Il voto che non ti aspetti: i texani repubblicani di Denton dicono no al fracking

Gli anti-fracking vincono anche nelle contee di San Benito e Mendocino (California) e ad Athens (Ohio)

[6 novembre 2014]

Il 4 novembre, mentre i repubblicani stravincevano come sempre in Texas e in tutti gli Usa anche grazie ai lauti finanziamenti dell’industria petrolifera e gasiera, gli elettori texani di Denton hanno messo al bando il  fracking all’interno dei confini della loro città e lo hanno fatto con un ampio margine. 59% di sì al bando contro il 41% di no di chi ha ascoltato la martellante campagna della lobby fossile.

E’ un brutto colpo per i petrolieri amici ed ispiratori dei repubblicani (che con Myra Crownover hanno stravinto nel distretto elettorale di Denton),  visto che per la prima volta i giganti del fracking vengono buttati fuori da una città del Texas, ma a Denton il movimento no-fracking è molto forte e per questo è stato indetto un degli 8 referendum anti-fracking tenutisi insieme alle elezioni di mid-term per il Senato.

In un comunicato il sindaco di Denton,  Chris Watts, ha preso atto del voto: «La fratturazione idraulica, come determinato dai nostri cittadini, sarà vietata all’interno dei confini della città Denton. il City Council si impegna a difendere l’ordinanza ed eserciterà i mezzi legali a nostra disposizione se qualcuno dovesse mettere in discussione l’ordinanza».

La cosa brucia molto all’industria delle energie fossili perché Denton non è una piccolo centro di una sperduta Contea del Texas: il territorio della città si estende su 231,3 Km2, ha 125.000 abitanti ed è a sole 35 miglia dalla capitale Dallas e soprattutto si trova proprio sopra del Barnett shale  ed ha già alcuni dei 275 pozzi di fracking che sfruttano questo grosso giacimento. Inoltre il voto ha un forte valore simbolico perché il Texas è lo Stato Usa che produce più petrolio e il bando al fracking approvato dimostra che anche le città nel cuore della patria  dei combustibili fossili possono ostacolare la marcia trionfale dell’industria.

Chi ha votato per il divieto magari lo stesso giorno ha dato il suo voto ad un senatore repubblicano finanziato dai  petrolieri, ma ha detto no al fracking perché è preoccupato per l’inquinamento delle falde idriche e dell’aria, per i forti consumi idrici dell’industria e per la concreta possibilità che la fratturazione idraulica provochi terremoti.

La forte campagna pro-fracking finanziata dalla Big Oil ha dovuto fare i conti con un recente studio (An Evaluation of Water Quality in Private Drinking Water Wells Near Natural Gas Extraction Sites in the Barnett Shale Formation) dell’università del Texas, pubblicato su Environmental Science &Technology, che ha scoperto  allarmanti quantità di  metalli pesanti, come l’arsenico, nelle acque sotterranee vicine ai siti di fracking in Texas, in particolare proprio nella Barnett shale.

Invece nella democratica California il no al fracking venuto non è passato nella contea di Santa Barbara, dove l’industria petrolifera e gasiera ha investito ben 6 milioni di dollari per vincere la battaglia contro chi si opponeva al fracking.  Sempre in California, è andata molto meglio nella Contea di San Benito, dove il bando del fracking ha ottenuto il 57% dei voti, lasciando i sì al 43%. Il divieto di fracking ha vinto con un ampio margine anche in un’altra contea californiana, quella di Mendocino

Secondo quanto scriveva ieri il Wall Street Journal, nell’Ohio, gli elettori di Athens hanno approvato il divieto di fracking, mentre quelli di altri tre piccole comunità hanno respinto le richieste di metterlo al bando.