Per individuare l’origine di un pesce basta controllare il suo aspetto fisico

Un nuovo strumento economico ed efficace per aiutare la piccola pesca a determinare le origini delle catture giornaliere

[30 luglio 2018]

Ogni anno la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (llegal, unreported and unregulated – Iuu) costa all’economia globale 36,4 miliardi di dollari, una cifra più alta del prodotto interno lordo di oltre la metà dei Paesi del mondo. Il sovrasfruttamento degli stock ittici e la pesca industriale a danno dei Paesi in via di sviluppo minacciano non solo la sicurezza delle piccole attività di pesca locali, ma anche le specie vulnerabili che hanno estremo bisogno di salvaguardia. Ora più che mai, sono urgentemente necessari nuovi strumenti economicamente efficaci per facilitare sia una migliore gestione della pesca sia la protezione della biodiversità marina.

Nello studio “Evaluating tools for the spatial management of fisheries” pubblicato sul Journal of Applied Ecology  un team di ricercatori statunitensi e britannici segnalano un nuovo modo per rintracciare la provenienza dei pesci, che è un’informazione essenziale per individuare e prevenire pratiche di pesca non sostenibili.  Smithsonian Magazine spiega che «La loro tecnica non è né tecnologicamente ingombrante né proibitivamente costosa: per localizzare l’origine di un pesce basta analizzarne la forma. In effetti, anche quando si propongono metodi più all’avanguardia, il processo di misurazione del corpo di un pesce non è solo più semplice, ma anche più preciso».

Si tratta di risultati sono particolarmente importanti per le attività di pesca artigianale che tendono a concentrarsi nei Paesi con risorse insufficienti a controllare la pesca Iuu e ad eludere il controllo di pratiche di gestione standardizzate. Tradizionalmente, gli organismi di regolamentazione hanno chiuso un occhio sul piccolo commercio di pesci con le uova e sottomisura, ritenendoli irrilevanti rispetto alle colossali catture realizzate dalle flotte industriali. Ma in tutto il mondo ci sono  milioni di piccole imprese di pesca e, insieme, le loro catture possono superare o eguagliare quelle della grande pesca. Inoltre, i ricercatori dello Smithsonian che hanno partecipato allo studio  fanno notare che «Le attività di pesca su piccola scala sono importanti fonti di reddito e un capitale culturale per le comunità locali di tutto il mondo, il che richiede la loro conservazione su più fronti. Gli strumenti attualmente disponibili, tuttavia, sono distribuiti in modo non uniforme a causa delle spese e della mancanza di supervisione, in definitiva non riescono a contrastare la pesca illegale». Le piccole imprese di tutto il mondo continuano a subire le ripercussioni del sovrasfruttamento e della violazione dei confini delle aree di pesca designate. A complicare le cose c’è anche il fatto che, una volta che sono stati catturati e aggregati, è difficile riuscire a rintracciare la provenienza dei singoli pesci.

Per questo il principale autore dello studio, Steven Canty , dell Smithsonian Marine Station e della Manchester Metropolitan University, ha pensato di testare l’efficacia di tre metodi per identificare le origini geografiche del pesce.  Il lavoro del suo team di ricerca si è concentrato su 149 lutiani coda gialla (Ocyurus chrysurus) pescati in tre diverse zone di pesca al largo della costa dell’Honduras. Siti separati l’uno dall’altro da parecchie miglia, isolando così in modo affidabile questi pesci che vivono nella barriera corallina. Inoltre, ogni zona di pesca era caratterizzata da ambienti drasticamente diversi per profondità, vicinanza alle coste sabbiose e rimescolamento con le acque oceaniche circostanti.

Pescati dai pescatori locali, la maggior parte dei lutiani coda gialla  erano già morti al momento del campionamento e dopo aver ricevuto il pesce, Canty e i suoi colleghi hanno eseguito tre diversi test, a partire da un’analisi genetica, che ha confrontato le firme nel DNA di ogni singolo pesce che potrebbero rivelare il loro habitat originario. Sebbene tutti i pesci appartenessero alla stessa specie, Canty pensava che potessero esserci piccole differenze accumulate nel tempo in base all’ambiente in cui vivono. Il secondo test ha analizzato la composizione chimica di una piccola struttura nell’orecchio interno del pesce che è noto per assorbire elementi unici dalle acque circostanti. Nel terzo test, i ricercatori hanno preso in considerazione la forma di ogni pesce, individuando diversi punti di riferimento fisici e calcolandone i rapporti.

