Lupo e uomo, convivenza possibile: con il progetto Medwolf danni già dimezzati

In Toscana sono stati monitorati 530 esemplari, il 35% di tutti quelli italiani

[10 novembre 2017]

Si è chiuso ieri a al Polo Universitario di Grosseto il simposio conclusivo del progetto Life Medwolf, finanziato dall’Unione Europea con lo scopo di ridurre il conflitto tra la presenza del lupo e le attività antropiche nelle aree rurali della provincia di Grosseto e dei distretti di Guarda e Castelo Branco in Portogallo: zone dove la presenza del lupo causa un impatto costante e crescente sulle attività umane principalmente a causa delle predazioni al bestiame.

«In Toscana – dettaglia Paolo Banti, dirigente della Regione – sono stati monitorati 530 esemplari di lupo, divisi in 110 gruppi riproduttivi, e all’interno di questi gruppi sono stati attestati 29 esemplari di ibridi. La Toscana occupa l’8-9% della superficie italiana all’interno della quale è presente il 35% dei lupi italiani: almeno questo è questo che siamo in grado di dire grazie ai monitoraggi. Se riuscissimo ad avere dati più affidabili dalle altre regioni italiane riusciremmo a gestire meglio la situazione legata alla presenza del lupo con metodi di prevenzione più efficienti».

Proprio in Toscana i fatti dimostrano già che la convivenza è possibile, come documentano i progressi conquistati nel corso del progetto Medwolf che – oltre al coordinamento dell’Istituto di Ecologia Applicata di Roma – ha visto la partecipazione della Provincia di Grosseto, delle 3 associazioni di categoria (Coldiretti, Cia e Confagricoltura), del Wwf, di Festambiente Legambiente e dei Carabinieri Forestali. Al termine del progetto sono state installate 74 recinzioni (realizzati dagli allevatori stessi, selezionati attraverso un bando della Provincia di Grosseto) per il ricovero notturno del bestiame domestico e sono stati affidati 22 cani da guardiania agli allevatori della provincia di Grosseto, mentre altri 22 sono stati affidati al di fuori della provincia.

I risultati ottenuti dimostrano che le recinzioni hanno portato a una significativa riduzione dei danni – circa il 50% – nelle aziende che le hanno installate. «Nella provincia di Grosseto sono presenti circa 1200 aziende – aggiunge Valeria Salvatori, responsabile del progetto Medwolf – noi abbiamo affidato le nostre misure di prevenzione alle aziende più esposte al rischio di predazione e con un numero minimo di 50 capi. Abbiamo creato una partnership con circa 70 aziende e i progressi raggiunti durante il progetto sono incoraggianti. Non possiamo dire di aver risolto il problema, ma con le misure messe in campo abbiamo registrato una riduzione degli attacchi nelle ore notturne, quando vengono utilizzate le recinzioni, e nelle ore diurne grazie ai cani da guardianìa. Grazie ai nostri metodi di prevenzione – rimarca Salvatori – siamo riusciti a ridurre i danni del 50%».

Medwolf non si è fermato alle recinzioni. Il progetto ha  fornito l’assistenza veterinaria per i primi 2 anni di vita dei cani da guardianìa , così come il mangime per una corretta alimentazione degli animali; in questo contesto è nata  DifesAttiva: un’associazione formata da allevatori della provincia che supporta e si mette a disposizione degli allevatori che intendono utilizzare questo strumento di prevenzione. Gli allevatori, oltre a fornire assistenza e consigli pratici, si scambiano tra loro i cuccioli in modo da selezionare le linee di sangue migliori.

Esperienze che trovano importanti riflessi anche al di fuori del territorio toscano: anche in Emilia Romagna, Piemonte e nella provincia di Trento sono state prese misure di prevenzione a difesa del bestiame come recinzioni, cani da guardiania e box abitativi. I box abitativi in particolare si sono dimostrati molto importanti perché la presenza del pastore permette di coordinare e gestire meglio i metodi di prevenzione. Un dato spicca: nelle aree in cui la presenza del pastore è stata più continuativa si è registrato un calo delle predazioni.