Realacci: «Il modo migliore per ricordare le vittime i è un piano nazionale di prevenzione del rischio idrogeologico e messa in sicurezza del territorio»

Vajont. Legambiente: «Fondamentale investire su prevenzione e difesa del suolo»

[9 ottobre 2013]

Nel 2008 l’Assemblea generale dell’Onu ha indicato la tragedia del Vajont un caso esemplare di un “disastro evitabile” ed in questi giorni è un fiorire di iniziative per ricordare quel disastro che, purtroppo, non ha segnato una svolta nella gestione del territorio del nostro Paese.

Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, ricorda che «A cinquant’anni dal quel maledetto 9 ottobre 1963, il disastro del Vajont rimane una ferita ancora aperta dell’Italia, una vergogna nazionale che non si può dimenticare in fretta, come invece molti vorrebbero fare. Inoltre i disastri che sono avvenuti in questo mezzo secolo dimostrano che la lezione del Vajont non è servita a nulla visto che nel nostro Paese si continua a morire per progetti insensati. Oggi l’unico modo per ricordare e rendere omaggio alle 1910 vittime, è quello di investire seriamente sulla prevenzione e la difesa del suolo costruendo in maniera intelligente, ecosostenibile e responsabile, nel pieno rispetto dell’ambiente, del territorio e dei cittadini. E’ inoltre importante rafforzare il sistema della protezione civile il cui operato continua ad essere una delle punte di diamante dell’Italia, una grande risorsa, un fattore di salvaguardia e di crescita per il Paese nel quale è necessario continuare a credere e a investire, garantendo gli strumenti e le risorse per operare con tempestività».

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio per il 50° anniversario del disastro del Vajont: «La memoria del disastro che il 9 ottobre 1963 sconvolse l’area del Vajont suscita sempre una profonda emozione per l’immane tragedia che segnò le popolazioni con inconsolabili lutti e dure sofferenze. Il ricordo delle quasi duemila vittime e della devastazione di un territorio stravolto nel suo assetto naturale e sociale induce, a cinquant’anni di distanza, a ribadire che quell’evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità. È con questo spirito che il Parlamento italiano ha scelto la data del 9 ottobre quale ‘Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo’, riaffermando così che è dovere fondamentale delle istituzioni pubbliche operare, con l’attivo coinvolgimento della comunità scientifica e degli operatori privati, per la tutela, la cura e la valorizzazione del territorio, cui va affiancata una costante e puntuale azione di vigilanza e di controllo.
Nella ricorrenza del 50° anniversario del disastro, desidero rendere omaggio alla memoria di quanti hanno perso la vita, alla tenacia di coloro che ne hanno mantenuto fermo il ricordo e che si sono impegnati nella ricostruzione delle comunità così terribilmente ferite e rinnovare, a nome dell’intera nazione, sentimenti di partecipe vicinanza a chi ancora soffre. Desidero, inoltre, esprimere profonda riconoscenza a quanti, in condizioni di grave rischio personale, si sono prodigati, con abnegazione, nell’assicurare tempestivi soccorsi ed assistenza, valido esempio per coloro che, nelle circostanze più dolorose, rappresentano tuttora un’insostituibile risorsa di solidarietà per il paese».

Ermete Realacci presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, era già intervenuto in occasione della sua visita del 5 ottobre a Longarone ed ha detto che «Il modo migliore per ricordare le 1.917 vittime innocenti del Vajont sarebbe che l’Italia si dotasse di un piano nazionale di prevenzione del rischio idrogeologico e messa in sicurezza del territorio, destinando a tale piano finanziamenti adeguati. Proprio per questo la Commissione Ambiente della Camera ha approvato all’unanimità giovedì scorso una mia risoluzione, sottoscritta da tutti i gruppi politici, che impegna il Governo a stanziare 500 milioni annui per la difesa del suolo, a rivedere il Patto di Stabilità interno per consentire agli Enti Locali che hanno risorse di investirle in interventi di prevenzione e manutenzione del territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico, e a garantire risorse appropriate al buon funzionamento della Protezione Civile. La risoluzione impegna inoltre l’esecutivo ad agire a livello europeo per  inserire tra le priorità della politica comune anche la prevenzione e la tutela del territorio dal rischio idrogeologico. In un Paese come l’Italia dove secondo dati Ance/Cresme frane e alluvioni solo negli ultimi 10 anni (2002/2012) hanno fatto 290 vittime, in cui come ricorda Legambiente spendiamo un milione di euro al giorno solo per riparare ai danni del maltempo e in cui nell’82% dei comuni sono presenti zone a elevata esposizione al rischio idrogeologico, è prioritario passare dalle parole ai fatti e attuare finalmente serie politiche di prevenzione, messa in sicurezza e manutenzione del suolo. Un impegno che dobbiamo agli italiani e al nostro fragile territorio e che può aiutare anche a rilanciare la nostra economia».