Per minimizzare i rischi, -10% per le acciughe e -20/25% per le sardine

L’Europa vuole ridurre le quote pesca nell’Adriatico: stock di acciughe e sardine a rischio

M5S: «No a piani calati dall’alto». Affronte (Verdi): «Meno politica e giochi di potere e più scienza»

[29 gennaio 2018]

Il 25 gennaio la Commissione pesca del Parlamento europeo (Pech) ha tenuto un’audizione per discutere il piano pluriennale per i piccoli stock pelagici nel mare Adriatico alla quale hanno partecipato diversi esperti  che hanno presentato studi e dati e risposto alle domande dei membri della commissione per la pesca. Le acciughe e le sarde rappresentano la maggior parte delle catture che sono principalmente suddivise tra l’Italia e la Croazia, dal momento che la Slovenia, il terzo paese dell’Ue affacciato sull’Adriatico, rappresenta solo l’1% delle catture. Fino ad ora i piccoli pelagici nell’Adriatico erano inseriti nell’ambito di vari quadri giuridici, sia a livello nazionale che a livello europeo e internazionale.

La relatrice della nuova proposta di quote è stata l’eurodeputata croata Ruža Tomašić – del partito di destra croato Hrvatska konzervativna stranka  (Hks) e del Gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr) – che ha spiegato che «Gli obiettivi principali della mia proposta alla commissione per la pesca del Parlamento europeo sono: raggiungere e mantenere il più grande rendimento sostenibile per le piccole e medie imprese, la sostenibilità del settore della pesca e garantire un quadro efficace per la gestione».

Il team di esperti croati che ha sostenuto la proposta della Tomašić era composto da Kristina Mišlov Jelavic, dal presidente della Gilda dei pescatori HGK, Ivan Birkić, dal vice ministro dell’agricoltura della Croazia Ante Mišura, dal ricercatore Lav Bavčević e dalla consulente del gruppo Ecr Anita Gulam.

Non è per niente soddisfatto l’europarlamentare italiano Marco Affronte, del gruppo Verde/Alleanza libera europea «L’audizione della Commissione Pesca di giovedì 25 gennaio credo abbia solo aumentato la confusione. C’è un acceso dibattito scientifico in corso sull’attendibilità dei dati e in queste condizioni prendere una decisione ponderata è impossibile. Lo Stecf [Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries], l’organo scientifico di supporto alla Commissione Europea, ci dice che il collasso degli stock di acciughe e sardine è molto vicino, se dovessimo continuare a pescare come oggi. Ma abbiamo sentito anche tanti pareri differenti. Ho quindi chiesto ed ottenuto che venisse rinviata la scadenza per gli emendamenti al 23 febbraio alle ore 10. Ci serve tempo per lavorarci e chiarirci le idee».

Le idee chiare (ma non proprio simili a quelle di Affronte) sembra averle Il Movimento 5 Stelle che dice «No ai piani calati dall’alto».  Per il M5S, «La proposta della Commissione europea per il Piano pluriennale per la gestione degli stock di piccoli pelagici nell’Adriatico rischia di avere un forte impatto negativo sulle piccole e medie imprese all’ingrosso o al dettaglio che in Italia rappresentano circa l’80% del sistema produttivo.

Il piano della Commissione deve essere ritirato e modificato. Il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle con Rosa D’Amato sta combattendo per coinvolgere il più possibile gli operatori del settore e la comunità scientifica. Il loro parere – emerso durante un workshop al Parlamento europeo – è fortemente critico».

Secondo gli eurodeputati penta stellati «Limitare il diritto di pesca dei operatori italiani equivale a concedere nuove quote di importazione al pesce extraeuropeo. Nell’adottare un piano di gestione, è necessario applicare meccanismi di regolamentazione dello sforzo di pesca che garantiscano la conservazione di un quantitativo adeguato di ciascuna specie in termini di biomassa e non solo di mortalità. Questo comporta, nel momento in cui viene regolamentato lo sforzo di pesca, che ci siano meno politica e giochi di potere e più scienza e valutazioni di impatto all’interno dei processi decisionali. La tutela del nostro patrimonio ittico è una priorità assoluta. Ma lo è anche garantire che le regole Ue non mettano a repentaglio imprese e posti di lavoro».

il verde Affronte, che è stato responsabile scientifico della Fondazione dal 1999 al 2011 e che nel 2004 è stato nominato direttore scientifico del progetto internazionale triennale Adria-Watch e che prima di diventare europarlamentare faceva parte del Cetacean stranding Emergency Response Team istituito dal Ministero dell’ambiente all’università di Padova, sembra avere una posizione diversa da quella del M5S: «Come ho sempre dichiarato la mia posizione è quella di intervenire con un sistema di gestione forte, deciso, in grado di dare risultati di sostenibilità duratura senza disintegrare il settore. La Commissione ha fatto nuove simulazioni, sulla base dei dati dello Stecf ed è probabile esca con una proposta rivista. Per farla passare attraverso gli emendamenti va discussa, capita e eventualmente condivisa, anche con il settore stesso. Ecco perché sto organizzando un incontro per la metà di febbraio nel quale vorrei cercare di portare al dialogo gli operatori del mare un esponente della Commissione Europea che sta lavorando al piano, perché anche fra i pescatori e le associazioni di categoria ci sono posizioni diametralmente opposte. La Commissione, infatti, in audizione s’è mostrata flessibile a formulare nuove proposte di gestione, che dovrebbero prevedere quote gradualmente inserite, almeno per i primi tre anni, e pur sempre nel rispetto dovuto agli avvertimenti scientifici di Gfcm [General Fisheries Commission for the Mediterranean] e Stecf. La Commissione Europea ha poi ammesso che il piano precedentemente presentato era basato su dati non aggiornati. A seguito dell’aggiornamento, infatti, le cose sono cambiate. Per le sardine i pareri avvertono che sarebbe necessario un -10%, per le acciughe un -20/25% per le sardine di riduzione delle catture nel prossimo triennio per minimizzare i rischi di collasso degli stock».

L’europarlamentare Verde italiano, a differenza dei 5 Stelle/Erc  crede che «con questo tipo di proposta si possa trovare un compromesso che salvi gli stock e la pesca. Avevo invitato un gruppo di pescatori della costa adriatica qui a Bruxelles ad assistere alla seduta della Commissione Pech, e anche loro hanno notato che l’audizione era piuttosto sbilanciata sulle posizione di chi preferisce ignorare il grido di allarme lanciato da Steck e Commissione (si parla di possibile collasso degli stock). Crediamo che con ancora un po’ di tempo a disposizione si possa e si debba portare questo dossier ad essere utile per il nostro Mare Adriatico. Come ha ricordato anche la deputata tedesca Rodust, le quote, che sono una consuetudine ormai da anni nei mari del nord, all’inizio suscitano resistenza nei pescatori, ma poi funzionano e contribuiscono a salvare gli stock e ad aumentare la redditività del settore: non bisogna averne paura».