Oceana: «Pesca, l’Ue agisca contro i veri muri della morte»

[15 maggio 2014]

Ieri  la Commissione europea ha annunciato una proposta per vietare tutti i tipi di reti da posta derivanti nei mari europei, con lo scopo di eliminare gli espedienti che hanno permesso di continuare la pesca illegale con le reti derivanti. Le misure annunciate sono state accolte favorevolmente da Legambiente, Marevivo, MedReAct e  Lav, ma secondo Oceana, l’organizzazione ambientalista internazionale che si occupa esclusivamente della salvaguardia del mare e che da oltre 10 anni combatte questo sistema di pesca non sostenibile, «gli obiettivi della Commissione, se pur legittimati e apprezzati, risultano errati nell’approccio».

A spiegare il perché è Xavier Pastor, direttore Esecutivo di Oceana in Europa, «Le reti derivanti illegali hanno impattato il Mar Mediterraneo negli ultimi 20 anni, anche a causa delle scappatoie legali che oggi sono state per la maggior parte eliminate. Oggi pochi pescherecci sono ancora operativi con questi attrezzi e per fermare questa pratica illegale una volta per sempre è necessario maggior controllo e applicazione delle normative vigenti».

Oceana è  preoccupata anche per un’altra cosa «La proposta della Commissione Europea può penalizzare migliaia di pescatori artigianali che pescano con attrezzi sostenibili nelle acquee Europee e aprire nuovamente il rischio di massive frodi per i sussidi invece di colpire pochi pescherecci che hanno continuato l’attività di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) e che avrebbero dovuto essere inseriti nella lista nera anni fa».

Le reti da posta derivanti sono utilizzate per la cattura di diverse specie pelagiche. Negli anni ‘80 e inizio anni ‘90, queste reti erano molto diffuse per via della loro efficacia e facilità operativa, ma le reti derivanti hanno un forte impatto sull’ambiente marino perché catturano accidentalmente cetacei ed altre specie a rischio estinzione. Nel 2002 l’Ue aveva  bandito queste reti, ma alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, hanno continuato ad utilizzarle. L’Italia è stato l’ultimo Paese in Europa ad utilizzare questo attrezzo da pesca illegale che è stato quindi mascherato con il nome legale di “ferrettara”. Altri Paesi Mediterreanei come Marocco e Turchia hanno inoltre ospitato pescherecci che utilizzavano questo tipo di rete ma oggi sono stati dismessi.

Maria Jose Cornax, responsabile delle campagne per la pesca per Oceana Europa, evidenzia che «L’azione piú importante che deve essere fatta per fermare questo sistema di pesca illegale con reti derivanti é di chiamare questa attività apertamente per quello che é: illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). Le stesse barche e gli stessi operatori continuano a pescare illegalmente da decenni. Non è più tempo per ambigue misure, ora è il momento di intraprendere azioni concrete e inserire i trasgressori nella lista nera. Inoltre, la pesca illegale con reti derivanti per specie altamente migratorie come pesce spada e tonno, che è stata vietata nelle acque Mediterranee dal 2003 dalla International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (ICCAT), resta ancora consentita nell’Oceano Atlantico per i pescherecci non europei».

Oceana pensa che l’Ue  dovrebbe dimostrare un reale impegno politico  nella lotta alla pesca illegale con reti derivanti,  applicando tre punti: «I pescherecci europei che usano reti derivanti illegali per la cattura di specie altamente migratorie devono essere inclusi nella lista nera come pescherecci INN e i loro operatori sanzionati di conseguenza.  L’Unione Europea deve guidare l’adozione del divieto totale di uso di reti derivanti per specie altamente migratorie in tutte le Organizzazioni Regionali per la Gestione della Pesca (ORGP) del tonno come l’Oceano Atlantico.  L’Unione Europea deve adottare un quadro legale coerente, vietando l’uso di reti da posta (fisse e derivanti) per la cattura di specie altamente migratorie».