Interrogazione parlamentare di Realacci ad Alfano e Galletti

Il Vesuvio continua a bruciare, Legambiente: «Sono fiamme criminali»

La macchina dell’antincendio inceppata per responsabilità nazionali e regionali

[12 luglio 2017]

L’Italia brucia e l’affrettata e pasticciata dismissione del Corpo forestale delle Stato si fa sentire, rendendo evidenti “buchi” organizzativi non colmati e scaricando sulle spalle dei Vigili del fuoco il peso di un’estate caldissima che sembra aver fatto uscire dalla loro tane i “piromani”.

In Campania sotto accusa è anche la Regione, accusata di aver sottovalutato il problema, di non aver investito nei mezzi anti-incendio, di aver trascurato organizzazione e prevenzione e anche di aver dichiarato in ritardo – nonostante l’ondata di caldo – lo stato di emergenza.  In molti si chiedono che fine abbiano fatto i piani di prevenzione, l’ avvistamento antincendio, i sistemi satellitari e il coordinamento delle attività di spegnimento promessi da Comuni, Città metropolitana e Regione.

Legambiente Campania ricorda che «Da giorni il Vesuvio brucia ma siamo davanti ad una sfida impari: sotto l’odore acre degli alberi incendiati, c’è la puzza insopportabile del malaffare,  dietro quelle fiamme ci sono mani spinte da interessi illegali. La dinamica è sempre la stessa: si appicca il fuoco in diversi punti del territorio, le fiamme divampano in contemporanea disorientando chi deve intervenire.

Secondo  Antonio Gallozzi, direttore regionale Legambiente, «E’ assurdo tutto quello che sta succedendo, non esiste evento in Italia, ed in particolar modo in Campania più prevedibile e puntuale degli incendi estivi. Non possiamo più considerarli un’emergenza, visto che ogni anno si ripetono le stesse scene e nonostante ciò questo Paese si fa trovare sempre impreparato. Le fiamme sul Vesuvio sono un pericoloso segnale di rifiuto di legalità.  Si valuti con grande attenzione se dagli incendi, per le loro caratteristiche, la loro diffusione e gli impatti che causano, oltre alle aggravanti già previste dal delitto regolato dall’art. 423 bis del Codice penale, non si debba contestare anche quello di disastro ambientale».

Legambiente sottolinea che «Il fenomeno degli incendi boschivi resta una terribile piaga del nostro paese perché distruggono habitat e paesaggi, possono mettere in crisi l’esistenza di tante economie locali che hanno scommesso sul turismo ambientale, accrescono il rischio idrogeologico e la desertificazione. Quello che sta accadendo sul Vesuvio e in molte zone della regione dimostra che non bisogna abbassare la guardia e che occorre lottare senza paura contro i piromani utilizzando tutti gli strumenti necessari. In Italia, nel 2016 su 47.926 ettari di superfici andate in fumo ben 27.728 ettari di territorio sono bruciati a causa di roghi dolosi: circa il 60%,  non da meno le cifre per la Campania dove  lo scorso anno sono stati 759 gli incendi pari al  16,4% del totale nazionale, roghi che hanno mandato in fumo più di 4 mila ettari di aree verdi regionale».

Il Cigno Verde campano conclude «Gli incendi estivi  si combattono con la manutenzione ordinaria che spesso manca, con la pulizia del sottobosco, il decespugliamento laterale lungo le strade, la manutenzione di sentieri spartifuoco, il ripristino delle murazioni dei vecchi sentieri. Ma gli incendi si spengono soprattutto da terra prima che degenerino, ma bisogna avere mezzi e capacità di coordinarli, e bisogna muoversi su un territorio che non sia reso inaccessibile dall’incuria».

Il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci (PD), scrive sulla sua pagina Facebook: «L’Italia è stretta dalla morsa degli incendi acuita dal grave periodo di siccità e dall’ondata di calore che interessa la Penisola; alcuni di questi sono chiaramente di origine dolosa, altri ancora da stabilire e stanno mettendo a dura il Centro e il Sud d’Italia.  Particolarmente critica è la situazione nel suggestivo Parco Nazionale del Vesuvio: un fronte del fuoco di due chilometri e un’intera e popolosa parte di provincia napoletana è in pericolo. Ma situazioni critiche si stanno verificando anche in altre Regioni».
Secondo Realacci, «Nel Parco del Vesuvio la presenza di più focolai rende evidente, come denuncia anche il Presidente del Parco Agostino Casillo, la pressoché certa natura dolosa dei roghi. Ritengo che nei casi più gravi sia possibile utilizzare il nuovo reato di “disastro ambientale “ introdotto dalla norma 68/2015 sugli ecoreati».

Realacci, «Data l’evidente origine criminale di molti incendi» ha presentato una interrogazione ai mMinistri dell’interno Angelino Alfano e dell’ambiente Gian Luca Galletti, «Al fine di sollecitarli a mettere in campo le azioni più utili, compresa una maggiore dotazione di risorse umane e strumentali, a supporto delle operazione di spegnimento da parte degli operatori della Protezione Civile, di Vigili del Fuoco e delle forze dell’ordine impegnati sul campo. Ho chiesto inoltre se non intendano attuare un piano straordinario di controllo del territorio al fine di individuare e assicurare alla giustizia i criminali che appiccano gli incendi che, dando fuoco ad aree dall’alto valore ambientale e paesaggistico, colpiscono il nostro futuro».