Unity in diversity: a Firenze i sindaci del mondo guardano all’Appennino terremotato

Nardella: «La Basilica di San Benedetto a Norcia distrutta è il simbolo della fragilità delle nostre città e del loro patrimonio culturale»

[2 novembre 2016]

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Unity in diversity, il summit dei sindaci del mondo, torna oggi a riunirsi a Firenze per la sua seconda edizione: l’anno scorso circa sessanta città da tutto il globo si sono unite per creare un network che supporti e crei progetti volti in particolare alla salvaguardia del patrimonio culturale in aree di crisi. Il capoluogo toscano, come mostra anche la Carta firmata poche settimane fa per la resilienza delle città d’arte, riveste ancora una volta un ruolo centrale in questa riflessione: fa parte dell’eredità dell’alluvione che devastò Firenze il 4 novembre 1966 con – ricorda oggi il sindaco Nardella – 35 morti, migliaia di sfollati e danni ingentissimi su abitazioni, infrastrutture e sul patrimonio culturale 1966. Un dramma che il mondo non ha dimenticato.

Questa seconda edizione di Unity in diversity coincide proprio con la commemorazione del 50esimo anniversario dell’alluvione, ma la conferenza internazionale dei sindaci non può ignorare il dramma del terremoto che è tornato ad abbattersi sui cittadini e sull’arte custodita nell’Appennino centrale, a soli pochi chilometri dalla nostra regione.

«Dopo i morti del 24 agosto di Amatrice, Arquata e Accumoli il terremoto – ha commentato il sindaco Nardella aprendo il summit in Palazzo Vecchio – è tornato impietoso domenica e procede ancora in queste ore. Il nostro pensiero va alle migliaia di sfollati in Umbria, nelle Marche e nel Lazio che desiderano solo di poter fare ritorno alle proprie case il prima possibile. La Basilica di San Benedetto a Norcia distrutta dal terremoto di domenica è il simbolo della fragilità delle nostre città e del loro patrimonio culturale. Sta a noi difenderlo con tutti gli strumenti possibili. Nella Convenzione del 1972 si afferma in principio: “Noi viviamo in un periodo storico in cui il patrimonio culturale è sempre più in pericolo”. Dunque, è dovere dell’intera umanità fortificare lo spirito di cooperazione tra i paesi per riuscire a rispondere a queste difficili sfide».

Le minacce che il nostro patrimonio culturale subisce oggi sono di diversa natura: «Dal cambiamento climatico, ai disastri causati dall’uomo, alle guerre e infine al terrorismo». Si tratta di minacce che vanno a ledere direttamente «l’identità di una comunità». Per questo proteggere l’arte e la cultura con le politiche ad esse collegate rappresenta «uno strumento per la crescita sociale ed economica della città. Un mezzo per la stabilità e quindi, in ultima analisi, una strategia di pace, in un’ epoca in cui oltre ai disastri naturali, la devastazione è data da conflitti e azioni generate dall’uomo per lo sfruttamento delle risorse energetiche e naturali».

«La resilienza però – chiosa Nardella – non può solo essere una qualità naturale affidata alla capacità di una comunità. La resilienza ha bisogno di strumenti, metodi e regole per essere una strategia di governo efficace». Da parte sua il presidente del Consiglio (ed ex sindaco di Firenze), Matteo Renzi, nella sua eNews odierna afferma che «venerdì il Consiglio dei ministri approverà un altro decreto legge che snellirà ulteriormente i tempi, le procedure, la burocrazia. I soldi ci sono, la volontà anche. Ricostruiremo tutto. A cominciare dalla Chiesa di San Benedetto, patrono d’Europa». Anche Firenze, memore della solidarietà ricevuta da tutto il mondo in uno dei momenti più drammatici della sua storia, non dimentica e risponde presente, a livello istituzionale e non solo: gli infermieri volontari di protezione civile del nucleo Cives di Firenze, insieme a quelli di Livorno, sono stati attivati nell’ambito dei protocolli del Dipartimento di protezione civile. Inseriti nella colonna mobile della Regione Toscana, gli infermieri lavoreranno nel Pass (Punto avanzato soccorso sanitario, attualmente a Porto Sant’Elpidio) eretto dalla Regione e insieme ad alcuni medici prenderanno in carico una fetta di popolazione di circa 1.000 persone.