Il 70% delle catture sono giovani che non hanno raggiunto l’età riproduttiva

Il futuro del pesce spada nel Mediterraneo, Oceana: «Più fatti e meno parole»

30 anni di sovrapesca nel Mediterraneo, resta solo un 30% dello stock di pesce spada

[18 luglio 2016]

Pesce spada 1

Il 2016 Mediterranean swordfish stock assessment session meeting dell’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (Iccat) che si è tenuto dall’11 al 16 luglio a Casablanca, in Marocco, ha lanciato un preoccupato allarme sullo stato del pesce spada nel Mediterraneo, avvertendo che occorrono immediate  azioni decisive per ridurne la sovrapesca e che le misure in atto si sono rivelate deboli, inadeguate e miopi.

Un appello rilanciato oggi da Oceana, l’Ong internazionale che si batte per la salvaguardia di mari e oceani, che sottolinea: I risultati confermano una situazione preoccupante: il pesce spada è una delle risorse maggiormente sovrapescate in Mediterraneo e a causa della mancanza di un’adeguata gestione non si paventa la possibilità di un suo recupero verso la sostenibilità nel breve termine. Secondo l’Iccat, la quantità di pesce spada valutata in Mediterraneo ha infatti raggiunto oggi i peggiori livelli mai registrati e l’attuale disponibilità è di un 30% rispetto a 30 anni fa».

Dai primi anni ’80 ad oggi, l’abbondanza del pesce spada è crollata del 70% e la cosa più preoccupante è che nel mediterraneo il  70% delle catture di pesce spada sono composte da individui giovanili che non hanno ancora raggiunto l’età riproduttiva, rendendo estramente difficile il recupero biologico di una specie fortemente sfruttata.

Per Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana in Europa, «E’ arrivato il momento di mettere fine alla sovrapesca e riportare la popolazione di pesce spada in Mediterraneo a livelli sostenibili. Tre decenni di pesca eccessiva sono abbastanza! Vogliamo assistere alla messa in atto di un piano di recupero senza ulteriori ritardi e che, insieme ad altre misure, definisca quote per il pesce spada. Sappiamo che questo tipo di piani di recupero robusti hanno funzionato per popolazioni simili quali il pesce spada dell’Atlantico o il tonno rosso. Posticipare ulteriormente l’adozione di un piano di recupero dimostrerebbe una visione limitata e metterebbe a rischio il futuro della pesca e delle comunità che dipendono dal benessere di questa risorsa».

Oceana ha rivolto un appello alla Commissione europea e agli Stati membri dell’Ue che condividono le acquee del Mediterraneo «per promuovere un piano di recupero del pesce spada che sia robusto e trasparente, che consenta di recuperare lo stock a livelli sostenibili e che sia quindi adottato dalla Commissione Iccat il prossimo novembre».

Oceana raccomanda che il piano di recupero:« Definisca limiti di cattura e regoli la pesca attraverso un sistema di quote;  Adotti misure di monitoraggio, controllo e sorveglianza per combattere la sovrapesca; Riveda la taglia minima di cattura e adotti chiusure stagionali per l’attrezzo così da ridurre le catture di giovanili; Migliori la conservazione di specie vulnerabili catturate nella pesca al pesce spada».