Il Parlamento europeo dice no alla pesca elettrica e sì a nuove regole per la pesca

Ambientalisti e pescatori criticano il nuovo regolamento: a rischio gli ecosistemi e regali alle lobby

[17 gennaio 2018]

Divieto in tutta Europa di utilizzare l’elettricità per pescare, semplificazione delle regole riguardanti gli attrezzi da pesca  e la taglia minima dei pesci, maggiore flessibilità regionale per i pescatori ma anche limiti di cattura per gli stock vulnerabili di pesci, in particolare nella fase giovanile, è questo in sintesi il risultato del voto del Parlamento europeo dal quale è emersa una nuova legislazione che – aggiornando e combinando più di 30 regolamenti – prevede misure comuni, permettendo allo stesso tempo di prendere iniziative adattate ai bisogni regionali di ogni bacino marittimo.

Gli ambientalisti e i pescatori artigianali sono soddisfatti soprattutto per l’adozione di un emendamento, passato con 402 voti a favore, 232 contrari e 40 astensioni, che chiede il divieto totale della pesca elettrica a impulsi, usata soprattutto dalle paranze olandesi per far uscire i pesci dal fondale e farli finire nelle reti a strascico.

Esulta Bloom Association che ha guidato la battaglia contro la pesca elettrica e sottolinea che «Il risultato del voto è rimasto incerto fino all’ultimo momento, i pescatori industriali olandesi hanno imperversato in Parlamento che è stato inondato di fake news da parte delle lobbie. Delle menzogne che sono state fermamente denunciate da diversi eurodeputati nel dibattito in plenaria ieri sera nell’emiciclo, in particolare da Yannick Jadot (Verdi/Ale) e Younous Omarjee (Sinistra Europea/Gue)».

Secondo Claire Nouvian, fondatrice de Bloom, «E’ una vittoria formidabile per gli oceani, per i pescatori artigianali e per l’Europa. L’équipe di Bloom ha lavorato notte e giorno da settimane per ottenere questo risultato. Siamo felici e sollevato per il fatto che il Parlamento si sia opposto fermamente a una pratica distruttiva che era stata autorizzata dall’Europa a causa di una collusione immorale tra lobbie industriali e istituzioni. Ormai il Parlamento ha portato avanti il dossier e chiederà conto alla Commissione europea delle condizioni per le concessioni di deroghe ingiustificate e contrarie ai pareri scientifici, che fino a ieri sera, nel dibattito in seduta plenaria, hanno continuato ad essere utilizzati in maniera inaccettabile da parte della Commissione, La partita è appena cominciata»

Il voto del Parlamento europeo contro la pesca elettrica è un successo collettivo dei pescatori artigianali e di diverse ONG riunite da Bloom in una coalizione informale che è riuscita a dispiegare una efficace campagna per convincere gli europarlamentari. I piccoli pescatori della piattaforma Low Impacts Fishers of Europe (Life), delala Plateforme de la petite pêche artisanale, i pescatori con le sciabiche di Hauts de France,i pescatori inglesi di Lowestoft Fish Market Alliance, Thanet fishermen/Queenbourgh fishermen, Fishermen United, Leigh and Southend fishermen, Mersea Island Fishermen, i pescatori scozzesi di The Community of Arran Seabed Trust (Coast) e del Sustainable Inshore Fisheries Trust, i pescatori irlandesi dell’Irish Islands Marine Resource Organisation (Iimro), i pescatori artigianali spagnoli che aderiscono alla Fondation Lonxanet e le ONG Irish Wildlife Trust, End Ecocide on Earth, Notre affaire à tous, Blackfish, Our Fish, Blue Marine Foundation si sono mobilitati al fianco di Bloom per far sentire la loro voce e allertare gli eurodeputati sulle conseguenze di un loro voto a favore della pesca elettrica.

La Nouvian spiega che «Abbandonati dalle loro istanze di rappresentanza nazionale che hanno concluso o stanno per concludere degli accordi con le industrie olandesi, i pescatori artigianali europei hanno compreso che era tempo di predere politicamente la questione nelle loro mani, per assicurarsi un futuro».

Frédéric Le Manach, direttore scientifico di Bloom, aggiunge: «La presenza dei pescatori ha fatto un’immensa differenza. La loro urgenza è palpabile, le loro cifre sono allarmanti: sono davvero in grande difficoltà, i deputati hanno compreso il problema sistemico che avrebbero creato. Bloom ha costruito un’argomentazione scientifica inarrestabile, basata su dei lavori estremamente rigorosi della nostra ricercatrice Laetitia Bisiaux. Questo non ha immediatamente riuscito a ribaltare i danni prodotti da anni di lobbying forsennata degli industriali in un calendario parlamentare che giocava a loro favore ma, alla fine, la forza dei dati scientifici ha vinto».

