Zanzare tigre, trovato un metodo per tenerle sotto controllo?

Negli Usa tentano l’approccio biologico: al via i test sul campo

[16 ottobre 2013]

Gli entomologi dell’University of Kentucky College of Agriculture, Food and Environment hanno sviluppato un nuovo metodo di controllo per le zanzare tigre (Aedes albopictus ) e l’Environmental Protection Agency (Epa) Usa ha recentemente concesso l’autorizzazione ad iniziare i test sul campo. Si tratta del primo metodo di controllo biologico rivolto alle zanzare tigre negli Usa.

Stephen Dobson, professore al dipartimento di entomologia dell’univerz sità del Kentuky, spiega che «La zanzara è stato etichettata come una delle più importanti specie invasive al mondo. I modi tradizionali con cui controlliamo le zanzare non funzionano contro quella tigre».

Originaria del Sud-Est asiatico, la zanzara tigre ha invaso l’eUropa, Italia compresa, ed ora esiste in tutti gli Stati Uniti, con una popolazione particolarmente consistente nel sud-est. In  Kentucky la zanzara è arrivata negli anni ’90 ed attualmente è presente in ogni contea dello Stato.

Secondo uno studio indipendente condotto dell’entomologo britannico Grayson Brown, la scorsa estate a Lexington le zanzare tigre sono state responsabili dal 90 al 95% delle punture nei test eseguiti su soggetti-cavie.

La zanzare tigre asiatiche sono un importante vettore della filariosi canina e trasmettono il virus della Chikungunya, che produce sintomi simili a quelli della febbre dengue. Anche se non c’è stata una epidemia di Chikungunya negli Stati Uniti, l’introduzione di queste adattabili zanzare ha causato epidemie in Europa (compresi casi di Chikungunya in Italia), in India ed altrove. Gli scienziati sono preoccupati che la possibile invasione degli Usa crei una situazione simile a quella dell’epidemia del virus del Nilo occidentale del 1999.

Il team di Dobson ha sviluppato una tecnologia che trasferisce il batterio Wolbachia, che in natura si trova nella maggior parte degli insetti,  nelle zanzare.

All’università del Kentuky spiegano che «Il nuovo metodo di controllo biologico è basato sul rilascio di maschi infettati con il  Wolbachia in una targeted area. A differenza delle loro controparti femminili, le zanzare maschio non mordono o trasmettono la malattia. I maschi si accoppiano con le femmine e rendono le femmine sterili».

I ricercatori statunitensi hanno cominciato a testare l’efficacia del controllo biologico in piccole gabbie di laboratorio e poi sono passati alle serre, rilasciando ogni volta più zanzare maschio infettate, «Nelle condizioni di laboratorio e in serra, possiamo eliminare una popolazione di poco più di otto settimane», dice Dobson.

La tecnologia verrà testata sul campo attraverso una collaborazione tra l’Università del Kentuky e MosquitoMate, una piccola start-up di Lexington con a capo Jimmy Mains, un ex studente del laboratorio di Dobson, il cui dottorato di ricerca è incentrato sulla capacità della Wolbachia di controllare la zanzara tigre in laboratorio e che è servita da base per i test nelle serre. Mains ha detto: «E’ eccitante partecipare a questa tecnologia che progredisce da un’idea sviluppata presso l’Università del Kentucky, attraverso test di laboratorio ed ora ha un’applicazione nel mondo reale».

Le popolazioni di zanzare tigre hanno raggiunto il picco quest’estate, prima che i ricercatori ricevessero il permesso Epa, per questo il  loro lavoro iniziale realizzato l’estate passata a Lexington si è limitato a studi su piccola scala, esaminando l’accoppiamento del maschio e la distanza di volo all’aperto. Queste informazioni aiuteranno ad avviare il lavoro all’inizio del 2014, quando i ricercatori sperano di vedere un impatto rilevante sulle popolazioni di zanzara tigre asiatica a Lexington.

Ma Dobson avverte che, mentre il metodo di controllo biologico può aiutare a ridurre il numero di applicazioni di insetticidi, non li sostituirà completamente: «Gli insetticidi possono ancora essere utilizzati per un dare un rapido colpo per abbassare in una volta una popolazione di zanzare che è già alta, ma l’approccio biologico con la Wolbachia avviato ad inizio stagione può servire a tenere bassa la popolazione, prevenire l’esplosione di una popolazione o addirittura eliminare la popolazione».