Vendita spiagge, ci risiamo con le cialtronate ma…

[13 novembre 2013]

Ci risiamo, con la finanziaria riaffiora il partito della privatizzazione delle spiagge. Se si possono comprendere, ma non condividere, gli interessi dei concessionari (che forse solo salvo rari casi sono dei poveracci), non si comprende come un parlamentare possa prestarsi a proporre soluzioni non solo illogiche, ma prive di qualsivoglia dimostrazione di un rapporto tra la loro politica, la Costituzione della Repubblica, le tante leggi che ne definiscono l’attuazione.

Ci domandiamo se gli onorevoli hanno mai letto l’articolo 9 della Costituzione. A giudicare dalle loro trovate dobbiamo dire di no. E non è un problema dei singoli, è un problema politico grande come una casa che investe i partiti politici, le modalità di scelta di chi deve rappresentare la società in parlamento. Ora è vero che il mandato parlamentare si esercita senza vincoli di mandato, ma qui siamo all’esercizio del mandato in funzione esclusiva di interessi particolari per quanto questi possano essere legittimi. Quindi non appare comprensibile che accadano fatti quali questi, ma soprattutto è lecito aspettarsi una seria reazione dei partiti coinvolti che hanno il dovere di tutelare la costituzione.

Passata la rabbia occorre però pensare pure ad una qualche soluzione. Le gare sono inevitabili, il punto è che se non si vuole “ammazzare” imprese che comunque hanno assicurato redditi e occupazione, una qualche forma di ristoro degli investimenti agli attuali concessionari si deve individuare. E’ vero che il codice della navigazione prevede altrimenti, ma è altrettanto vero che siamo di fronte ad un passaggio in qualche modo epocale perché si chiude una modalità gestionale che di fatto, nel concreto, per quanto ci fossero concessioni demaniali, avevano concretizzato in molti casi vere e proprie privative, e l’automatico rinnovo delle concessioni aveva, seppure a torto, dato adito a pensare che si fossero concretizzati diritti acquisiti.

Insomma, come dire che il legislatore farebbe bene ad applicarsi alla soluzione di questo problema invece che risolvere speditivamente il problema con l’alienazione dei beni pubblici che non sono del legislatore ma di tutta una nazione.

Mauro Parigi