Sotto sequestro il Marine Park Village di Punta Scifo – Kroton

Legambiente aveva chiesto un intervento per salvaguardare uno dei tratti più belli della costa calabrese

[17 febbraio 2017]

Dopo il sequestro, con decreto d’urgenza, del cantiere del villaggio turistico Marine Park Village di Punta Scifo, in costruzione un’area soggetta a vincolo paesaggistico e archeologico, la Procura della Repubblica ha indagato il  soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici di Crotone ed alcuni amministratori del  Comune e della Provincia di Crotone,

Secondo quanto si legge in un comunicato della Procura, il provvedimento di sequestro, emesso dal Pm Gaetano Bono e condiviso dal procuratore Giuseppe Capoccia, «è finalizzato a interrompere la lottizzazione abusiva e a tutelare la struggente bellezza di un’area fino ad oggi rimasta intatta e identica a quella che gli antichi coloni greci avvistarono dalle proprie navi, scegliendola come luogo di fondazione di Kroton».
I reati ipotizzati, «non si limitano alla violazione di norme paesaggistiche, ma si estendono alla condotta dei pubblici amministratori i quali, con una serie di abusi d’ufficio, hanno rilasciato un permesso di costruire che non poteva essere rilasciato: innanzitutto il Marine Park Village è un vero e proprio villaggio turistico e non già, come si è tentato di far credere, un agriturismo-campeggio articolato in bungalow. Non solo il Comune di Crotone non avrebbe mai potuto rilasciare il permesso di costruire, ma ha perseverato negli abusi, omettendo di annullarlo dopo avere scoperto che i fratelli Scalise non erano imprenditori agricoli professionali (il provvisorio certificato era stato revocato) e non erano nemmeno proprietari del terreno, ma agivano con un falso contratto col proprietario, già morto all’epoca della domanda».
I magistrati evidenziano che «Vi sono stati gli abusi d’ufficio della Provincia e della Soprintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici che non solo non avrebbero potuto rilasciare le rispettive autorizzazioni, ma hanno perseverato nella condotta delittuosa omettendo in seguito di annullarli. A coronamento della triste pagina scritta dalla pubblica amministrazione mancavano soltanto le false attestazioni del Soprintendente Bap, indagato per falso ideologico in atto pubblico per aver comunicato al Ministero (per sostenere l’ineluttabilità dell’abuso perpetrato) che tutti i bungalow erano già stati realizzati, mentre in realtà uno solo è stato costruito parzialmente quale riparo per gli attrezzi del cantiere».

Legambiente esprime soddisfazione per il nuovo sequestro disposto dalla Procura e ricorda che l’associazione «chiede da tempo un intervento risolutivo delle Autorità competenti a salvaguardia di uno dei tratti costieri più belli ed importanti della regione Calabria, sottoposta a stringenti vincoli paesaggistici, ambientali ed archeologici.»

Legambiente ricorda che nel novembre del 2016 aveva chiesto anche l’intervento della Commissione Europea per presunta violazione del diritto comunitario con una specifica segnalazione comunicata anche al ministero dell’ambiente e alla Regione Calabria. Gli ambientalisti sottolineano che «Il ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con nota prot. 2642 del 7.2.2017, comunicava di avere interessato, ognuno per il proprio ambito di competenza, la Soprintendenza archeologica e paesaggio per le Province di Catanzaro, Cosenza e Crotone nonché la Regione Calabria, che non risulta abbiano fornito, allo stato, riscontro alla richiesta».

Il Cigno Verde sottolinea che «Quella di Punta Scifo è una bellezza naturale e culturale inestimabile, nel cuore della Magna Grecia, e i suoi pregevoli siti archeologici, come quello di Capo Colonna, non possono essere minacciati da una colata di cemento costituita da 79 bungalow con rispettivi basamenti in cemento armato».

Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente, spiega che «L’opera che si vorrebbe realizzare è posta, inoltre, in prossimità del Sito di Interesse Comunitario “fondali da Crotone a Le Castella” rientrante nella rete Natura 2000, comportandone grave rischio e ribadisce una volta di più quanto paradossale sia una vicenda in cui un progetto di questa portata abbia potuto proseguire fino a  questo momento nel silenzio e nell’indifferenza generale di enti ed istituzioni, in una regione come la Calabria che è già stata posta tra l’altro sotto procedura di infrazione dalla Commissione Europea per inadempienza nei confronti degli obblighi previsti Direttiva Habitat, quali la designazione dei Sic in Zone Speciali di Conservazione».

Scondo Legambiente Calabria, «Il sequestro posto ora in essere dalla Procura di Crotone segna un punto di svolta nell’indagine in corso nella quale sono indagati, a vario titolo, amministratori pubblici ed imprenditori per i reati di lottizzazione abusiva, abuso d’ufficio e falso ideologico. Una nuova tappa nell’ennesima vicenda di insensato scempio del territorio calabrese che si spera conduca all’accertamento di tutte le illegalità ed alla condanna dei responsabili».

Anna Parretta, legale del Centro di azione giuridica dell’associazione ambientalista, conclude: «Legambiente proseguirà quindi il proprio lavoro in tutte le sedi possibili, a tutela della natura e della collettività calabrese anche attraverso la costituzione di parte civile nel procedimento penale».