Il Yosemite National Park proibisce i droni: disturbano fauna e turisti

[7 maggio 2014]

Il Yosemite National Park, con una nota pubblicata sul suo sito internet, «ricorda ai visitatori che l’uso di sistemi aerei senza pilota (droni) sono proibiti all’interno dei confini del parco a causa dei regolamenti delineati nel Code of Federal Regulations (Cfr). In particolare, l’uso dei droni entro i confini del parco è illegale in ogni circostanza».

Il Parco nazionale statunitense ricorda che la legge afferma: «La consegna o il recupero di una persona o di un oggetto con paracadute, elicottero, o altri mezzi aerei,ad eccezione di emergenze che riguardano la sicurezza pubblica o gravi perdite di proprietà, o secondo i termini e le condizioni di un permesso” è illegale. Questo vale per i droni di tutte le forme e dimensioni».

Il Yosemite National Park  – uno dei più belli e antichi parti parchi naturali statunitensi, dopo l’altrettanto noto parco nazionale di Yellowstone, dove l’orso Yoghi è di casa (foto) – dice di aver registrato negli ultimi anni un aumento di visitatori che utilizzano droni all’interno dei confini dell’area. I droni vengono utilizzati per testimoniare le imprese di scalatori, per riprendere immagini sopra le cime degli alberi e per filmare dall’alto i panorami del parco.  Ma lo Yosemite National Park, che attraverso il National Park Service dipende direttamente dal governo Usa (cioè l’organismo che fa più massicciamente uso di droni in tutto il mondo), evidenzia che «i droni possono essere estremamente rumorosi e possono influenzare l’ambiente sonoro naturale. I droni possono anche avere un impatto l’esperienza di wilderness per gli altri visitatori, creando un ambiente che non è favorevole a viaggi wilderness. L’uso di droni interferisce anche con le operazioni di salvataggio di emergenza e può causare confusione e distrazione per il personale di soccorso e per altri soggetti coinvolti nell’operazione di salvataggio. Inoltre, i droni possono avere impatti negativi sulla fauna selvatica vicino alla zona di utilizzo, sono particolarmente sensibili falchi pellegrini che nidificano sulle pareti rocciose. I visitatori che frequentano il parco devono essere consapevoli che l’uso di droni è vietato durante la visita al parco e non dovrebbero essere mai utilizzati in qualsiasi periodo».

La cosa ricorda molto la protesta della Coldiretti del novembre 2013 contro il volo degli aeromodellini che stressavano un gregge di più di 1.000 pecore a Pioppogatto, nel Comune di Massarosa (Lu), con i pastori della zona – dove esiste un noto campo volo per deltaplani e parapendii – che affermano come il traffico di aeroplanini radiocomandati  sia ormai diventato un vero e proprio incubo per i loro ovini, e che per questo hanno chiesto una “no-fly zone”.

Ma la (saggia) decisione del parco americano potrebbe trovare diversi oppositori visto che, a differenza dell’Italia dove dal 30 aprile per l’utilizzo dei droni è richiesto il patentino, negli usa la Federal Aviation Administration (Faa), che dovrebbe proporre una legge sull’utilizzo dei droni entro il 2015,  fino ad ora non ha approvato regolamenti sull’utilizzo dei droni da parte degli hobbisti o di chiunque altro.

Gli oppositori sono venuti subito fuori, come su Mashable, dove Colin Daileda scrive: «Il National Park Service, che gestisce il Parco Nazionale di Yosemite, ha legalmente adottato i regolamenti aeronautici della Faa. Dal momento che la Faa non ha emanato le leggi relative all’uso dei droni (come un hobby o per fini di lucro), non è chiaro perché i funzionari dello Yosemite ritengono che la clausola che hanno citato si riferisca ai droni».

Ultimamente negli Usa il dibattito sulla legittimità dell’utlizzo dei droni s i è fatto rovente dopo che la Faa ha multato per 10.000 dollari Raphael Pinker che aveva utilizzato un drone per filmare parti del campus dell’università della VIrginia. La FAA ha dato una multa da 2.000 dollari a David Zablidowsky che nel settembre 2013 aveva fatto schiantare il suo drone su un edificio di Manhattan.  Ma i dilettanti sono poca cosa, visto che anche Google e Facebook hanno investito nei droni e che la decisione del Yosemite National Park potrebbe essere la breccia nella quale possono infilarsi coloro che vogliono contrastare, per motivi ambientali e di privacy, interessi colossali.