Via libera al Tav Torino Lione. Il PD: è ecologica. M5S, SI e No Tav: inutile e dannosa

Far andare più veloci merci che non ci sono, o usare meglio le ferrovie che ci sono?

[21 dicembre 2016]

La Camera ha ratificato gli accordi sul progetto Tav Torino-Lione di Parigi 2015 (sezione transfrontaliera da 8,6 miliardi di euro) e Venezia 2016 (Protocollo addizionale sull’avvio dei lavori per lotti costruttivi, con annesso regolamento antimafia approvato dal promotore pubblico italo-francese Telt), dando così il via libera alla  realizzazione del tunnel trasfrontaliero di 57 km, «quello che non esiste  – spiegano i No.Tav – e per molto tempo, politica e informazione, hanno spacciato al posto del tunnel esplorativo esistente oggi».

Hanno votato a favore in 285 (Pd, Forza Italia, Ap-Ncd, Lega Nord, Civici e Innovatori, Ala-Scelta Civica, Democrazia Solidale-Cd, Fdi-An), contro 103 (Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Alternativa Libera). 3 gli astenuti. La compagnia italo-francese Telt, responsabile per progetti e appalti, ha annunciato che «Il processo di ratifica procede positivamente anche in Francia, dove il provvedimento sarà il 22 dicembre al voto dell’Assemblée nationale».

Umberto D’Ottavio, che ha pronunciato in aula la dichiarazione finale di voto  per il Partito Democratico, sottolinea che «Il Pd è a favore della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, perché da sempre è convinto della bontà di questo progetto per quattro ordini di ragioni: è un’opera di interesse europeo e comunitario, nata e pensata per unire e sviluppare l’Europa; ha un forte valore strategico per lo sviluppo e le comunicazioni fra il Nord-Ovest dell’Italia, la pianura Padana e il resto dell’Europa; utilizza il mezzo di trasporto più ecologico come il treno, oggi impiegato solo al 9% per le merci, e riduce allo stesso tempo inquinamento ed emissioni di gas serra, pari alla produzione di Co2 di una città di 300mila abitanti, prodotti dal passaggio dei Tir; infine, perché passa dalla Valle di Susa non per farle un dispetto, ma perché le alternative avrebbero tagliato fuori Torino e il Nord-Ovest».

D’Ottavio ha ribadito che «Si tratta di un’opera rispettosa dell’ambiente e fondamentale per l’Italia, poiché la linea storica con la galleria più vecchia ed obsoleta d’Europa non è adeguata al trasporto ferroviario moderno di merci e passeggeri, ed è inoltre finanziata al 40% dall’Ue e il resto dagli accordi fra il nostro Paese e la Francia. Bisogna inoltre dire che, anche grazie alla nascita dell’Osservatorio, il progetto attuale è cambiato moltissimo, proprio tenendo conto dei suggerimenti che venivano dagli amministratori locali e dal territorio. Infine, se qualcuno vuole attardarsi nella polemica sulle eventuali infiltrazioni mafiose, noi sottolineiamo che la Torino Lione è il primo caso in Europa di applicazione della normativa antimafia sugli appalti, indipendentemente dalla nazionalità dei cantieri. Il nostro nemico è la mafia non le opere pubbliche».

Giorgo Aiuraudo, di Sinistra Italiana, ribatte che «Il progetto della ferrovia Torino-Lione è stato pensato 26 anni fa, è rimasto un progetto vecchio e oggi è anche inutile. Impegnare in questo momento di crisi 2,5 miliardi di euro fino al 2023 non è una è priorità per il Paese. Sinistra italiana vota No alla Ratifica dell’Accordo tra il Governo italiano e il Governo francese per l’avvio dei lavori definitivi della Tav. Oggi il problema non è far andare più veloci delle merci che non ci sono, ma quello di usare meglio le ferrovie che ci sono, far circolare i passeggeri su treni puntuali, puliti. L’Italia non ha bisogno di vecchi progetti faraonici. Le popolazioni di quel territorio non lo vogliono e per questa ragione votiamo No ad una Tav inutile e dispendiosa».

Il Movimento 5 Stelle denuncia l’impatto ambientale e sociale dell’opera e Luigi Di Maio parla di «costi stimati per 26 miliardi di euro» . Ma secondo Il Sole 24 Ore «sembra far riferimento al vecchio progetto dei tempi del governo Berlusconi e del ministro delle “grandi opere” Pietro Lunardi, quello attaccato dai No Tav dal 2003 in poi e ancora in pista fino al 2011. Per la parte in territorio italiano prevedeva un costo di 8,99 miliardi di euro, di cui 4.563 per la parte italiana della tratta internazionale (12,2 km di tunnel di base, che in tutto è lungo 57, e 23 km di nuova tratta in Italia, tra cui i 19,2 km del tunnel dell’Orsiera a rischio amianto), e 3.027 milioni per la tratta interamente italiana (altri 27 km di nuova tratta Av in Val di Susa, 14,5 km del tunnel di Sant’Antonio e i 4,9 della galleria artificiale di Rivalta di Torino). Un costo totale di 8,99 miliardi di euro, che però la project review condotta su input del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, negli ultimi due anni ha dimezzato a 4.500 milioni».

Anche secondo Paolo Foietta, commissario di governo e presidente dell’Osservatorio, «L’opera serve a ridurre i gas serra nel trasporto merci e passeggeri, e crea le condizioni per l’obiettivo Ue del 50% di trasporto merci su ferrovia, togliendo oltre un milione di Tir dalla strada» e il capogruppo PD Ettore Rosato aggiunge: «Ogni anno 40 milioni di tonnellate di merci attraversano le Alpi per essere trasportate tra Italia e Francia, e il 91% viaggia su strada (quasi 2,6 milioni camion l’anno)».

Motivazioni che non convincono per niente i No-Tav che dicono che il progetto del corridoio 5, citato da diversi deputati, «è naufragato da molto tempo: Lisbona, Kiev e i vari angoli del corridoio sono falliti da tempo e una ferrovia internazionale collega già l’Italia e la Francia, solo che non ci sono merci che devono viaggiare (nemmeno sui tir). Inoltre, quelli che oggi si riempiono la bocca del “bene dell’Italia” dovranno poi spiegare a tutti perché hanno finanziato un progetto che non ha ancora un costo certo e come mai l’Italia paga buona parte della tratta di competenza della Francia e come mai ogni km della galleria di base costa quasi 5 volte più della Francia».

Il movimento No-Tav ricorda che «Ora, sono 25 anni che spieghiamo con scrupolo (e siamo sempre pronti a farlo) tutte le ragioni tecniche, economiche, ambientali e sociali sul perché ci opponiamo a questa grande inutile opera dannosa» e aggiunge: «Abbiamo visto passare e apporre firme, presidenti del consiglio, presidenti della Repubblica, politici e giornalisti eppure siamo ancora in splendida forma e pronti a studiare i nuovi scenari di conflitto che si apriranno sul nostro territorio, ci siamo già portati avanti da tempo! Il tempo è dalla nostra parte del resto non ci saremmo mai aspettati che la città di Torino uscisse dall’Osservatorio tempo fa; non avremmo pensato di vincere un referendum e far traballare il trono di Renzi e quindi siamo fiduciosi e diciamo di avere calma e pazienza, le cose che non sono così definitive come vorrebbero farci credere».