Il lavoro verde corre, ma per chi? Ilo: «Milioni gli occupati che vanno riqualificati»

I ministri europei dell’Ambiente e del Lavoro insieme per la prima volta, a Milano

[18 luglio 2014]

Intervenendo al primo incontro congiunto dei ministri dell’Ambiente e dei ministri del Lavoro dell’Unione Europea, Gian Luca Galletti ha sottolineato che «l’Europa assume la piena consapevolezza che l’ambiente è e può essere sempre più un volano di occupazione e di crescita economica. Una consapevolezza che oggi acquisisce ancora maggior rilievo. Bisogna essere protagonisti della rivoluzione culturale e politica che pone l’ambiente come fattore decisivo di sviluppo».

Il 16 luglio i ministri dell’Ambiente dell’Ue avevano già affrontato gli aspetti di greening del Semestre europeo italiano all’interno del dibattito sulla revisione della Strategia Europa 2020 e secondo Galletti sono  emersi «importanti spunti di riflessione e soprattutto indirizzi politici comuni su cui continuare a lavorare. Uno di questi è senza dubbio che la crescita economica e occupazionale è la scelta essenziale se si vuole imboccare saldamente la via della ripresa economica, ma anche se si vuole restituire ai cittadini dell’Unione Europea fiducia nelle istituzioni e, più in generale, nella politica. Occorre mettere in campo una serie di strumenti economici e politici utili ad elaborare strategie di intervento che consentano di massimizzare i benefici della transizione verso un’economia verde attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro e in grado di favorire, in particolare, l’occupazione giovanile.

La crisi economica globale che ha caratterizzato gli ultimi anni ci ha obbligato a ripensare il nostro sistema economico e a individuare nuove opportunità di mercato che vadano oltre il cosiddetto business as usual. La sfida che ci troviamo di fronte è quella di capovolgere la tradizionale visione del rapporto fra politiche economiche ed ambiente e creare prospettive di crescita che rinnovino la speranza delle generazioni future. Non più costi per rimediare ai danni ambientali causati dalle scelte economiche, ma vantaggi economici, occupazionali, oltre che ambientali, che discendono da azioni politiche strategiche orientate alla valorizzazione delle risorse naturali e al recupero dei materiali. In questo contesto, è importante continuare sulla strada già intrapresa da molti di noi, volta ad  assegnare un valore economico al capitale naturale, e procedere verso una più accurata misurazione del benessere sociale, economico ed ambientale, che vada oltre gli indicatori che oggi misurano il Pil».

Galletti ha confermato la continuità con le politiche del commissario Ue all’Ambiente uscente,  Janez Potočnik, quando ha sottolineato che «a questo proposito, un modello di economia circolare basato sull’efficienza dell’uso delle risorse e sull’inserimento continuo nei cicli produttivi dei rifiuti come fonte di materia da riutilizzare, rappresenta la strada per migliorare la competitività, creare nuove opportunità di business e posti di lavoro e ridurre l’impatto ambientale della produzione e del consumo. Il nostro impegno nei prossimi sei mesi sarà proprio in questa direzione: spingere al massimo sull’acceleratore per trasformare l’economia europea in un’economia verde e per costruire attorno a questo cambiamento di visione, di cultura politica e economica, una nuova poderosa spinta per creare nuova occupazione».

L’ex nuclearista Galletti ha fatto bene i compiti, dato che ha evidenziato come «la Comunicazione della Commissione Europea sui green jobs, pubblicata il 2 luglio scorso, conferma che fra il 2002 e il 2011 sono stati creati in Europa circa 4 milioni di “lavori verdi”  e, di questi, circa un milione è stato creato fra il 2007 e il 2011, negli anni più duri della crisi economica. Le potenzialità occupazionali offerte dall’economia verde sono indiscutibili e il dato per noi più significativo contenuto nella Comunicazione è che con l’aumento della produttività delle risorse in Europa potrebbero essere creati più di 20 milioni di posti di lavoro fino al 2030».

La green economy ha creato lavoro anche nel nostro Paese: «Il 38% delle assunzioni programmate quest’anno nell’industria e nei servizi arriverà dalle 328 mila aziende verdi», ha detto Gallettti, mentre per quanto riguarda l’occupazione giovanile, «il 42% del totale delle assunzioni under 30 programmate quest’anno dalle imprese dell’industria e dei servizi verrà fatto da quel 22% di aziende che fanno investimenti green. Sono già circa un milione gli occupati italiani nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, mentre nell’edilizia, nel 2013, gli occupati del settore delle ristrutturazioni (incentivate dal bonus fiscale) hanno raggiunto quota 339.000 con un incremento del 42% rispetto al 2012. I green job copriranno il 61,2% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende. Questi dati, che sono tutti positivi, ci indicano come la strada intrapresa stamattina non sia solo giusta ma anche l’unico modo che oggi abbiamo in Europa per rilanciare la crescita e l’occupazione».

