Urbanistica in Toscana, i professionisti: «Superare i Piani strutturali comunali»

Dal convegno emerge la proposta di abolire i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale e il doppio livello di pianificazione

[7 marzo 2014]

Dal convegno “Il Territorio delle Idee” sulla riforma urbanistica regionale, organizzato a Firenze dalla Rete delle professioni tecniche della Toscana, è uscito un  documento unitario presentato alle istituzioni che chiede di «superare i Piani strutturali comunali e i Piani territoriali provinciali, rafforzando al contempo i Regolamenti urbanistici delle amministrazioni locali o di area vasta, a cui dedicare procedure di approvazione più semplici. Tutto ciò, in virtù dei principi previsti dalla nuova proposta di legge urbanistica regionale, che con l’introduzione di meccanismi efficaci per la limitazione del consumo di suolo e il nuovo ruolo centrale della Regione, apre le porte a una drastica semplificazione del sistema della pianificazione».

Il convegno, organizzata dagli Ordini di Architetti, Ingegneri, Geometri, Agronomi e forestali, Periti agrari, Periti industriali di tutte e 10  le province toscane e dalle 6 Federazioni regionali, è stato l’occasione per approfondire approfondimento sulle prospettive introdotte dalle nuove norme sul governo del territorio varate dalla Giunta toscana con la proposta di legge n. 282/2013. Secondo i professionisti è importante «la “semplificazione” delle regole e delle procedure, che devono essere poche, chiare ed efficaci», e su questo basano le proposte lanciate con il documento unitario.

L’idea, spiegano,  è quella di «diminuire decisori e processi all’interno del sistema della pianificazione, superando, una volta che la riforma urbanistica sarà pienamente attuativa, i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (Ptcp) e i Piani strutturai comunali». Nel documento si legge che «i tempi  sono ormai maturi per aprire una seria discussione sull’opportunità di abolire sia il Ptcp, vista anche l’imminente soppressione delle Province, sia il doppio livello di pianificazione, Piano strutturale e Piano Operativo. In un contesto di tutele certe e ben definite di carattere generale e di concreti e puntuali indirizzi per il governo delle trasformazioni come quello proposto dalla riforma urbanistica, il sistema della pianificazione potrebbe basarsi esclusivamente su un livello regionale, il Pit, ed un unico livello comunale o di area vasta, ossia il Piano operativo. In questo modo, si otterrebbero due decisori al posto di tre, due strumenti urbanistici al posto di quattro».

L’assessore regionale all’Urbanistica Anna Marson, intervenuta al convegno, ha definito «un grande cantiere in corso» le nuove politiche di governo del territorio nella nostra Regione. «Un cantiere di riforme – ha dichiarato Marson – che introducono innovazioni significative e toccano punti chiave della pianificazione urbanistica e del paesaggio. Lo dimostra l’intenso dibattito che si sta svolgendo in questi mesi e che riempie anche oggi questa sala. Nostro auspicio è che ne vengano fuori dei contributi che arricchiscano la discussione in Consiglio, e migliorino le proposte di riforma».

Secondo l’assessore gli obiettivi delle nuove politiche di governo del territorio riguardano non solo la riforma della legge vigente, ma coinvolgono tre filoni principali: il primo, come ha sottolineato l’assessore, è «dare regole più chiare e più certe che garantiscano unitarietà al ruolo regionale di governo del territorio, in una collaborazione chiara con le amministrazioni locali nella loro autonomia. Proprio a questo fine – ha sottolineato l’assessore –  e anche per accelerare i tempi, abbiamo già avviato il lavoro sui regolamenti attuativi».

