Fallimento del vertice Iccat, tonni e squali sempre più a rischio. Wwf: «Decisioni irresponsabili»

Oceana: da Consiglio dei ministri Ue accordo deludente per i pesci di profondità dell’Atlantico

[21 novembre 2018]

Dopo otto giorni di intensi negoziati, l’Unione europea  di 50 Paesi dell’ International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (Iccat) Il Wwf denuncia che i Paesi Iccat e l’Ue hanno lasciato il summit in Croazia «senza aver adottato alcuna delle misure necessarie per fermare il massiccio e illegale commercio del tonno rosso e il sovrasfruttamento dei tonni tropicali (tonno pinne gialle e tonno obeso). E’ stata nuovamente bloccata anche la messa al bando del finning, la crudele pratica di “spinnamento” degli squali (che vengono privati delle pinne e ributtati in mare agonizzanti), mettendo le specie ancora più a rischio. Il Wwf condanna fermamente le decisioni irresponsabili delle parti contraenti dell’Iccat che continuano a consentire l’esaurimento di preziose risorse ittiche a vantaggio di interessi privati e persino criminali».

Il Wwf spiega che «La proposta originaria dell’Ue di un piano di gestione più stringente, che avrebbe incluso alcune nuove misure di flessibilità (principalmente estensione della stagione di pesca e aumento quote),  garantendo al contempo il recupero delle specie e l’aumento dei controlli, è stata fortemente indebolita dalle parti contraenti dell’ICCAT del Mediterraneo meridionale e orientale (Algeria, Tunisia, Marocco e Turchia)«.

Per questo il Wwf «Non appoggia l’accordo finale che include la flessibilità senza rafforzare i controlli, senza garantire legalità e sostenibilità. La necessità di tali misure è stata recentemente sottolineata da una recente indagine sul commercio illegale di tonno rosso Thunnus thynnus, che ha scoperto un’operazione internazionale del valore di 12 milioni di euro all’anno e ha coinvolto aziende spagnole, porti francesi e italiani e allevamenti di tonno rosso maltesi. Inoltre, la pesca eccessiva continuerà ad esaurire gli stock di tonno obeso (Thunnus obesus) e di tonno rosso a causa della mancata adozione di un piano di gestione ambizioso. La proposta presentata ha ignorato le raccomandazioni scientifiche, che richiedevano una notevole riduzione delle catture per i giovanili di tonno nonché misure di gestione supplementari per i principali attrezzi da pesca al fine di ridurre gli impatti negativi su queste specie«. 

Secondo Alessandro Buzzi, della  Wwf Mediterranean Marine Initiative «Il fallimento delle parti contraenti dell’Iccat nel trovare una risposta unita e forte contro le attività criminali e insostenibili nella pesca del tonno è deplorevole. Il risultato di oggi lascerà gli operatori senza scrupoli liberi di continuare a contrabbandare grandi quantità di tonno non dichiarato, attività che alimenta reti criminali ed esaurisce le popolazioni di tonno a scapito della sicurezza dei consumatori. La decisione di ignorare le raccomandazioni scientifiche e di rinviare di un altro anno qualsiasi azione volta a contrastare il sovrasfruttamento del tonno pinna gialla, già minacciato, potrebbe seriamente compromettere il recupero di questa specie. È molto deludente vedere che non esiste una seria volontà politica per garantire la piena legalità e sostenibilità di queste attività di pesca».

Il Wwf esorta vivamente le parti contraenti dell’Iccat a «concordare misure di gestione basate sulle evidenze scientifiche almeno in occasione della prossima riunione nel novembre 2019. Nel frattempo, incoraggiamo l’UE e altre nazioni dedite alla pesca a intraprendere azioni volontarie per affrontare urgentemente il sovrasfruttamento del tonno obeso e del tonno pinna gialla (Thunnus albacares)». Il Wwf è anche preoccupato per «l’assenza di un accordoper stroncare la crudele pratica del finning, e la mancanza di misure necessarie per evitare l’attuale sovrasfruttamento e le catture accidentali (bycatch) di specie quali lo squalo mako (Isurus oxyrinchus) e la verdesca (Prionace glauca)».

Forse quanto successo al summit Iccat in Croazia (e la ritirata Ue) si spiega meglio con quel che è accaduto al Consiglio dei ministri dell’agricoltura e della pesca che il 9 novembre a Bruxelles hanno raggiunto un accordo deludente sulle «opportunità di pesca» europee per i prossimi due anni nelle acque atlantiche. Oceana denuncia che «L’accordo riguarda i pesci e gli squali delle acque profonde e va contro le misure di conservazione raccomandate per questa vita marina vulnerabile e per una pesca sostenibile nell’Atlantico. La decisione sui limiti di cattura mina anche il diritto dell’Ue nell’ambito della politica comune della pesca, che mira a garantire che tutta la pesca nell’Ue sia fatta in modo sostenibile entro il 2020, per aiutare gli stock sovrasfruttati a recuperare e salvaguardare la disponibilità di pesce come l’orata, il pesce sciabola nero e gli squali nelle acque dell’Ue.

Infatti, l’accordo biennale raggiunto dai ministri a Bruxelles lstabilisce limiti di cattura superiori alle raccomandazioni degli scienziati per oltre la metà degli stock ittici nel 2019 e 2020. Inoltre, fino allo scorso anno, i ministri hanno deciso su 20 Total allowable catches (Tac) per i pesci di profondità, ma dopo 6 di questi stock restano non gestiti e senza alcuna conservazione.

Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana Europe, accusa: «La Commissione europea e il Consiglio hanno abbassato il livello per la vita marina nelle acque profonde, il che essenzialmente crea un doppio standard nell’ambito della politica comune della pesca dell’Ue. Ma la legge è chiara: l’Ue deve fermare la pesca eccessiva e tutti i pesci devono essere catturati a livelli sostenibili entro il 2020, compresi quelli più vulnerabili. I ministri della pesca hanno scelto di non vedere nulla, di sentire nulla e di non dire nulla per il mare profondo. Questi ministri sono responsabili per la conservazione dei nostri oceani in Europa e il loro approccio incauto è semplicemente inaccettabile».