L’Accordo di Parigi fa bene alla pesca: 6 milioni di tonnellate di pesce in più se verranno rispettati gli 1,5° C

Altrimenti il cambiamento climatico sarà devastante per la pesca

[23 dicembre 2016]

Secondo lo studio “Large benefits to marine fisheries of meeting the 1.5°C global warming target”, pubblicato su Science da William W. L. Cheung e Gabriel Reygondeau (Nippon Foundation Nereus Program e Institute for the Oceans and Fisheries, Università dlla British Columbia) e da Thomas L. Frölicher (Institute of Biogeochemistry and Pollutant Dynamics, ETH Zürich),  se I p Paesi rispetteranno l’impegno preso con l’Accordo di Parigi di limitare il  riscaldamento globale a più 1,5 gradi Celsius, le potenziali catture di pesce potrebbero aumentare di 6 milioni di tonnellate metriche all’anno.

I ricercatori hanno anche scoperto che alcuni oceani sono più sensibili alle variazioni delle   temperature che avranno maggiori benefici dal raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi.  .

Cheung, direttore scientifico del Nippon Foundation Nereus Program, spiega che «I benefici per le aree tropicali vulnerabili sono è una forte motivazione per cui è importante centrare l’obiettivo 1,5° C. I paesi di queste regioni sensibili sono fortemente dipendenti dalla pesca per il cibo e il sostentamento, ma tutti i Paesi saranno influenzati, dato che la catena di approvvigionamento del pesce è ora altamente globalizzato. Tutti trarrebbero beneficio dal rispetto dell’accordo di Parigi».

Gli autori dello studio hanno confrontato lo scenario 1,5° C  dell’Accordo di Parigi  con l’attuale trende che ci porterebbe a  più 3,5° C  ed hanno simulato con computer model i cambiamenti nell’industria della pesca a livello mondiale, quantificando perdite o guadagni. Hanno scoperto così che per ogni grado Celsius in meno di riscaldamento globale le  potenziali catture di pesce potrebbero aumentare di oltre 3 milioni di tonnellate metriche all’anno. Oggi il pescato mondiale è di circa 109 milioni di tonnellate.

Frölicher, sottolinea che «I cambiamenti nelle condizioni oceaniche che influenzano gli stock ittici, quali la temperatura e le concentrazione di ossigeno, sono fortemente correlati al riscaldamento e alle emissioni di carbonio in atmosfera. Per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa nell’atmosfera, il potenziale massimo di catture diminuisce di una quantità significativa».

Il cambiamento climatico sta già provocando migrazioni di pesci ed altri organismi marini verso le acque più fredde e la quantità e le specie di pesci catturate nelle diverse parti del mondo avranno un forte impatto sui pescatori locali e renderanno la gestione della pesca più difficile.

I risultati  dello studio suggeriscono che, mantenendo l’aumento delle temperature globali entro gli 1,5° C,  l’area dell’Indo-Pacifico vedrebbe un 40%  di aumento delle catture della pesca rispetto allo scenario + 3,5° C.  Ma la regione artica avrebbe un maggiore afflusso di pesce con lo scenario 3.5° C,  ma questo solo grazie al disastroso scioglimento dei ghiacci marini, così al dramma ambientalwe si aggiungerebbe un’accresciuta pressione della pesca.

Gli autori dello studio sperano questi risultati forniranno ulteriori incentivi ai governi e all’industria privata per aumentare sostanzialmente i loro impegni e le azioni per ridurre le emissioni di gas serra.

Ma Reygondeau, teme che il ne-presidente Usa Donald Trump faccia davvero quel che ha promesso: «Quello che mostriamo in questo articolo sono tutti i vantaggi del raggiungere questo obiettivo degli 1,5°C. Il treno ha già lasciato la stazione e sta andando sempre più veloce. Se uno dei più grandi Paesi emettitori di anidride carbonica esce dalla dell’Accordo di Parigi, gli sforzi degli altri, saranno chiaramente ridotti. Non è questione di quanto possiamo beneficiare dell’accordo di Parigi, ma di quanto non vogliamo perdere».