Siglato il protocollo d'intesa a Perugia

In Umbria il turismo sostenibile salta in sella: tra Assisi e Gubbio 50 chilometri di ippovia

«Un valido alleato per favorire il radicamento della popolazione in loco, primo presidio per la tutela del territorio, preservandolo dagli innumerevoli rischi connessi all'abbandono»

[5 settembre 2017]

Il percorso sarà uno dei più suggestivi per i turisti che visitano la regione, sia per motivi culturali sia religiosi: la Via di Francesco, che attraversa l’Umbria verso la Valle Santa di Rieti, fino a raggiungere la tomba dell’apostolo Pietro a Roma: un percorso di circa 50 chilometri, riservato ai turisti a cavallo, che si snoderà tra i luoghi di vita del Santo.

A realizzare il progetto sarà Sviluppumbria insieme a 4 Comuni umbri, che hanno firmato un protocollo d’intesa a Perugia: sul percorso saranno previsti tutti i servizi necessari a rispondere alle esigenze di cavalli e cavalieri (punti di sosta e di ristoro, una rete di assistenza con maniscalchi e studi veterinari), con un attestato di fine cammino una volta terminata l’ippovia.

«L’Umbria ha caratteristiche molto appropriate per sviluppare forme di escursionismo a cavallo, in parallelo con quello pedonale e ciclabile – ha spiegato Cristina Giulianelli dall’area promozione integrata e turismo di Sviluppumbria, l’Agenzia regionale per la competitività e la crescita economica – Lo sviluppo di infrastrutture per la mobilità, che permettano un approccio sostenibile, facilita senz’altro un tipo di fruizione capillare ed equilibrato del nostro territorio, ricco di elementi storici, artistici, ambientali e paesaggistici».

«Non vanno poi sottovalutate nemmeno le ricadute positive in termini ambientali: mettere a sistema itinerari percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo può assicurare un incremento delle presenze di turisti, e può aiutare la nascita e il consolidamento di servizi turistici – aggiunge il sindaco di Valfabbrica, Roberta Di Simone, comune capofila del progetto – Un valido alleato per favorire il radicamento della popolazione in loco, primo presidio per la tutela del territorio, preservandolo dagli innumerevoli rischi connessi all’abbandono».