ad essere a rischio di cementificazione: a Lignano e Grado sono stati presentati progetti turistici per centinaia di migliaia di metri cubi che Legambiente vuole assolutamente scongiurare. Nell’analisi non compare, perché è stato inaugurato di recente, il complesso turistico, “Portopiccolo Sistiana” nel golfo di Trieste, costituito da case, residence e posti barca all’interno di un bacino artificiale costruito in un’area ex cava di 15 ettari. Inoltre il dossier evidenzia la realizzazione di alcuni nuovi moli a Trieste dove resta ancora aperta la questione del recupero dell’area del porto franco.

Luca Cadez, responsabile dell’area governo del territorio di Legambiente Friuli-Venezia Giulia, ha fatto notare che «La costa della nostra regione è caratterizzata da un articolazione di paesaggi naturali, urbani ed agricoli che dobbiamo portare nel futuro, rafforzando attenzioni e politiche nei confronti di una risorsa a rischio.  Il nostro studio ha evidenziato una rilevante trasformazione del paesaggio costiero e una dinamica di ulteriore cementificazione che non si è fermata in questi anni. La prospettiva da scongiurare è che litorali, baie e spiagge vengano progressivamente, anno dopo anno, divorati dal cemento. Anche se sono presenti riserve naturali, siti di interessi comunicati e Zone di protezione speciale, soltanto l’8 per cento della costa risulta ad oggi sotto effettiva tutela. Dobbiamo, quindi, evitare di far scomparire altri chilometri di paesaggio per far spazio a case, alberghi, porti e residence. Solo fissando un chiaro stop al consumo di suolo sarà infatti possibile avviare quella riqualificazione dell’edificato lungo la costa che è una condizione oggi indispensabile per ripensare l’offerta turistica nella direzione della qualità ambientale. Per Legambiente Friuli Venezia Giulia questa sarebbe una misura propedeutica e di salvaguardia in attesa, che non sembra sarà breve, del Piano paesaggistico e del Piano di governo del territorio regionali. Ci sono pesantissimi progetti per centinaia di migliaia di metri cubi di cemento a Grado e Lignano pronti a ripartire non appena i segnali economici facciano presagire possibilità di speculazione edilizia, e c’è l’intera laguna di Grado e Marano che va salvaguardata invece con la realizzazione del Piano di gestione del Sto di interesse comunitario».