L’impronta globale della pesca monitorata dai satelliti

Quando e dove avviene la pesca è legato più alla politica e alla cultura che ai cicli naturali

[26 febbraio 2018]

Un team di ricercatori statunitensi e canadesi hanno monitorato, quasi in tempo reale, la pesca commerciale in tutto il mondo  e dicono cha «La flotta da pesca globale è così grande che può essere vista dallo spazio. Davvero».

Ne è venuto fuori lo studio lo studio “Tracking the global footprint of fisheries”, pubblicato su Science, da quale, secondo Global Fishing Watch, emerge che «L’attività di pesca copre ora almeno il 55% degli oceani del mondo – quattro volte la superficie coperta dall’agricoltura – e può ora essere monitorata, in tempo quasi reale, a livello delle singole imbarcazioni. Infatti, nel 2016, 70.000 navi della flotta peschereccia globale hanno viaggiato per 460 milioni di chilometri, equivalenti al viaggio sulla luna e ritorno per 600 volte».

Utilizzando il tracciamento satellitare, l’apprendimento automatico e la tecnologia di localizzazione navale, gli scienziati dell’università della California – Santa Barbara (Ucsb)e i loro colleghi di Global Fishing Watch, Pristine Sea project della National Geographic Society, Dalhousie University, SkyTruth, Google e Stanford University hanno fatto luce sulla reale impronta della pesca globale, fino a seguire i movimenti e la durata dell’attività di pesca dei singoli pescherecci.  La pesca con palangari in mare aperto, a specie come tonni, squali e marlin, è l’attività più diffusa a livello globale, rilevata nel 45% degli oceani.

Uno degli autori dello studio, Christopher Costello, che insegna alla Bren school of environmental science & management dell’Ucsb, sottolinea: «Penso che molte persone rimarranno sorprese del fatto che fino ad ora non sapevamo veramente dove la gente stesse pescando in vaste aree dell’oceano. Questo nuovo dataset in tempo reale sarà determinante nella progettazione di una migliore gestione degli oceani del mondo che sia utile per pesci, gli ecosistemi e pescatori».

Il nuovo dataset ha una risoluzione centinaia di volte più alta rispetto alle precedenti indagini globali, l’area totale del pesca oceanica è probabilmente superiore al 55% stimato, dato che alcune attività di pesca avvengono in regioni con scarsa copertura satellitare o in Zone economiche esclusive con una bassa percentuale di navi che utilizzano il sistema di identificazione automatica (AIS) e che non sono stati incluse.

Per rispondere alla domanda “Che cosa determina il comportamento commerciale della pesca?” Il team ha utilizzato la tecnologia di apprendimento automatico per analizzare 22 miliardi di messaggi trasmessi dalle posizioni AIS dei pescherecci dal 2012 al 2016 e, basandosi esclusivamente sui modelli di movimento delle navi, l’algoritmo di Global Fishing Watch è stato in grado identificare più di 70.000 pescherecci commerciali, le dimensioni e la potenza del motore di queste navi, il tipo di pesca praticata e quando e dove hanno pescato, con dettagli di un’ora e di un chilometro. I ricercatori evidenziano che «Questa nuova visione globale della pesca si basa sui progressi della tecnologia satellitare e dell’elaborazione dei big data».

Nel 2026 sono state osservate più di 40 milioni di ore di attività di pesca e, mentre la maggior parte dei Paesi sembra pescare prevalentemente all’interno delle proprie Zone economiche esclusive, Cina, Spagna, Taiwan, Giappone e Corea del Sud rappresentano l’85% della pesca osservata in alto mare .

Un altro autore dello studio,Juan Mayorga, della Bren School Ucsb e di Pristine Seas, sottolinea che «Questo dataset fornisce una risoluzione così elevata sull’attività di pesca che possiamo persino vedere i modelli culturali, come quando i pescatori di regioni diverse hanno tempo libero, Ad esempio, nella flotta peschereccia cinese – la più grande del mondo – durante il capodanno cinese, l’attività di pesca è ridotta a livelli paragonabili a quelli durante i divieti stagionali imposti dal governo».

Il team di ricercatori ha anche scoperto una cosa abbastanza preoccupante: quando e dove avviene la pesca è legato più alla politica e alla cultura che ai cicli naturali, come le migrazioni dei pesci e alla produzione di cibo marino.Costello conferma: «La nostra analisi ha dimostrato che le politiche, le culture e l’economia giocano un ruolo importante nel guidare il comportamento della pesca. Inoltre, abbiamo esaminato se la pesca diminuiva quando i prezzi del carburante erano alti e abbiamo trovato una debole risposta. Si tratta dei tipi di cose che abbiamo sempre speculato, ma che fino ad ora non eravamo mai stati in grado di testare».

La mappa interattiva che ne è risultata –  liberamente accessibile – mostra una visione quasi in tempo reale dei tipi di pesca delle singole navi e flotte. Questo consente a chiunque di vedere cosa sta succedendo al lòargo delle sue coste e se i confini politici marini vengono rispettati o no.

Mayorga ribadisce che «Rendendo pubblici questi dati, stiamo fornendo a governi, enti di gestione e ricercatori le informazioni necessarie per prendere decisioni trasparenti e ben informate per regolamentare meglio le attività di pesca e raggiungere gli obiettivi di conservazione e sostenibilità«,

Lo studio non permette solo di migliorare la gestione degli oceani, ma conferma anche che l’attività di pesca è chiaramente legata a diversi regimi gestionali, il che evidenzia il ruolo che politiche  ben applicate possono svolgere per arginare lo sfruttamento eccessivo degli stock di pesci.

Costello conclude: «Questa collaborazione apre una miriade di opportunità di ricerca. Stiamo sfruttando i prodotti sviluppati da Global Fishing Watch per affrontare nuove e importanti domande di ricerca che miglioreranno la sostenibilità della pesca in tutto il mondo».