Vietnam e Filippine contro la Cina: scontri per petrolio, gas e pesca

Hanoi: «Speriamo di evitare il conflitto armato nelle isole Paracel»

[12 maggio 2014]

Termina oggi a Nay Pyi Taw, in Myanmar, il summit dell’Association of Southeast Asian Nations (Asean), ma sullo sfondo si sentono rumori di guerra nel Mar Cinese Meridionale, come lo chiamano i cinesi, o nel Mare Orientale, come lo chiamano in Vietnam. La Cina ha criticato una dichiarazione dell’Asean che esprime profonda preoccupazione per  il confronto in corso tra navi da guerra cinesi e vietnamite, Il portavoce del ministro degli Esteri di Pechino,  Hua Chunying  il 9 maggio aveva avvertito che «la questione del Mar Cinese Meridionale non è un problema tra la Cina e l’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico. La parte cinese è sempre opposto ai tentativi di utilizzare la questione del Mare Meridionale  per  danneggiare l’amicizia globale e la cooperazione tra la Cina e l’Asean (…) La Cina è pronta a collaborare con l’Asean per salvaguardare la pace e la stabilità nella regione. E’ impegnata a continuare ad attuare la Declaration on the Conduct of Parties in the South China Sea. La Cina spera che i Paesi Asean interessati  rispetteranno la Dichiarazione e daranno un contributo positivo alla sicurezza marittima».

Il fuoco covava sotto le ceneri ed è nuovamente scoppiato quando la Cina ha inviato una piattaforma di perforazione petrolifera della China National Offshore Corporation nel mare delle isole Paracel, rivendicate sia da Pechino che da Hanoi. Il Vietnam ha immediatamente inviato nell’area navi da guerra in quella che considera una sua Zona economica esclusiva (Zee)  ed ha detto che non le ritirerà finche i cinesi non sgombreranno. Intanto i due Paesi si scambiano accuse di speronamento. La TV vietnamita ha mostrato le immagini (vedi il filmato) di una motovedetta danneggiata in un porto del Vietnam centrale che sarebbe stata speronata da una nave cinese l’8 maggio.  I vietnamiti dicono che intendono salvaguardare ad ogni costo la sovranità del Paese e che, prima di avviare i colloqui chiesti da Pechino,  i cinesi devono ritirare la piattaforma petrolifera.

Oggi, più di 1.000 persone hanno manifestato nelle strade della capitale vietnamita contro l’installazione della piattaforma petrolifera cinese. I manifestanti si sono riuniti davanti all’ambasciata cinese ad  Hanoi  innalzando alzato striscioni ed accusando la Cina di violare le acque del Vietnam. E’ chiaro che la protesta è stata fatta sotto il controllo del Partito comunista vietnamita, visto che la polizia non ha mosso un dito per sciogliere la manifestazione e che vengono segnalate manifestazioni anticinesi di immigrati vietnamiti in diverse capitali del mondo.

Ma la  disputa tra Vietnam e Cina per le isole Paracel non è solo petrolifera, di mezzo c’è anche la pesca e il vicedirettore del Dipartimento di sorveglianza delle risorse della pesca del Vietnam, Ha Le, ha detto alla radiotelevisione giapponese Nhk: «Spero che non ci sarà mai un conflitto armato con la Cina per le acque contese nel Mare Orientale, ma il mio Paese non ritirerà le sue navi dalla zona economica esclusiva». Le dice che il suo dipartimento ha individuato nelle acque delle Paracel 3 navi da guerra cinesi in grado di trasportare missili e conclude: «Il Vietnam ha combattuto guerre per molti anni e sa l’alto prezzo che dovrà essere pagato in caso di guerra».

Intanto si è aperto anche un altro fronte più a sud: le Filippine hanno arrestato e portato davanti alla giustizia 11 pescatori cinesi accusati di aver violato la legge volta sulla protezione della fauna marina. La polizia marittima filippina il 6 maggio aveva sequestrato un peschereccio cinese nel mare delle isole Spratly, nel Mar Cinese Meridionale, rivendicate anche dalla Cina, ed aveva accusato l’equipaggio di bracconaggio per aver catturato  circa 350 tartarughe marine in violazione di legge filippina.  Pechino ha protestato ma Manila ribatte che il sequestro del peschereccio è avvenuto nella Zona economica esclusiva delle Filippine e che si è trattato di una procedura legittima basata sulla sovranità del Paese. Ma la  Cina dice che l’intera area è territorio marittimo cinese.

Le Filippine hanno alzato la posta ed hanno annunciato che avvieranno le gare per concedere lo sfruttamento delle risorse petrolifere e gasiere nella loro Zee, compresa un’area vicina alle Spratly, ad imprese nazionali e straniere. Intanto, per lanciare un preciso avvertimento a Pechino, Usa e Filippine il 9 maggio hanno  tenuto un’esercitazione militare congiunta al largo dell’Isola di  Luzon, a ridosso delle acque contese ed i media locali hanno dato grande rilievo  allo sbarco di unità militari  su una spiaggia che simulava la riconquista di un’isola  presa da un nemico.

Nonostante l’irritazione dei cinesi, il segretario generale dell’Asean, Luong Minh, ha sottolineato che «E’ opportuno concludere presto un insieme di regole vincolanti per garantire la pace regionale nel Mar Cinese Meridionale». Il comunicato dell’Asean non cita direttamente la Cina, ma richiede «La cessazione di azioni che potrebbero far degenerare le tensioni» e sollecita «Soluzioni pacifiche alle dispute territoriali, in conformità con il diritto internazionale. Il birmano Minh (un alleato di ferro della Cina) ha ricordato che «la pace e la stabilità sono importanti sia per i Paesi Asean che per la Cina. Le parti dovrebbero cooperare per approvare il più presto possibile un efficace codice di condotta. Per prevenire incidenti come l’attuale situazione di stallo»

Nel 2013 Asean e Cina avevano avviato una discussione per elaborare nuove norme di condotta giuridicamente vincolanti nel Mar Cinese Meridionale, negoziati che non sembrano fruttuosi, visto che la  Cina sembra ritenere le proposte dell’Asean un ostacolo alla sua ricerca di risorse marine petrolifere, gasiere ed ittiche. E pensare che il titolo del summit Asean è “Avanzare nell’unità verso una comunità pacifica e prospera”…

Secondo Le Binh Hai, un portavoce del ministero degli Esteri di Hanoi, «la questione è pericolosa, sensibile e sta minacciando la pace, la stabilità, la sicurezza e la sicurezza marittima nel Mare orientale. Nei precedenti vertici Asean abbiamo sempre discusso della questione del Mar Cinese Meridionale, così Vietnam si assicurerà certamente che questa questione sia discussa in questo vertice».

Alcuni stati membri dell’Asean come Vietnam, Filippine, Singapore, ed Indonesia  sono molto preoccupati per l’espansionismo di Pechino in quelle che ritengono loro Zee (che magari rivendicano anche l’uno contro l’altro), mentre  Brunei, Cambogia, Laos, Malaysia e Thailandia ritengono la questione delle Paracel più una disputa bilaterale tra Vietnam e Cina.  Pechino sostiene che quasi tutto il Mar Cinese meridionale è suo e respinge le rivendicazioni di  Taiwan, Vietnam, Filippine, Malaysia e Brunei.

Così il Vietnam comunista si trova ad essere sempre più alleato degli ex nemici imperialisti statunitensi Usa, che hanno definito «provocatoria ed inutile» l’installazione della piattaforma cinese nelle acque delle Paracel.