Il dopo voto secondo Rossi e Simoncini: «A forza di costruirsi nemici alla fine si rimane soli»

Rossi: «Costruire insieme il cambiamento che è necessario. Voglio una discussione seria»

[20 giugno 2016]

Rossi Renzi

Commentando sulla sua pagina Facebook i ballottaggi elettorali del 19 giugno, il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, non si nasconde che «Il risultato elettorale è molto negativo e doloroso».  Secondo lui la ragione sta nel fatto che «Il PD ha perso la connessione con una parte importante del suo popolo. Io dico che occorre unità, umiltà e ascolto della nostra gente per costruire insieme il cambiamento che è necessario. Voglio una discussione seria».

Nella notte, Rossi aveva scritto di un «Buon voto per i candidati di centrosinistra. Non è vero che non esiste più destra e sinistra e che sono tutti uguali. Il M5S siede in Europa col razzista inglese Nigel Farage. I “moderati” di destra sono sostenuti dai fascioleghisti di Salvini. La sfida è fermare la destra e i populisti. Quindi, discutiamo con umiltà della sinistra, della sua anima e del suo popolo».

Mentre l’unico popolo di sinistra che festeggia in piazza in Toscana è quello di Sesto Fiorentino, che ha eletto sindaco Lorenzo Falchi “asfaltando” il PD, come direbbe Renzi, ma che su aeroporto e inceneritore della Piana ha idee molto diverse da Rossi, sempre su Facebook interviene anche Gianfranco Simoncini, ex assessore regionale e attualmente consigliere del presidente Rossi. L’ex sindaco di Rosignano condivide l’analisi di Rossi: «C’è una parte importante dell’elettorato di sinistra che ha abbandonato il Pd. Una parte molto limitata ha espresso questo abbandono nel voto a forze di sinistra, una parte ha votato cinque stelle, una parte importante non è andata a votare. Da questa semplice constatazione credo debbano partire la riflessione del Pd e le correzioni significative da portare alla linea nazionale del partito. Dobbiamo tornare a parlare a questa parte dell’elettorato senza la quale è la stessa collocazione del Pd ad entrare in crisi, prima ancora che le speranze di vittoria per il futuro».

Secondo Simoncini, «Per tornare a parlare con questi elettori, che in molti casi sono stati militanti e simpatizzanti dei partiti di sinistra e dello stesso Pd o impegnati nel movimento sindacale, credo che si tratti di capire che non si può continuare con la logica della autoreferenzialità, della criminalizzazione del movimento sindacale, della pratica dell’autosufficienza che rifiuta quasi a priori una strategia di alleanze, di una certa arroganza verso gli “altri” sia all’esterno ma talvolta anche all’interno del partito.

C’è da ricostruire un clima di fiducia nei confronti del Pd, che sicuramente passa anche da diverse modalità di discussione e di comportamenti interni, dove prevalga il rispetto, la ricerca dell’unità basata confronto delle posizioni più che la condanna reciproca e la valorizzazione delle differenze a priori con una conflittualità politica senza fine.Ma soprattutto c’è bisogno di una grande capacità di ascolto e apertura alla società, di modestia e disponibilità al dialogo, di ricerca di alleanze e di convergenze piuttosto che della creazione continua di nemici. Anche perché a forza di costruirsi nemici alla fine si rimane soli e anche le novità positive che hanno segnato la nostra azione di governo sfumano nel dibattito ideologico e vince l’antipolitica e il populismo».