A Ragusa alberghi per 400.000 m3 in piena campagna

Si scrive turismo e si legge cementificazione?

Denuncia di quattro associazioni ambientaliste

[20 novembre 2013]

«Mentre l’ennesimo disastro ambientale in Italia mette evidenzia i rischi dell’impermeabilizzazione del territorio, a Ragusa i signori del cemento tentano un nuovo assalto». La denuncia viene da 4 associazioni: Legambiente Ragusa Il Carrubo, Speleo Club Ibleo, Gruppo di Acquisto Solidale Il Colibrì, Una Rosa (Rete Organizzazioni Sociali e Associazioni) per Ragusa, he spiegano: «Infatti, dopo aver cementificato la campagna alla periferia di Ragusa con i piani Peep, aver disseminato di centinaia e centinaia di villette illegali le zona agricola, adesso il partito del cemento, come paventato, si inventa la scusa del turismo per continuare a devastare il territorio, proponendo la costruzione di alberghi in piena campagna per oltre 400.000 metri cubi! Una campagna, quella iblea, dove negli scorsi anni, al netto degli ex agglomarati abusivi, sono stati costruiti più di 5 milioni di metri cubi. Un’altra città come Ragusa!».

Le associazioni sono convinte che «Con la scusa della ricettività si sta probabilmente tentando ciò che è riuscito nel passato, cioè costruire strutture ricettive e poi trasformarle in appartamenti da vendere. Paradossalmente ciò accade mentre prosegue il suo iter il disegno governativo per la difesa del suolo, che ha come finalità la valorizzazione, promozione e tutela dei terreni agricoli, del paesaggio e dell’ambiente e come aspetto qualificante il non poter costruire utilizzando nuovo suolo se non si è già intervenuti sull’esistente. Ancora una volta Ragusa rischia di rimanere indietro a livello culturale anche rispetto a ciò che è proposto dal timidissimo governo delle larghe intese!»

Anche il presunto sviluppo turistico non convince: «Il vero problema non è oggi aumentare i posti letto esistenti, quanto aumentarne l’utilizzo destagionalizzando l’offerta turistica, puntando sulla qualità, sulla bellezza, sull’efficienza. Si rischia di rimanere 50 anni indietro: invece di correre appresso a chimere e modelli anni ’60 occorrerebbe guardarsi intorno. La Francia ha meno posti letto dell’Italia ma più turisti! Dopo le grandi città d’arte, sono i territori naturali e quelli agricoli ma pesaggisticamente più curati quelli più frequentati: si pensi alle Cinque Terre o al Chianti. Ci sono anche realtà locali dove si sta facendo strada un altro modello di turismo, che punta sull’offerta culturale utilizzando l’esistente. Alberghi in palazzi antichi, B&B, agriturismi e soprattutto l’albergo diffuso che sta avendo risultati eccezionali. Perché non scegliere questo modello anche per Ragusa?».

Le associazioni sono convinte che «E’ il modello di turismo che sta cambiando e rapidamente. Da una indagine del prof. Mannheimer del 2011 si evince che i criteri di scelta di una meta turistica, e comunque i primi elementi che vengono in mente all’83% degli italiani, sono un ambiente non inquinato, la natura incontaminata, un efficiente sistema di riciclaggio rifiuti, l’offerta culturale, e la pulizia di spiagge e del mare. La qualità ambientale e l’integrità del paesaggio, nelle risposte degli italiani, superano come elemento di scelta della meta delle vacanze l’hardware del sistema turistico: infrastrutture, strutture ricettive, servizi, presenza di discoteche. E questo approccio al turismo è ancora più marcato negli stranieri la cui presenza in Sicilia è in aumento».

La soluzione per Ragusa dovrebbe essere un’altra: «Quindi lasciamo perdere gli alberghi da turismo di massa in campagna e puntiamo su un turismo culturale e ambientale che valorizzi la ricettività esistente e soprattutto che distribuisca la ricchezza su un maggior numero di famiglie e non ai soliti noti. Il turismo non deve essere un’ulteriore scusa per devastare, ma uno dei motori per salvaguardare e riqualificare».