Anche una straordinari mobilitazione della società civile e di cittadini e imprenditori ha contribuito a creare un terreno favorevole contro la pesca elettrica: prima di Natale,  i Poissonniers de France (PdF), le gruppo  Mericq, numerosi pescatori e imprese di trasformazione del pesce come AgroMousquetaires, si erano schierati contro l’acquisto di pescato con l’elettricità e lo stesso giorno del voto all’Europarlamento Carrefour ha preso l’impegno di non vendere più specie pescate con questa tecnica, così come avevano fatto più di 220  chef di Relais & Châteaux di 21 Paesi diversi, Italia compresa.

Bloom, che ha raccolto più di 100.000 firme sotto una petizione contro la pesca elettrica, ricorda però che le misure sulla pesca elettrica «Sono dentro  il regolamento “Misure Tecniche” che è estremamente nocivo per la salute degli oceani. Questo regolamento è stato l’occasione per il relatore spagnolo PPE [Partito popolare europeo] Gabriel Mato  per riaprire il vaso di Pandora degli standard europei di conservazione marina e per fare nmolti danni à dei risultati fondamentali della Politica comune della pesca».

Durante il dibattito in plenaria Mato ha dichiarato: «L’attuale stato delle norme è impraticabile, complesso e rigido, è per questo che è necessario rivedere le Misure Tecniche. Tutti sono d’accordo nel dire che abbiamo bisogno di semplificazione. Non dobbiamo reinventare le regole, ma piuttosto renderle più chiare e più pratiche e mettere in opera da parte dei pescatori e di altri protagonisti, con una regionalizzazione e un programma basato su risultati che siano utili ai pescatori, essendo le autorità nazionali e locali in grado di prendere delle decisioni conformi al quadro generale».

Ma secondo Björn Stockhausen di Seas-At-Risk «Gabriel Mato è andato troppo oltre. Il risultato è che mette in pericolo il futuro degli oceani e della protezione degli ecosistemi. A parte la pesca elettrica, il regolamento è inaccettabile. Aspettiamo di vedere cosa succederà nel trilogo», l’organismo Ue dove si confrontano Europarlamento, Commissione e Consiglio.

Il nuovo regolamento contestato dagli ambientalisti, che ha l’obiettivo dichiarato di «ridurre progressivamente le catture di giovanili», prevede di  vietare alcuni attrezzi e metodi di pesca; imporre restrizioni generali per alcuni tipi di attrezzature usate nella pesca a strascico; di stilare una lista di pesci e crostacei per i quali vietare la pesca; di limitare al massimo le catture accidentali di mammiferi marini, uccelli marini e rettili marini, includendo dei disposizioni speciali miranti a proteggere gli habitat sensibili e a vietare delle pratiche come “l’accrescimento di valore delle catture” (rigetto dei pesci a basso prezzo che dovrebbero essere sbarcati regolarmente) per ridurre i rigetti,

Le misure regionali approvate dall’Europarlamento riguarderanno soprattutto le taglie minime del pescato e le zone c vietate e con restrizioni alla pesca. Dopo l’entrata in vigore del regolamento, gli Stati membri dell’Ue e la Commissione europea hanno 18 mesi di tempo per adottare le regole regionali. Ma l’Europarlamento avverte che «Tuttavia, sarà possibile derogare a queste regole regionali sulla base di un piano triennale regionale di pesca o, in assenza di un tale piano, attraverso una decisione della Commissione europea. A questo fine, gli Stati membri potranno sottoporre delle raccomandazioni congiunte». Gli eurodeputati chiedono che queste raccomandazioni siano basate sui migliori pareri scientifici disponibili.

Per Bloom e altre ONG e organizzazioni di pescatori, «In questo contesto, è impossibile prevedere le tappe che farà questo regolamento, ma una cosa è sicura: le lobbie industriali olandesi hanno vissuto uno tsunami e la loro aggressività e disonestà comincia a costar loro cara».

La Nouvian conclude: «Credo di potermi esprimere a nome della nostra coalizione informale affermando che non molleremo fino a che la pesca elettrica sarà totalmente e definitivamente vietata in Europa».