World water day: cibo e foreste problemi mondiali per il consumo di acqua

Fondazione Barilla: «L’Italia è il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo»

[20 marzo 2015]

In occasione del World water day la Fondazione Barilla Centre for Food and Nutrition ricorda l’importanza del  contenuto “invisibile” dell’acqua virtuale, cioè il volume di acqua impiegato durante il processo produttivo degli alimenti.: «I consumi alimentari contribuiscono all’89% dell’impronta idrica giornaliera degli italiani: in media un individuo consuma due litri d’acqua al giorno per bere, ma ne utilizza, a sua insaputa, fino a 4.000 per alimentarsi  La maggior parte dell’acqua “contenuta” all’interno dei cibi che arrivano sulla nostra tavola, è consumata nella prima parte del processo produttivo, la più lontana dal consumatore:  la fase della coltivazione. La quantità totale di acqua “contenuta” nel cibo dipende da molti fattori, tra cui la tipologia di sistema agricolo adottato e le caratteristiche climatiche e del suolo specifiche del sito di produzione, che influenzano la richiesta di acqua delle piante». In media, per produrre  1 kg di carne di manzo ci vogliono  15.415 litri di acqua e la carne prodotta negli allevamenti richiede 5 volte più acqua rispetto agli allevamenti al pascolo. 250 grammi di pomodoro contengono 50 litri di acqua virtuale, una pizza margherita 1.259 litri; produrre 1 kg di pasta richiede mediamente 1.850 litri di acqua nel mondo, 1.410 in Italia.

Marta Antonelli, autrice del libro L’acqua che mangiamo, e consulente della Fondazione Barilla spiega che «Il consumo di acqua virtuale varia dunque a seconda della dieta. Adottando una dieta di tipo mediterraneo è possibile “risparmiare” più di 2.000 litri d’acqua al giorno a persona rispetto ad altri tipi di dieta. Se la popolazione mondiale adottasse una dieta di tipo “occidentale”, caratterizzata da un elevato consumo di carne, occorrerebbe un aumento del 75% dell’acqua utilizzata attualmente per produrre cibo.  Alcuni studi hanno dimostrato che, nel futuro, sarà possibile ridurre l’impronta idrica globale anche in previsione di un grande aumento della popolazione, attraverso un cambiamento nei consumi».

Propri a causa dell’importazione di prodotti di origine animale, l’Italia è il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo. Ma i prodotti ai quali sono associati i più grandi flussi di acqua virtuale (43%) sono collegati al commercio di cotone, olio di palma, girasole, soia, semi di colza. Infatti i più grandi esportatori netti di acqua virtuale sono: Usa, Canada, Brasile, Argentina, India, Pakistan, Indonesia, Thailandia e Australia. Tra i più grandi importatori ci sono alcuni Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, Messico, Europa, Giappone e Corea del sud.

Un altro grosso problema del consumo di acqua è  lo spreco di cibo: circa 1,3 miliardi di tonnellate, un terzo della produzione mondiale di alimenti. L’impronta idrica degli sprechi alimentari è di circa 250 km3 all’anno, quanto la portata annuale del fiume più lungo d’Europa, il Volga,, o 3 volte il volume del Lago di Ginevra.

La riduzione dello spreco alimentare del 50% entro il 2020 è uno degli obiettivi del Protocollo di Milano, un messo a punto nel 2013 dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition, che, oltre alla lotta allo spreco, prevede riforme agrarie e lotta alla speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari; lotta concreta a fame e sottonutrizione garantendo l’accesso al cibo per tutti e lotta all’obesità incoraggiando la cultura della prevenzione e l’educazione alimentare fin da bambini.

La Antonelli evidenzia che «In Italia, la quantità di acqua sprecata a causa del cibo inutilizzato è pari a circa 706 milioni di m3i Di questi, circa il 43% è dovuto a spreco di carne, il 34% a cereali e derivati, il 19% a frutta e verdura e il 4% a prodotti lattiero-caseari. Se consideriamo anche le perdite di alimenti che avvengono durante la filiera alimentare e che non raggiungono mai la distribuzione, il bilancio sale a 1.226 milioni di m3  di acqua: una cifra comparabile al fabbisogno annuo di acqua potabile di 27 milioni di nigeriani, o pari a un decimo del fabbisogno minimo di tutta la popolazione africana che non ha accesso all’acqua. Tutti possiamo fare la nostra parte per un uso sostenibile dell’acqua, se siamo consapevoli dei diversi tipi di spreco. Esiste uno spreco di primo livello: la parte di cibo prodotto che non raggiungerà mai il consumatore ma verrà destinato al macero o alla discarica, o verrà cestinato dal consumatore prima di essere utilizzato, e che si calcola intorno al 30% tenendo conto di tutti i passaggi dalla produzione al consumo. Lo spreco di secondo livello riguarda la scelta degli alimenti sulla base dei metodi di produzione: una bistecca da allevamento non intensivo e sostenibile consuma per essere prodotta un quinto dell’acqua richiesta dagli allevamenti intensivi. Questo è l’ambito in cui il consumatore può giocare il ruolo più importante, scegliendo consapevolmente cosa mangiare. Certo è importante stare attenti anche al consumo diretto di acqua per usi domestici, ad esempio quella che usiamo per lavarci: tale spreco ha tuttavia un impatto di gran lunga meno rilevante rispetto ai primi due e viene definito infatti spreco di terzo livello».

