L’Iccat aumenta del 50% le quote di pesca del tonno rosso. Wwf: inaccettabile

Pochi passi avanti o nulla di fatto per gli altri tonni, lo squalo mako e il pesce spada

[23 novembre 2017]

La 25esima riunione ordinaria dell’ International commission for the conservation of atlantic tunas (Iccat) che si è tenuta a Marrakech, in Marocco, ha aumentato  la quota di tonno rosso (Thunnus thynnus), pescabile nel  2018, ha  chiesto di rafforzare la gestione  dello squalo mako (Isurus oxyrinchus) e  di  migliorare quella del pesce spada  (Xiphias gladius) e del tonno pinna gialla del Mediterraneo (Thunnus albacares).  In totale l’Iccat ha approvato 8 raccomandazioni sulla conservazione delle specie e la gestione della pesca e  ha eletto il suo nuovo segretario esecutivo: il senegalese Camille Jean Pierre Manel.

Per quanto riguarda le quote del tonno rosso, il presidente dell’Iccat, Martin Tsamenyi,  ha detto che «L’asticella è stata messa molto in salto perché è questione di dar prova di flessibilità e perché, dopo quattro anni di negoziati, un spirito di compromesso ha praticamente portato alla fine dei lavori del working group incaricato di emendare la Convenzione e, anche se il testo non ha potuto essere concluso, le delegazioni sono prossime a un accordo che la Commissione ha deciso di trattare nel corso di un’ultima riunione del gruppo di lavoro.

L’Iccat ha infatti approvato , in seguito a un parere del Comitato scientifico, un aumento considerevole delle catture ammissibili (TAC) di tonno rosso dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo: «Lav nuova TAC  approvata per il 2018 – si legge in un comunicato ICCAT –  aumenta a 28.200 tonnellate.  Mentre una quota più grande avrebbe dovuto tradursi in possibilità più elevate di consenso,  i richiedenti di una parte più grande di  coloro che detenevano già una quota hanno complicato più che mai  i negoziati, ma un accordo provvisorio alla fine è stato raggiunto selle parti della quota del 2018, nell’attesa di negoziati supplementari che avranno luogo nel 2018 sulle quote degli anni futuri. Mentre le  TAC del periodo 2018 – 2020 sono state fissate a  28.200 – 32.240 – 36.000 tonnellate per questa specie emblematica, i dettagli del nuovo piano di gestione non sono stati definiti».

Risultati che hanno profondamente deluso il Wwf  che critica la decisione dell’Iccat di «aumentare drasticamente le quote di cattura per il tonno rosso quando la ricostituzione dello stock non è ancora stata confermata. È, inoltre, molto grave che non siano stati fatti progressi per migliorare lo stato dello squalo Mako, della verdesca e delle popolazioni di tonni tropicali. Come temeva il Wwf,  l’Iccat ha adottato un aumento delle quote di cattura del tonno rosso fino a 36.000 tonnellate entro il 2020. Si tratta di un aumento del 50% rispetto al contingente attuale (23.655 tonnellate): la cattura totale più elevata mai consentita per il tonno rosso nonostante gli scienziati avvertano che lo stock di tonno rosso non si è ancora ricostituito e si prevede che con un tale livello di cattura esso diminuisca di nuovo».

Alessandro Buzzi, responsabile dei progetti sulla pesca del Wwf, spiega che «C’è grande disappunto per il fatto che l’Iccat abbia scelto il profitto economico a breve termine, mentre speravamo in una vittoria di conservazione a lungo termine”, ha dichiarato che aggiunge: “Abbiamo combattuto negli ultimi 10 anni per salvare il tonno rosso, siamo così vicini alla ripresa che è incomprensibile vedere Iccat fare passi indietro tornando al business as usual, rischiando di compromettere tutti i progressi fatti fino ad oggi».

Secondo gli ambientalisti, «Con molta probabilità il parere debole e poco chiaro del comitato scientifico dell’Iccat ha indotto la Commissione a fare aumentare drasticamente le quote per quest’anno: è quindi fondamentale che il comitato scientifico Iccat migliori la propria metodologia al fine di fornire una consulenza scientifica solida e chiara in futuro».

Invece, il Wwf  da un giudizio positivo  positiva l’adozione delle norme per il controllo delle catture per il tonno alalunga (Thunnus alalunga) del Nord Atlantico: «E’ la prima volta che l’Iccat ha adottato questo approccio innovativo aprendo definitivamente la strada alla gestione a lungo termine di altre specie Iccat».

Sullo squalo mako  ci sono state molte proposte e alla fine l’Iccat ha raggiunto un accordo che si applica allo  stock del Nord e ricorda che «Nel 2016, era stato adottato un meccanismo per l’esame del rispetto delle misure in vigore sugli squali, ma l’esame completo è stato rinviato a una riunione intersessioni del Comitato di applicazione nel 2018, al fine di accordare a questa specie il tempo , la situazione attuale resta in vigore per un anno in più».

Il Wwf  dice che «Stupisce e rammarica il fatto che l’Iccat non abbia stabilito limiti di cattura per lo squalo Mako, la cui popolazione è a rischio di collasso. Tuttavia, il piano per lo squalo Mako del Nord Atlantico potrebbe essere un primo passo positivo ma solo a condizione che le nazioni attuino le misure previste nel 2018 e inizino il processo di ricostituzione dello stock nel 2019 come concordato nel piano. È però assurdo che non sia stata intrapresa alcuna azione per lo squalo mako del Sud Atlantico e che non ci siano stati miglioramenti per le già deboli misure esistenti per gli stock di verdesca».

L’Iccat dice che «Il sole radioso del Marocco ha contribuito a una buona intesa per pervenire a un accordo su delle misure supplementari riguardanti i tunnidi tropicali, accompagnata da un divieto che colpisce i rigetti inutili della pesca con le reti a circuizione, al fine di garantire la sicurezza alimentare degli s Stati danneggiati da questa pesca». Ma il Wwf ribatte dichiarandosi «Molto preoccupato per la scelta di non intervenire sullo sfruttamento eccessivo dei tonni tropicali, minando gli attuali piani per il tonno obeso e il tonno pinna gialla, non rispettati dalle nazioni e sollecita l’adozione di migliori pratiche globali per ridurre la mortalità giovanile e la cattura accidentale associata alla pesca coi FAD (dispositivi di aggregazione dei pesci). Inoltre, chiede più osservatori sulle imbarcazioni a palangaro e un forte controllo su tutti i trasbordi in mare, per combattere la pesca illegale».