Nel discorso sullo stato dell’Unione il presidente ridicolizza gli eco-scettici di "io non sono uno scienziato"

Usa, l’Obama ambientalista sfida i repubblicani sul cambiamento climatico

«Non lascerò che questo Congresso mettere in pericolo la salute dei nostri figli»

[21 gennaio 2015]

Il sesto discorso sullo stato dell’Unione di Obama ha rappresentato una vera e propria sfida ai repubblicani, che nelle elezioni di mezzo termine del novembre 2014 hanno conquistato la maggioranza sia alla Camera che al Senato, rendendo evidente una contraddizione nota: la fiducia degli elettori in Obama è calata, ma i sondaggi sostengono le sue politiche progressiste, in particolare gli aumenti del salario minimo a l’aumento delle aliquote fiscali per i ricchi. E Obama, come già fece nel suo discorso del 2013, quando chiese al Congresso di cercare una soluzione bipartisan sul cambiamento climatico, ha puntato decisamente a evidenziare – nonché a ridicolizzare – la posizione eco-scettica del 68% dei parlamentari repubblicani, che continuano a negare l’evidenza scientifica del global warming (una posizione  non condivisa dal 44% dell’elettorato repubblicano).

Obama è arrivato alla serata del  discorso sullo stato dell’Unione  confortato da un altro sondaggio del Center for American Progress, dal quale emerge che il 72% degli elettori sostiene maggiori controlli sull’inquinamento e il 70% una più forte ed estesa protezione delle terre pubbliche, dei monumenti nazionali e delle aree per la fauna selvatica, mentre il 66% vuole un’ulteriore espansione dell’energia rinnovabile. Il contrario di quanto chiede il Grand Old Party (Gop, come chiamano gli americani il partito repubblicano): trivellazioni nei Parchi e petrolio e fracking senza limiti.

Obama ha detto in faccia agli impietriti repubblicani che «nessuna sfida – nessuna sfida – rappresenta un rischio maggiore per le generazioni future del cambiamento climatico», e poi li ha presi in giro con il tormentone «Io non sono uno scienziato», diventata la frase standard dei negazionisti climatici che la rivendicano con curioso orgoglio. Ma soprattutto ha sbattuto in faccia ai parlamentari legati mani e piedi alla lobby dei combustibili fossili i record che gli Usa hanno raggiunto sotto la sua presidenza nel campo delle rinnovabili: «L’America è il numero uno nel settore eolico», ha ricordato Obama riferendosi ai dati dell’ American Wind Energy Association (Awea) sule forniture annue pro-capite di elettricità eolica.

Il presidente Usa è poi9 passato direttamente all’attacco dei negazionisti climatici: «Il 2014 è stato l’anno più caldo del pianeta, un record. Ora, un anno non fa un trend, ma lo fanno 14 dei 15 anni più caldi mai registrati, che sono tutti avvenuti nei primi 15 anni di questo secolo».

E’ qui che Obama ha tirato fuori la frase “Io non sono uno scienziato”: «Ho sentito alcune persone che cercano di schivare le prove, dicendo che non sono scienziati, che non abbiamo sufficienti informazioni per agire. Beh, io non sono uno scienziato. Ma sapete una cosa? Conosco un sacco di scienziati veramente bravi alla Nasa, Noaa e nelle nostre principali università. Tutti i migliori scienziati del mondo ci dicono che le nostre attività stanno cambiando il clima e che, se non agiamo con forza, continueremo a vedere gli oceani salire, più ondate di calore, siccità e inondazioni pericolose e distruzioni di massa che possono scatenare maggiori migrazioni, conflitti e fame in tutto il mondo. Il Pentagono dice che il cambiamento climatico pone rischi immediati per la nostra sicurezza nazionale. E dice che dobbiamo agire».

