Ogni anno vengono rigettate in mare 10 milioni di tonnellate di pesce buono, nonostante gli stock ittici siano in declino

Ogni anno rigettato in mare abbastanza pesce da riempire circa 4.500 piscine olimpiche

[27 giugno 2017]

Secondo lo studio “Global marine fisheries discards: A synthesis of reconstructed data”, condotto da  Dirk Zeller  dell’università della Western Australia e da Tim Cashion, Maria Palomares, Daniel Pauly  dell’Institute for the oceans and fisheries dell’università della British Columbia, «Quasi il 10%  del totale delle catture a livello mondiale negli ultimi dieci anni è stata scartata a causa di pratiche di pesca scarse  e di una gestione inadeguata. Questo equivale a rigettare in mare ogni anno abbastanza pesce da  riempire circa 4.500 piscine olimpiche».

Dirk Zeller, principale autore dello studio pubblicato su Fish and Fisheries nell’ambito del progetto Sea Around Us, spiega che «Nell’era attuale di insicurezza alimentare e di  crescenti problemi di salute e nutrizionale umani, questi risultati sono importanti. Il pesce scartato avrebbe potuto avere un uso migliore».

I grandi pescherecci industriali scartare una parte della loro pescato perché le pratiche di pesca danneggiano i pesci e li rendono non commerciabili, oppure perché i pesci sono troppo piccoli o la specie è fuori stagione. Ma anche perché la pesca riguarda solo una parte del pesce, come il merluzzo dell’Alaska pollock e vengono catturate specie che non target che, nonostante siano commestibili, vengono considerate catture accessorie.

Zeller sottolinea che «I rigetti avvengono anche a causa di una cattiva pratica nota come high-grading, nella quale i pescatori continuano a pescare anche dopo che hanno preso i pesci che possono vendere. Se catturano pesci più grandi, buttano via i più piccoli, ma di solito non possono tenere entrambi i carichi perché sono a corto di spazio nei congelatori o perché vanno oltre la loro quota».

Lo studio australiano-canadese ha esaminato la quantità di pesce scartato nel corso del tempo. Negli anni ’50 venivano scartate 5 milioni di tonnellate di pesce all’anno, negli anni ’80 erano già salite a 18 milioni di tonnellate, per poi scendere alle  circa 10 milioni di tonnellate l’anno negli ultimi 10 anni.

Il calo dei rigetti in mare negli ultimi anni potrebbe essere attribuito ad una migliore gestione della pesca e delle nuove tecnologie, ma Zeller e il suo team dicono che probabilmente è anche un indicatore che gli stock ittici sono depauperati. Come ha rivelato il rapporto 2016 di Sea Around Us, a partire dagli anni ’90  le catture di pesce sono calate a un ritmo di 1,2 milioni di tonnellate all’anno. «Ora i rigetti sono in declino perché abbiamo già pescato queste specie fino al limite, tanto che le operazioni di pesca  stanno catturando sempre più ogni anno e quindi c’è meno da  buttare via».

I ricercatori evidenziano che «Lo studio mostra anche come le flotte industriali si spostano in nuove acque una volta che alcuni tipi di pesca sono in declino» e Cashion conclude: «Il passaggio dei rigetti in mare dall’Atlantico  alle acque del Pacifico mostra una pericolosa tendenza dell’industria della pesca di esportare i nostri bisogni di pesca e i problemi della pesca in nuove aree».