Il Wwf mette insieme le due Giornate mondiali delle foreste (21 marzo) e dell’acqua (22 marzo) «Per riflettere sullo stretto legame che unisce sotto il segno del clima gli ambienti forestali e le risorse idriche del nostro pianeta».

Il Panda ricorda che «La Terra è un meraviglioso Pianeta Blu e solo il 2,5% delle acque è raccolta nei continenti: di questa la gran parte è custodita dai ghiacci. Rimane, prezioso oro liquido, un minuscolo 1% che scorre e pulsa tra fiumi, sorgenti, falde e laghi. Molti grandi serbatoi di acqua cosiddetta continentale affondano le proprie radici in grandi ecosistemi forestali: uno per tutti la foresta amazzonica con i  suoi 100.000 km di corsi d’acqua, che custodisce e rigenera quasi il 20% dell’acqua dolce che si riversa nei nostri mari.  E’ difficile definire un confine tra foreste e acque: le foreste producono, raccolgono, alimentano l’acqua così come l’acqua dà vita alla foreste e ne mantiene nel tempo i complicati ed affascinanti equilibri. Senza acqua non ci sarebbero molte delle grandi foreste, senza foreste non ci sarebbe molta dell’acqua a cui attingiamo. Quando distruggiamo le foreste intacchiamo pesantemente il loro importante ruolo nel ciclo dell’acqua e nei sistemi idrogeologici   rafforziamo la portata e l’intensità delle alluvioni, dei dissesti, della desertificazioni e della siccità. E’ come una delicata catena che, se spezzata, produce devastazioni con un effetto a domino sia su scala locale (disastri ambientali) sia su scala globale (cambiamento climatico)».

Le foreste regolano il clima assorbendo enormi quantità di Co2, ma solo un terzo della copertura forestale mondiale, circa 1,31 miliardi di ettari, è classificato Intact Forest Landscapes e il 50% di queste foreste si trova nelle aree polari e  con regimi climatici nevosi, il 46% nelle aree equatoriali e il 3% nelle zone temperate. Circa 1,6 miliardi di persone sopravvivono grazie agli ambienti forestali, 300 milioni vivono nelle foreste e, tra questi, circa 60 milioni di individui appartengono ad etnie minacciate di estinzione. Eppure, dice il Wwf, «La deforestazione e la degradazione degli ambienti forestali sono responsabili globalmente di circa il 10% delle emissioni di gas serra. La lotta alla deforestazione deve diventare un obiettivo prioritario se vogliamo combattere il cambiamento climatico. Più tardi interveniamo, più si allontana la probabilità di ridurre gli impatti del clima sugli habitat e sulle specie così come le conseguenze per l’umanità intera . Contrastare i processi alla base dei processi di deforestazione deve avvenire anche combattendo il commercio illegale di legname, carta, polpa applicando puntualmente e correttamente  le normative come la Eu Timber Regulation con un controllo del mercato, in particolare in un paese come l’Italia tra i primi mercati al mondo di legnami tropicali, carta e il primo mercato al mondo in assoluto di legna da ardere con una crescita esponenziale nelle importazioni di pellet e cippato».

Il legame tra foreste, clima ed acqua è evidente nelle Alpi, che svolgono un ruolo fondamentale –  come riserva di acqua dolce, stoccata nei ghiacciai e trattenuta nelle falde grazie ai versanti boscosi – nella distribuzione a milioni di persone di questo bene comune. Il Panda sottolinea che «Le Alpi, infatti, sono la più grande riserva d’acqua dolce  d’Europa, un enorme serbatoio naturale, sebbene i grandi bacini idrici siano localizzati prevalentemente al di fuori della catena montuosa. Il bacino del Po, che raggiunge le coste dell’Adriatico, prende vita dalle catene alpine, i castelli incantati della Valle del Reno in Germania si specchiano su un fiume che nasce proprio nella catena alpina, così come le industrie della Ruhr in Germania si alimentano grazie alle sorgenti alpine distanti quasi mille chilometri; e ancora il fiume Rodano che attraversa la Svizzera e poi la Francia, ha visto nascere nei secoli città importanti come Losanna, Ginevra, Lione e sfocia nel Mediterraneo dando vita alla Camargue, l’immenso delta fluviale tra i più importanti al mondo. L’Effetto Alpi arriva ancora più lontano se si pensa al Danubio, che prende vita dalle catene orientali: il secondo fiume più lungo d’Europa è un vero e proprio “ponte d’acqua” verso l’est e sfocia anch’esso in un delta naturale nel Mar Nero di incredibile ricchezza e bellezza.  L’acqua dolce dei ghiacciai alpini si mescola a migliaia di chilometri di distanza con quella salata del Mediterraneo o del Mar del Nord. Eppure questo insieme meraviglioso e necessario è tra gli ecosistemi più intensamente sfruttati al mondo, a partire dai fiumi: di quelli alpini il 90% ha perso il proprio stato naturale. Inoltre, con il riscaldamento globale, è probabile che il ciclo idrico nelle zone di montagna si intensificherà, cambiando la frequenza e l’intensità delle alluvioni e dei periodi di siccità. Inoltre, con la fusione dei ghiacciai e della copertura neve e ghiaccio, la fornitura idrica per miliardi di persone non potrà più essere garantita, determinando grave stress idrico grave e conflittualità».