L’altro filone è quello delle conoscenze del territorio condivise, ma soprattutto (e qui siamo al terzo obiettivo) quello della semplificazione intesa anche come certezza del diritto.  «Siamo in un periodo in cui la crisi morde, come è noto – chiosa l’assessore – e per questo stiamo cercando di indirizzare la ripresa il più possibile verso la rigenerazione urbana e l’innovazione edilizia, e non verso la rendita fondiaria, perchè riteniamo che non sarebbe sostenibile nel tempo e non darebbe luogo a sviluppi durevoli. Mi pare che su questo ci sia un consenso generalizzato. Sebbene in un periodo di crisi, però, si stanno riaffacciando investitori internazionali interessati alla Toscana, che grazie al suo paesaggio ha un valore aggiunto straordinario. E tutto questo va regolato. La semplificazione è avere regole certe, non l’assenza di regole».

Secondo i i professionisti, «il Pit della Regione, per come viene proposto oggi, ha un livello di dettaglio più che sufficiente per definire tutti gli indirizzi strategici e prescrivere le necessarie tutele. A questo, si affiancano le prescrizioni della nuova Legge 1, che congela il perimetro fisico della città e più in generale delle aree urbanizzate.  Si ottiene dunque uno strumento completo a cui i piani comunali o intercomunali possono fare sicuro riferimento».

Gli obiettivi sono chiari. «Solo evitando stratificazioni normative e snellendo la macchina burocratica, si acquistano velocità nelle decisioni pubbliche e certezza dei risultati, con risparmi per le istituzioni e i cittadini. Adottare un “confine intelligente tra città e campagna” stabilito nell’ambito della pianificazione comunale e che tenga conto delle necessità della città nel rispetto del principio della limitazione del consumo di suolo; favorire la rigenerazione urbana e il riuso “evitando di disciplinare rigidamente le funzioni del patrimonio edilizio esistente, superando la logica degli standard e azzerando progressivamente gli oneri di urbanizzazione per gli interventi che prevedano anche la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza dell’esistente”; dare certezza del diritto in materia edilizia evitando discrepanze tra norme nazionali e regionali per la disciplina dei titoli abilitativi, e razionalizzare la babele dei regolamenti edilizi comunali, “proponendo per tutte le tematiche che prescindono da aspetti locali un regolamento tecnico regionale”: queste alcune delle altre proposte contenute nel documento sottoscritto dalla Rete delle professioni, che da oggi stesso sarà consultabile sul sito dei singoli Ordini professionali».

Il  viceministro ai trasporti e alle Infrastrutture Riccardo Nencini ha detto che «la legge ha l’obiettivo di creare le condizioni affinché pubblico e privato possano investire assieme, perché ci sia una semplificazione legislativa: troppe leggi e troppi articoli consentono al vizio di annidarsi e invece semplificazione vuol dire avere una legislazione più spedita e più facile da controllare. Ma soprattutto servono norme che mettano in grado la Toscana, gli amministratori e i cittadini toscani, di costruire una contemporaneità delle loro città, dei luoghi in cui vivono, e quindi la possibilità di vendere le caserme, di avere case fruibili e dignitose, di avere più verde, di avere le reti di distribuzione virtuali della nuova ricchezza cittadina, quella che è chiamata economia immateriale».

Il sindaco di Scandicci Simone Gheri, che è anche responsabile Urbanistica dell’Anci Toscana, ha infine evidenziato che «il contributo scaturito stamani  credo sia molto utile alla luce della discussione della legge in Consiglio regionale. Come Anci, pur condividendo l’impostazione della legge, anche noi abbiamo evidenziato alcuni elementi da rivedere, elementi di semplificazione per quanto riguarda le procedure interne al tessuto urbanizzato esistente. Ci sono tutti i margini per fare una buona legge, una legge largamente condivisa  dalla comunità toscana. Certo, è bene anche agire nei confronti del governo con la stessa determinazione. Ad esempio sul fronte delle norme sismiche o per arrivare a un testo unico dell’edilizia. Oppure, ancora, sul vincolo paesaggistico, togliendolo laddove oggi non ha più senso. Pensiamo solo che nell’area fiorentina intorno all’autostrada, adesso per cambiare il colore di un infisso, serve chiedere l’autorizzazione paesaggistica».