Task Force di associazioni italiane chiede regole efficaci contro il consumo di suolo

Via libera dell’Ue alla petizione people4soil contro consumo di suolo

Wwf: dopo il rapporto Ispra non ci sono più alibi per Parlamento, Governo, Regioni e Comuni

[14 luglio 2016]

suolo volontaria

La Commissione europea ha registrato l’Iniziativa dei cittadini europei (ECI) che si intitola people4soil “per salvare i suoli d’Europa” che da settembre verrà lanciata come grande petizione popolare: «Occorrono le firme di un milione di cittadini europei – spiegano i promotori – affinché la ECI abbia successo imponendo alle istituzioni comunitarie di affrontare la scrittura e la discussione di una direttiva sui suoli. Il suolo è il bene comune imprescindibile per lo sviluppo del progetto europeo, la sua tutela deve essere una responsabilità comune di cui le istituzioni comunitarie devono farsi garanti».

Un’istanza popolare sostenuta dalle centinaia di associazioni che hanno aderito al network per far tornare l’Europa protagonista nella tutela dell’ambiente, del territorio e dei beni comuni che costituiscono patrimonio naturale e base del benessere per tutti gli abitanti del continente. Il network people4soil raggruppa organizzazioni di varia natura in tutti i Paesi europei: società scientifiche, cartelli e associazioni ambientaliste, reti contadine, organizzazioni di produttori agricoli e di distribuzione di prodotti biologici. In Italia c’è il network più ampio e si è anche costituita una task force per il suolo, che vede il ruolo propulsivo di importanti organizzazioni come Acli, Coldiretti, Fai, Inu, Legambiente, Lipu, Slow Food e Wwf già attive nell’azione di proposta e di sostegno a norme efficaci contro il consumo di suolo.

«Firmando la ECI – spiega Coldiretti – i cittadini rivendicano la tutela della risorsa naturale più strategica d’Europa, poiché garantisce sicurezza alimentare, tutela la biodiversità e contrasta il cambiamento climatico. In quattro punti, la petizione proclama la natura di bene comune dei suoli, per i servizi che il terreno fertile assicura al benessere dei cittadini e al loro ambiente di vita; rivendica la necessità di un quadro legale comunitario per la prevenzione delle minacce che incombono sui suoli e sulla loro fertilità (erosione, impermeabilizzazione, perdita di humus e contaminazione); richiama gli obblighi internazionali assunti, sia nell’ambito del programma delle Nazioni Unite sugli obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che nel rispetto degli accordi globali sul clima».

La task force italiana sarà protagonista nella mobilitazione per la direttiva europea: «la Ue è stata per decenni un faro nelle politiche ambientali, in materia di inquinamento dell’acqua e dell’aria, di tutela della biodiversità, di lotta al cambiamento climatico, di rifiuti e gestione del rischio industriale. 500 milioni di cittadini oggi vivono in un ambiente più sano grazie anche alle politiche europee. Noi come cittadini europei chiediamo alle nostre istituzioni di riappropriarsi di questo ruolo, affrontando il capitolo più decisivo: tutelare i suoli, contrastandone la cementificazione, il degrado e la contaminazione. L’Europa non è una bandiera ma un progetto: vogliamo essere cittadini di una Unione che si consolida a partire dalla tutela del bene comune».

Intanto il Wwf, dopo il rapporto Ispra sul consumo di suolo in Italia, sottolinea che «Non ci sono più alibi né per Parlamento e Governo, né per Regioni e Comuni, per contenere il consumo del suolo si deve e si può agire subito, basta che ci sia chiarezza sugli obiettivi delle nuove norme e si voglia usare virtuosamente gli strumenti esistenti a  legislazione vigente.  Il Paese attende da quattro anni che il Parlamento approvi un disegno di legge efficace che tuteli il suolo come bene comune e risorsa non rinnovabile, mentre trova il tempo di approvare  la riforma della pubblica amministrazione (cd Legge Madia, l. n. 124/2015) che si apre con 3 articoli (il secondo, i terzo e il quarto) che nella sostanza depotenziano e mettono a tacere le amministrazioni preposte alla tutela del patrimonio storico-artistico, dell’ambiente della salute nella formazione delle decisioni prese in conferenza di servizi».

Secondo il Panda, «Il governo non solo non ha ancora compreso che accelerare le procedure spesso produce opacità nelle decisioni e rischi per i controlli per evitare infiltrazioni criminali ma ha deciso di inviare al Parlamento la bozza del Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 nel quale si stabilisce che  le opere a più rilevante impatto sul territorio, individuate con appositi decreti del Presidente del Consiglio, possono essere approvate anche dimezzando i tempi decisionali, il che vuol dire concedere tutte le autorizzazioni ed esaurire tutte le procedure autorizzative, anche la Valutazione Ambientale Strategia o la Valutazione di Impatto Ambientale, in soli 45 giorni».

Ma per il Wwf anche Regioni e Comuni non hanno alibi:  «Potrebbero già operare oggi a legislazione vigente per lo stop al consumo del suolo, dotandosi rispettivamente di nuovi piani paesaggistici e di nuovi piani urbanistici o varianti urbanistiche-ambientali che mettano al centro le reti ecologiche, gli interventi di adattamento ai cambiamenti climatici, gli interventi urgenti, di vincolo integrale o di delocalizzazione, a tutela delle aree a rischio idrogeologico».