I primi due metodi, ben consolidati nel campo dell’ecologia ittica, presentano ostacoli logistici: entrambi sono finanziariamente costosi, tecnicamente laboriosi e richiedono molto tempo: fino a due mesi per analizzare i campioni e da  20 a 35 dollari per pesce. Invece, l’analisi della forma del corpo, richiede solo un set di calibri e un paio d’ore di formazione, dopo non ci sono costi aggiuntivi.

Canty è rimasto sorpreso nello scoprire che il semplice controllo della forma fisica del pesce, il metodo più diretto ed economico, era anche il più accurato, con una precisione di quasi l’80%. Le differenze anatomiche tra i pesci provenienti da luoghi diversi erano sottili – non necessariamente le incongruenze che si potevano vedere ad occhio nudo – ma coerenti. Il leader del team di ricerca sottolinea: «Siamo rimasti sorpresi dal modo in cui l’analisi della forma ha effettivamente funzionato, è uno strumento così semplice rispetto agli altri». I ricercatori ritengono che «I diversi ambienti che ospitano il pesce – che sono altrimenti molto simili geneticamente – sono responsabili di questi cambiamenti». Hanno così scoperto che fattori che potrebbero sembrare di poco conto, come la dieta, la temperatura dell’acqua e la velocità delle correnti «possono modellare il pesce in modi inaspettati. Ciò significa che, all’interno di una specie, l’anatomia può essere incredibilmente diversa».

Nel complesso, questo studio sembra far luce su come nel tempo l’aspetto fisico di un animale vuene modellato dall’ambiente: «Ti adatti al posto in cui vivi», sintetizza Canty.

Sia le analisi genetiche che chimiche hanno dato in confronto risultati modesti, valutabili nel 50% di precisione, mentre Canty si aspettava che producessero entrambi risultati migliori, ma teorizza che  le popolazioni di lutiani coda gialla che ha campionato «potrebbero non essere fisicamente separate come si pensava una volta pensato. Per esempio, le uova di lutiani possono andare alla deriva, e queste tre comunità di pesci possono occasionalmente accoppiarsi, mescolando i loro geni oltre il punto di distinzione».

Gli scienziati sottolineano però che, anche se in questo caso particolare gli strumenti tecnicamente più avanzati hanno avuto meno successo, «Sono ancora essenziali per i lavori  di ricerca sulla pesca marina in tutto il mondo».  Ma è anche vero che i risultati del team d Canty aggiungono quella che potrebbe essere una tecnica rivoluzionaria per il piccolo kit di strumenti per la pesca, qualcosa di preciso e molto economico.

Tuttavia, l’analisi della forma del corpo , ha i suoi limiti: può essere fatta solo sugli adulti: i pesci giovani, ancora in crescita, hanno misure corporee distinte da quelle degli adulti. Inoltre, risultati come quelli di Canty potrebbero non essere utilizzabili in altri luoghi, soprattutto dove gli ambienti mostrano meno diversità o dove i confini tra le zone di pesca sono labili. Sfortunatamente, queste stesse condizioni possono contribuire allo stesso problema della pesca Iuu che Canty e i suoi colleghi sperano di affrontare. Inoltre, i ricercatori hanno valutato solo i rapporti corporei di una specie e altri pesci potrebbero essere meno sensibili all’habitat che li circonda oppure frequentarne diversi. Per capirlo bisognerà aspettare i risultati di studi  futuri.

Intanto Canty spera che possano esserci applicazioni della sua analisi della forma del corpo che vadano oltre la gestione della pesca: «Ad esempio, questo potrebbe dotare gli ambientalisti di uno strumento per tracciare il pesce in pericolo negli habitat protetti. È importante sottolineare che il metodo del team è abbastanza non invasivo e in grado di attuare una procedura catch-and-release: per questo brand della scienza non c’è bisogno di sacrificare le vite dei pesci. C’è ancora speranza per il futuro della pesca sostenibile. E’ una missione che potrebbe semplicemente ritornare alle origini».