L’apicoltura toscana cambia pelle. Coldiretti: «Fondamentale per ambiente e biodiversità»

Dopo le gravi difficoltà registrate nel 2017 a causa delle condizioni meteo avverse «quest’anno le cose stanno andando decisamente meglio, e ben venga questa nuova legge regionale che semplifica la vita delle imprese agricole»

[22 agosto 2018]

«In Toscana l’apicoltura ha un ruolo di particolare rilievo in termini economici e di tutela della biodiversità», spiega il presidente Coldiretti Toscana Tulio Marcelli introducendo la nuova legge per l’apicoltura toscana, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale modificando la normativa del 2009 e dunque ridefinendo l’esercizio, la tutela e la valorizzazione del settore. «Un settore – aggiunge Marcelli – che sta cercando di rialzare la testa dopo le pesanti perdite causate dalla siccità del 2017. Quest’anno le cose stanno andando decisamente meglio e ben venga questa nuova legge regionale che semplifica la vita delle imprese agricole».

I dati più aggiornati disponibili mostrano come ad oggi nelle campagne della Toscana si producano mediamente 23mila quintali di miele all’anno, circa il 10% della produzione nazionale, per un valore di circa 16 milioni di euro. Gli apicoltori nella nostra regione sono circa 4700 e – sebbene sia un settore dove è sviluppato l’hobbismo – una buona parte di questi sono veri e propri imprenditori agricoli. L’anagrafe regionale ad oggi censisce oltre 93.000 arnie: gli alveari presenti nel territorio toscano, secondo le stime dell’Osservatorio nazionale Miele, per il 59% sono alveari nomadi, per il 21% sono alveari stanziali, e per il 20% sono alveari per autoconsumo. Tra le province toscane, Lucca, con il 18% degli alveari, risulta la provincia con la maggior concentrazione, seguita da Firenze (16%) ed Arezzo (13%), ma  l’attività apistica è diffusa su tutto il territorio regionale.

Cosa cambia dunque per il settore con la nuova legge? Tramite la modifica della legge regionale 27 aprile 2009, n.21 (Norme per l’esercizio, la tutela e la valorizzazione dell’apicoltura) si recepisce nell’ordinamento regionale le recenti novità in materia di apicoltura, introdotte a livello legislativo nazionale con la legge 154 del 28 luglio 2016, volte alla semplificazione e alla razionalizzazione del settore. Nello specifico, riassume Coldiretti, le modifiche riguardano le procedure amministrative per l’inizio e lo svolgimento dell’attività di apicoltura aggiornando l’ordinamento regionale alle disposizioni operative e gestionali della banca dati apistica nazionale. Inoltre, al fine di garantire la corretta applicazione delle diverse procedure amministrative relative allo svolgimento dell’attività apistica viene introdotto un parametro oggettivo per delimitare l’ambito dell’attività svolta per autoconsumo, prevedendo il limite massimo di 10 arnie. Infine la legge si occupa di salvaguardare la tenuta del patrimonio apistico sul quale un impatto negativo è  dovuto anche all’utilizzo di prodotti fitosanitari in agricoltura, prodotti risultati nocivi per le api e gli  insetti pronubi; la legge rivede dunque la norma relativa al divieto di utilizzo di prodotti fitosanitari che possano essere dannosi nei periodi di fioritura.

Un cambiamento normativo che, questo è l’auspicio, si spera possa ridare un po’ di fiato ad un settore che da tempo sconta l’avanzata dei cambiamenti climatici. Nel 2017 a causa delle avversità meteoriche la produzione di miele si è infatti ridotta a meno di 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori della storia dell’apicoltura moderna da almeno 35 anni, mentre le importazioni hanno superato i 23 milioni di chili con un aumento di quasi il 4% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero in Italia arriva da due soli paesi, l’Ungheria con oltre 8 milioni e mezzo di chili e la Cina con quasi 3 milioni di chili.

«Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità – consiglia Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. La parola “Italia” deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua De Concilio – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”. Invitiamo gli appassionati di questo salutare alimento – conclude De Concilio – a visitare i nostri mercati Campagna Amica trovando luoghi ed orari sul sito www.campagnamica.it».