Fao, a che punto è il trattato internazionale per combattere la pesca illegale

A oggi può raggiungere 26 milioni di tonnellate di pesce l'anno, più del 15% della produzione mondiale totale

[30 luglio 2015]

pesca ilegale

La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU, l’acronimo inglese) si stima gravi sull’economia globale tra i 10 e i 23 miliardi di dollari, e le sue conseguenze minano il modo in cui gli stock ittici vengono gestiti raddoppiando i motivi di preoccupazione. Per contribuire a risolvere il problema, la FAO nel 2009 ha promosso l’adozione da parte dei suoi paesi membri dell’Accordo sulle misure dello Stato di approdo per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. L’accordo entrerà in vigore quando 25 paesi avranno depositato il loro strumento di ratifica, conosciuto come l’accettazione di adesione; finora, sono 12 i paesi che l’hanno fatto, l’ultimo è stato l’Islanda nel mese di giugno e due altri paesi sono in corso di ratificazione.

“Le Misure sullo Stato d’approdo” si riferiscono in genere alle azioni intraprese per rilevare la pesca illegale quando le navi arrivano nei porti. L’Accordo promuove la collaborazione tra pescatori, autorità portuali, guardie costiere e marine per rafforzare le ispezioni e le procedure di controllo nei porti e sulle navi. E quello che è importante, permette agli Stati di impedire gli sbarchi di catture provenienti da pesca IUU, indipendentemente dalla bandiera delle navi.

«L’accordo ha lo scopo di armonizzare i controlli portuali al fine di evitare che il pesce pescato illegalmente possa entrare sui mercati internazionali attraverso i porti – ha detto Blaise Kuemlangan, Capo del Servizio Giuridico per lo Sviluppo della FAO – Riuscire a rifiutare l’approdo alle navi coinvolte nella pesca IUU ridurrà di molto le opportunità di vendere il loro pescato, facendo diminuire la pesca illegale in tutto il mondo». L’accordo consentirà una migliore conformità con il Codice di condotta della FAO per una pesca responsabile del 1995, che cerca di promuovere la sostenibilità del settore a lungo termine.

La pesca illegale – che comprende le operazioni senza autorizzazione, la pesca di specie protette, l’impiego di attrezzi da pesca fuorilegge e la violazione dei limiti di quota – può raggiungere 26 milioni di tonnellate di pesce l’anno, più del 15% della produzione mondiale totale. Oltre ai danni economici, pone rischi per la biodiversità locale e la sicurezza alimentare di molti paesi.

Per aiutare i paesi a dotarsi delle capacità di attuare l’accordo, la FAO ha convocato una serie di workshop in tutte le regioni del mondo. Il sesto in ordine di tempo, finanziato dal governo norvegese, copre l’Africa occidentale, e si è svolto dal 20 al 24 luglio a Praia, a Capo Verde. Vi hanno preso parte cinquanta partecipanti provenienti da 16 paesi costieri africani, insieme agli esperti dell’Unione europea, dell’Organizzazione marittima internazionale, della Commissione per la pesca dell’Atlantico nord-orientale, della Commissione internazionale per la conservazione dei tonni dell’Atlantico, della Conferenza ministeriale sulla cooperazione per la pesca tra gli Stati africani Confinanti con l’Oceano Atlantico (COMHAFAT), del Pew Charitable Trust e del WWF.

«Combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata è una priorità fondamentale lungo la costa atlantica dell’Africa, dove la pesca IUU contribuisce ad un sovra-sfruttamento della pesca, con ripercussioni negative per le economie di questi paesi», ha affermato Remi Nono Womdim, rappresentante della FAO a Capo Verde.  Il Gabon è l’unico paese di quest’area ad aver ratificato l’Accordo, ma molti altri sono vicini al completamento del processo. «Molti paesi della regione hanno la volontà di affrontare la pesca illegale, ma richiedono strumenti più efficaci e la comprensione di come possono essere attuati a livello legale, politico e istituzionale», ha aggiunto Womdim.

La ratifica del trattato impone ai paesi di designare i porti che le navi straniere possono utilizzare, per bloccare l’ingresso alle navi che si è certi o si ritiene siano coinvolti nella IUU, inoltre implica la condivisione delle informazioni con gli altri governi sulle imbarcazioni scoperte a trasportare pescato illegale. Oltre al Gabon, hanno ratificato l’Accordo: il Cile, l’Unione Europea, l’Islanda, il Mozambico, il Myanmar, la Nuova Zelanda, la Norvegia, l’Oman, le Seychelles, Sri Lanka e l’Uruguay.

di FAO