Malattie animali, Ue: programmi validi ma possono essere migliorati

[28 aprile 2016]

maiali allevamento

L’approccio adottato dalla Commissione per l’eradicazione, la lotta e la sorveglianza delle malattie degli animali è valido e i programmi degli Stati membri sono stati in genere ben concepiti e attuati. E’ difficile, però, stabilire il rapporto che intercorre fra i costi/efficacia dei programmi, e vi è ancora spazio per ulteriori miglioramenti.

E’ quanto emerge dalla Relazione speciale “Programmi di eradicazione, lotta e sorveglianza per contenere le malattie degli animali” effettuata dalla Corte dei conti europea.

Nell’insieme la Corte ha concluso che i programmi esaminati relativi alle malattie degli animali sono efficaci nel contenere tali malattie. Ma, siccome possono sempre svilupparsi focolai delle malattie, raccomanda che la Commissione e gli Stati membri rimangano vigilanti.

Secondo la Corte l’approccio adottato dalla Commissione è supportato da adeguata consulenza tecnica, buone analisi di rischio e da meccanismi appropriati per definire le priorità in base alle quali assegnare le risorse. La Commissione ha fornito orientamenti e facilitato il coordinamento degli sforzi compiuti dagli Stati membri ed ha stabilito criteri minimi di performance che i programmi degli Stati membri devono raggiungere. Tanto che sono stati ottenuti notevoli successi, ad esempio la diminuzione dei casi di encefalopatia spongiforme bovina nei bovini, di salmonella nel pollame e di rabbia negli animali selvatici.

Però, nonostante i buoni risultati rimane difficile stabilire il rapporto costi/efficacia per i programmi attuati, perché mancano i modelli per effettuare tale analisi. Vi sono esempi di programmi non sufficientemente controllati dagli Stati membri o con costi irragionevolmente elevati. In alcuni casi in Italia, gli importi pagati agli agricoltori a titolo di indennizzo, o le riduzioni dei pagamenti imposte dalla Commissione, hanno scarsamente incentivato l’adozione di misure di bioprotezione e l’attuazione di misure correttive.

La Corte ha anche individuato ambiti specifici in cui vi sono margini di miglioramento come lo scambio di informazioni epidemiologiche e l’accesso rapido ai risultati storici attraverso il sviluppo dei sistemi informativi. E ha osservato che l’approccio dell’UE per tener conto delle malattie degli animali selvatici andrebbe integrato, specie per la tubercolosi, e che la carenza di alcuni vaccini può compromettere l’efficacia dei programmi

Quindi raccomanda alla Commissione di facilitare lo scambio di informazioni epidemiologiche tra gli Stati membri;  di esaminare se l’insieme di indicatori esistente debba essere aggiornato per fornire informazioni migliori sulle attività di controllo veterinario e sul rapporto costi/efficacia dei programmi; di includere sistematicamente nei programmi veterinari, ove pertinente, aspetti relativi alla fauna selvatica; di sostenere la disponibilità di vaccini che gli Stati membri dovrebbero utilizzare ove epidemiologicamente giustificato.

Del resto la salute degli animali ha un impatto diretto sulla salute pubblica, sia per questioni legate alla sicurezza alimentare sia perché alcune malattie degli animali sono trasmissibili agli esseri umani. La buona salute degli animali è un requisito basilare per il settore alimentare. Pertanto, da molti anni l’Ue attua una vasta gamma di misure per proteggere la salute degli animali. Se le misure esistenti non funzionano correttamente, affrontare le emergenze e le patologie può comportare costi significativi per la perdita dei mercati interni e di esportazione, costi per la lotta contro le malattie per i bilanci dell’Ue e degli Stati membri, nonché costi per i sistemi sanitari degli Stati membri per la cura delle malattie zoonotiche (patologie trasmissibili agli esseri umani). Si stima che l’epidemia di afta epizootica del 2001, iniziata nel Regno Unito ma poi diffusasi in altri paesi, sia costata fino a 12 miliardi di euro. La crisi di encefalopatia spongiforme bovina (BSE) degli anni novanta, anch’essa concentrata nel Regno Unito, è costata oltre 3 miliardi di euro nel solo Regno Unito e ha determinato una significativa riduzione sia dei volumi che dei prezzi delle esportazioni di carni bovine dell’Ue.

L’Ue dispone di una politica attiva in materia di salute degli animali e finanzia i programmi degli Stati membri volti all’eradicazione, alla lotta e alla sorveglianza per determinate malattie degli animali. Questi programmi hanno ricevuto finanziamenti per 1,3 miliardi di euro tra il 2009 e il 2014 e riguardano azioni quali la vaccinazione, i test e gli indennizzi per gli animali macellati. A seconda del tipo di malattia, l’eradicazione può essere più o meno complessa e richiedere molti anni. Per questo è  necessario che vi sia un approccio valido adottato a livello dell’Ue e programmi adeguati attuati dagli Stati membri.