Per la prima volta, il pollock dell’Alaska è il pesce più pescato al mondo

Fish Dependence Day: da oggi l’Ue inizia a “mangiare” pesce importato

Pesca eccessiva in crescita, crisi globale minaccia salute dei mari e sicurezza alimentare

[13 luglio 2016]

Fish Dependence Day

«Oggi 13 luglio i consumatori europei hanno esaurito le “scorte” di pesce locale e cominciano a consumare quelle che provengono da oceani lontani, soprattutto dai paesi in via di sviluppo. Se l’Europa avesse consumato solo pesce europeo dall’inizio dell’anno, oggi l’avrebbe finito». E’ quanto afferma il Wwf rendendo noto il il Fish Dependence Day in Europa, un immaginario calendario sulla sostenibilità della pesca.

Infatti, gli europei consumano molto più di quello che i Paesi del Vecchio Continente pescano nelle  sue acque: «Oltre la metà della domanda annuale di pesce proviene da acque non europee, di cui circa il 50% da Paesi in via di Sviluppo (su scala mondiale, il pesce che proviene da Paesi in via di Sviluppo è il 60%)».

Negli ultimi tre decenni, il Fish Dependence Day europeo è arrivato ogni anno sempre più presto: «Trenta anni fa – spiega il Panda – l’Europa era in grado di soddisfare la domanda di pesce pescandolo in acque europee fino a settembre od ottobre. Durante lo stesso periodo di tempo, il problema globale di pesca eccessiva è’ aumentato». La Fao ha pubblicato pochi giorni fa il rapporto Sofia, secondo il quale il 31% degli stock ittici nel mondo sono sovra sfruttati, il 58 % sono utilizzati al limite dei propri limiti biologici e solo l’11% degli stock ittici sono pescati con moderazione.

Il Wwf sottolinea che «L’Italia è al settimo posto della top ten dei Paesi con la più alta dipendenza da prodotti di pesce da acque estere: il nostro Fish Dependence Day nazionale in realtà si è “celebrato” lo scorso  3 aprile. La prima a superare la soglia è l’Austria (19 gennaio), seguita da Slovenia e Slovacchia (5 febbraio), Romania (22 febbraio), Belgio (23 febbraio), Lituania (3 marzo), Portogallo (20 aprile), Germania (2 maggio), Spagna (10 maggio)», ecc.

In media, ogni cittadino europeo consuma 23 kg di pesce all’anno e gli italiani arrivano a 25.4 kg pro capite all’anno, al decimo posto in Europa. In testa per consumno di pesce nell’Ue c’è il Portogallo (56.8 kg), seguito da Lituania (43.4 kg), Spagna (42.4 kg), Finlandia (35.6 kg) e Francia (34.6 kg). Insieme, questi 5 Paesi contano circa un terzo dell’intero europeo di pesce.

Secondo Marco Costantini, Fisheries Project Manager del Wwf Programma Mediterraneo, «La lotta alla pesca eccessiva non ha avuto ancora un grande impatto finora. I deboli segnali di ripresa non sono sufficienti. Lo sfruttamento dell’industria del pesce minaccia la sicurezza alimentare di persone in paesi emergenti e in via di sviluppo. La salute del mare è a rischio. Per raggiungere una politica corretta e sostenibile di pesca, è necessario un cambio drastico anziché proseguire questo corso inefficace».

Anche se è noto che molti stock di tonno siano stati sovra-sfruttati per anni, la loro pesca è aumentata raggiungendo la cifra record di 7,7 milioni di tonnellate a livello globale: il 15% in più in soli in soli 4 anni. «Un aumento difficilmente compatibile con gli sforzi di conservazione attuali», fa notare il Wwf che evidenzia anche una novità: «Per la prima volta, il Pollock dell’Alaska è il pesce più pescato al mondo (3.2 milioni di tonnellate) e spodesta l’acciuga peruviana dal primo posto. Il precedente valore legato allo stock di acciuga peruviana evidentemente appartiene al passato. Gli stock sono crollati drammaticamente negli ultimi anni. Questo avrà un impatto tremendo sulla popolazione del Peru”. Sul mercato globale, le acciughe peruviane sono trasformate prevalentemente in cibo per pesci e olio di pesce per allevamenti».

Secondo il rapporto Sofia della Fao, anche la situazione nel Mar Mediterraneo e Mar Nero è allarmante: dal 2007 la pesca è diminuita di un terzo. «Questo è prevalentemente dovuto alla scarsa produzione di piccoli pesci pelagici come acciughe e sardine – spiegano al Wwf – ma anche molte specie di pesce sono state ridotte da un eccesso di pesca. Il Mar Mediterraneo e il Mar Nero hanno visto la loro  pesca diminuire da 2 milioni di tonnellate nel 1982 a 1,2 milioni di tonnellate nel 2013. Tutti gli stock di nasello (Merluccius merluccius) e buona parte di stock di triglie (Mullus barbatus) sono considerati sovra sfruttati, così come lo sono probabilmente anche i principali stock di sogliola e la maggior parte delle orate».

Costantini aggiunge: «I nostri supermercati e pescivendoli offrono pesce e frutti di mare da tutto il mondo.  Dobbiamo acquistare  pesce da fonti di pesca sostenibile. Solo in questo modo possiamo consumare senza creare problemi ambientali e svantaggi economici per i paesi in via di sviluppo. Su un totale di 49 Paesi considerati altamente dipendenti dal pesce, 46 sono Paesi in via di sviluppo in latitudini tropicali. Se il pesce non può più costituire fonte essenziale di proteine e micronutrienti, ma viene esportato per il consumo in Europa,  denutrizione possono sussistere rischi di crisi economiche. Per oltre 3 miliardi di persone, il pesce è fonte essenziale di proteine».

Per questo il Wwf ha lanciato il progetto Fish Forward per sensibilizzare i consumatori europei sugli impatti sociali ed ambientali del consumo di pesce e per consigliare il consumo di pesce sostenibile. Costantini conclude: «Che sia pesce locale o importato, i consumatori dovrebbero sempre scegliere l’opzione sostenibile. Questo aiuta gli oceani e gli stock ittici a recuperare ed a sostenere la sussistenza delle popolazioni nel mondo che dipendono dal pesce come fonte di cibo e reddito».