Ma il ministro dell’Ambiente italiano ha sottolineato che «per cogliere queste opportunità è necessario confrontarci su quali sono le politiche congiunte e convergenti che, insieme, dobbiamo mettere in campo e realizzare. Non solo. Abbiamo anche l’assoluta necessità di misurare i progressi di queste politiche e quindi di dati statistici e metodologie scientificamente solide ed efficaci». Galletti ha concluso: «Dobbiamo intraprendere azioni concrete per cogliere le opportunità offerte dal processo di greening, della crescita e dello sviluppo a sostegno della lotta contro la disoccupazione. Non lasciamoci sfuggire questa occasione!» Da quel che sui vede e si capisce il ministro Galletti dovrà però spiegarlo anche al presidente del Consiglio e a diversi suoi colleghi del governo Renzi/Alfano.

Al meeting informale dei ministri Ue a Milano è intervenuto anche il direttore generale dell’International labour organization (Ilo), Guy Ryder, che ha ricordato ai ministri che «la transizione verso un’economia verde è possibile solo con il coinvolgimento attivo del mondo del lavoro. Il mondo non dovrebbe dover scegliere tra creazione di occupazione e tutela dell’ambiente. La sostenibilità ambientale è un dovere, anche da una prospettiva del mercato del lavoro». Secondo Ryder, «un maggior numero di posti di lavoro verdi porteranno anche ad un footprint più sostenibile in Europa. Attualmente, le emissioni di gas serra sono tre volte superiori dei livelli ammissibili, se il mondo non vuole superare il riscaldamento globale di 2 gradi Celsius entro la fine del secolo».

Ma, ha sottolineato il direttore Ilo, «oltre alla preoccupante situazione dell’ambiente, persiste il problema della disoccupazione in Europa. La crisi economica iniziata nel 2008 ha causato la perdita di quasi 10 milioni di posti di lavoro in Europa. L’Ilo prevede che, entro il 2019, saranno 25 milioni le persone al di fuori del mercato del lavoro.  La situazione ha colpito in particolare i giovani. In molti paesi dell’Ue, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 20/30% delle persone tra i 16 e i 25 anni. La grave situazione dell’occupazione nell’Ue è legata ai bassi livelli di investimento. Tuttavia, una transizione controllata verso un’economia più verde potrebbe invertire la rotta di questo tragico scenario sia per l’occupazione che per il cambiamento climatico. Secondo gli studi, ad esempio, per ogni punto percentuale guadagnato in termini di efficienza, ci sarebbe un aumento tra i 100 mila e i 200 mila posti di lavoro. Anziché continuare nella strada del “business as usual”, con le politiche verso un’economia più verde sarebbe possibile attirare maggiori investimenti, ridurre le emissioni e generare milioni di posti di lavoro».

Secondo l’Ilo, «storicamente l’Europa si è concentrata sul miglioramento della produttività del lavoro trascurando la produttività energetica e delle risorse. Negli ultimi 50 anni, la produttività del lavoro è quadruplicata mentre quella energetica è cresciuta meno del 25%».  Riferendosi al Green Action Plan della Commissione Ue  per le piccole e medie imprese, Ryder ha sottolineato che «il green tech è in prevalenza nelle mani delle Pmi.  Sia le Pmi che le imprese più grandi hanno il problema di trovare lavoratori con le giuste competenze in materia di economia verde. Questo aspetto è stato evidenziato dal primo studio dell’Ilo sui lavori verdi del 2008 e riconfermato dallo studio sulle competenze in materia di lavori verdi che l’Ilo ha realizzato con la Commissione Europea nel 2011. L’iniziativa Build Up Skills, sostenuta dall’Ue, stima che entro il 2020 oltre 4,4 milioni di lavoratori avranno bisogno di essere riqualificati nei settori della efficienza energetica e rinnovabili».

Nel 2013, la Conferenza Internazionale del Lavoro ha adottato una serie di conclusioni sullo sviluppo sostenibile, il lavoro dignitoso e i lavori verdi per una giusta transizione verso un’economia più verde, Ryder ha incoraggiato i ministri dell’ambiente e del lavoro dell’Ue ad utilizzare questo quadro nell’elaborazione delle politiche a livello nazionale e regionale e ha concluso: «l’Ilo è disponibile a lavorare con gli Stati membri dell’Ue, le parti sociali e la Commissione europea nel percorso verso una economia più verde e per la creazione di lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini. Gli attori del mondo del lavoro, compresi governi, datori di lavoro e lavoratori, devono essere consultati nell’elaborazione delle politiche e sulla resilienza ambientale e climatica del mondo delle imprese e dei luoghi di lavoro».