Valutazione di impatto ambientale, le associazioni ambientaliste: è il modello opaco della Legge Obiettivo

Lettera a Galletti: « Procedure poco trasparenti e cittadini disinformati»

[12 aprile 2017]

20 associazioni ambientaliste mettono sotto accusa lo schema di decreto legislativo di (contro) riforma della Valutazione di impatto ambientale ( Via – Atto di Governo n. 401), che il Governo ha trasmesso a metà marzo e su cui le Commissioni ambiente di Camere e Senato si esprimeranno con un parere entro il 25 aprile.

Accademia Kronos, Aiig, Associazione ambiente e lavoro, Cts, Enpa, Fai, Federazione pro natura, Fiab, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, Sigea, Vas, Wwwf, ricordano che «Il Governo aveva assunto il solenne impegno di chiudere con le opache procedure accelerate e semplificate derivanti dalle legge Obiettivo, che tanti danni hanno creato alle casse dello Stato e all’ambiente, e invece torna a riproporle, estendendole, non più solo alle infrastrutture strategiche, ma a tutte le opere».

Per questo, le 20 associazioni chiedono «un radicale ripensamento che assicuri maggiore trasparenza e partecipazione del pubblico e degli enti locali» e si domandano «come mai il ministero dell’ambiente non abbia mai aperto un tavolo di confronto tecnico sulla nuovanormativa con le organizzazioni della società civile».

Le 20 associazioni ambientaliste riconosciute – che hanno chiesto già audizioni ai presidenti delle due Commissioni Ermete Realacci alla Camera e Giuseppe Francesco Marinello al Senato – oggi scrivono al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, e per conoscenza al ministro dei trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio e al presidente dell’Anac Raffaele Cantone, sottolineando che così viene «tradito lo spirito della Direttiva 2014/52/UE che l’AG n. 401 intende recepire che intende meglio chiarire e rafforzare i capisaldi della procedura di VIA per renderla più trasparente, tramite un rafforzamento della qualità delle informazioni rese disponibili al pubblico per favorirne la sua partecipazione».

Nelle loro osservazioni trasmesse oggi al ministro Galletti e nei giorni scorsi al Parlamento, le associazioni ambientaliste fanno notare che «Numerose modifiche vanno esattamente nella direzione opposta: non fornire informazioni adeguate e complete al pubblico, né garantire la sua effettiva partecipazione, rendendo più opaca, approssimativa e fallace la nuova procedura, rispetto a quella vigente, favorendo, ogni volta che sia possibile, il proponente il progetto».

Nella lettera le associazioni ambientaliste rilevano: «Il modello seguito nell’AG n. 401 nella modifica delle procedure di VIA vigenti ricalca per molti versi l’impostazione dalla normativa speciale per le infrastrutture strategiche derivante dalla legge Obiettivo, che sia la legge delega 11/2016, che il nuovo Codice Appalti (DLgs n. 50/2016) hanno inteso espressamente superare considerati i danni provocati dal 2001 al 2015 – come è stato ricordato a suo tempo dal ministro delle infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio e dal presidente dell’Anac, Raffaele Cantone».

Le associazioni dicono che tra le numerose modifiche peggiorative c’è «la scelta contenuta nell’AG n. 401 di effettuare la valutazione di impatto ambientale sul progetto di fattibilità, invece che su quello definitivo, con un blando monitoraggio delle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di VIA nelle fasi successive di progettazione, sottrae informazioni fondamentali al pubblico (sul dettaglio tecnico del progetto e sugli impatti sull’ambiente e sulle aree a vario titolo vincolate) e impegna, con un primo atto autorizzativo, l’amministrazione pubblica competente nei confronti del proponente con il rischio concreto (come è avvenuto nei 15 anni di applicazione della legge Obiettivo) che si abbiano variazioni, anche sostanziali, del progetto, dei relative impatti ambientali e delle misure di compensazione e mitigazione necessarie. Variazioni che fanno lievitare i costi delle opere provocando un danno erariale allo Stato, nonché danni all’ambiente e alla comunitàPer questo le associazioni ambientaliste chiedono nella loro lettera al Ministro del’Ambiente un serio e radicale ripensamento su molte delle disposizioni dell’AG n. 401 che, invece di costituire quel passo avanti, atteso e perseguito dal legislatore comunitario, costituiscono un passo indietro anche rispetto allo stesso testo vigente del DLgs n. 152/2006 (Testo Unico sull’Ambiente)».