Obama ha messo sul tavolo del discorso sullo stato dell’Unione anche il recente accordo climatico siglato con la Cina, e ha sottolineato: «Ecco perché, nel corso degli ultimi sei anni, abbiamo fatto più che mai nel combattere il cambiamento climatico, dal modo in cui produciamo energia al modo in cui la usiamo. Ecco perché abbiamo creato più terre e acque comuni di ogni amministrazione nella storia. Ed è per questo che non lascerò che questo Congresso mettere in pericolo la salute dei nostri figli, mettendo indietro l’orologio del nostro impegno. Sono determinato a fare in modo che la leadership americana porti avanti l’azione internazionale. A Pechino abbiamo fatto un annuncio storico: gli Stati Uniti raddoppieranno il ritmo con cui abbiamo tagliato l’inquinamento da carbonio e la Cina si è impegnata, per la prima volta, a limitare le proprie emissioni. E’ perché le due più grandi economie del mondo si sono unite che le altre nazioni stanno facendo passi in avanti, offrendo la speranza che, quest’anno, il mondo saprà finalmente raggiungere un accordo per proteggere il solo pianeta che abbiamo».

Ma Obama, pur vantando record sui cambiamenti climatici e l’energia pulita, non ha potuto evitare di far notare al Gop la  produzione record di petrolio e di gas negli Usa, proprio quei combustibili fossili che sono la principale causa dei cambiamento climatici che vuole combattere. Un punto alquanto controverso della linea ambientalista di cui ama fregiarsi il presidente. Eppure l’occasione era troppo ghiotta per non mettere in difficoltà i repubblicani e le Big Oil che li finanziano: «Abbiamo creduto di poter ridurre la nostra dipendenza dal petrolio straniero e di  proteggere il nostro pianeta. E oggi, l’America è il numero uno nel petrolio e nel gas. L’America è il numero uno nel settore dell’energia eolica. Ogni tre settimane, immettiamo in rete più energia solare di quanto facessimo in  tutto il 2008. E grazie a prezzi del gas più bassi e agli standard più elevati del carburante, la famiglia media alla pompa quest’anno dovrebbe risparmiare 750 dollari».

Il partito repubblicano ha affidato la sua risposta alla senatrice dello Iowa Joni Ernst, una di quelle del “io non sono uno scienziato”, che non si è smentita: non ha mai detto le due parole cambiamento climatico, ma ha attaccato Obama dicendo che avrebbe fatto meglio «a non dedicare un intero paragrafo a quello che chiama assurdamente “Keystone jobs bill”», nonostante il fatto che la  controversa Keystone XL pipeline delle sabbie bituminose creerebbe solo poche decine di posti di lavoro fissi.

A dire il vero, nel suo discorso Obama non ha mai citato direttamente il Keystone XL, ma ha detto: «Guardiamo più in alto di un singolo oleodotto. Passiamo ad un piano di infrastrutture bipartisan che potrebbe creare 30 volte più posti di lavoro all’anno e rendere questo Paese più forte per i decenni a venire».

Ma la furibonda reazione repubblicana al discorso sullo stato dell’Unione chiarisce che su clima ed energia dai repubblicani non verrà nessun aiuto. Obama dovrà fare da solo e contro di loro… e sembra proprio che sia disposto a condurre questa battaglia. Tanto che il discorso di Obama è piaciuto molto a Michael Brune, il direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa. «Quando si parla di crisi climatica, il presidente conosce la posta in gioco – ha detto Brune – Ha sottolineato l’urgenza del problema e il suo impegno a favore del clima per il futuro dei nostri figli». Ma non manca un distinguo: «Per vincere la più grande sfida della nostra generazione, possiamo e dobbiamo porre fine alla nostra dipendenza non solo dal petrolio straniero, ma da tutti i combustibili fossili. Possiamo infatti rivolgere lo sguardo più in alto di un singolo oleodotto».

Brune ha ricordato che «sotto questa presidenza l’energia pulita sta crescendo più velocemente che mai e fornendo un’energia più sicura, pulita, affidabile e conveniente, a più americani che mai. Ma non dobbiamo e non possiamo fermarci qui.  Dobbiamo accelerare la transizione dai combustibili fossili sporchi all’energia pulita il più rapidamente possibile. Niente è troppo per la salute dei nostri bambini, che è a rischio. L’amministrazione Obama ha fatto progressi storici nell’influenzare l’azione internazionale per il clima e proteggere la nostra aria, acqua, suoli e  e clima».  Ma il direttore di Serra Club conclude con un’altra critica: «Possiamo fare meglio di accordi commerciali internazionali che sono avvolti nel mistero e che permettono alle multinazionali straniere di non rispettare le garanzie americane per l’aria e l’acqua pulita». Ogni riferimento alla Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) Usa-Ue è, ovviamente, voluto.