Da Silva: i governi risolvano le dispute sui finanziamenti per l’adattamento

Pesca, Fao: «I cambiamenti climatici trasformeranno gli ecosistemi marini e d’acqua dolce»

A rischio i mezzi di sussistenza di milioni di persone che dipendono dalla pesca

[11 luglio 2018]

Secondo il rapporto “Impacts of climate change on fisheries and aquaculture – Synthesis of current knowledge, adaptation and mitigation options” nel quale la Fao, grazie al lavoro di più di 100 scienziati,  riassume nuove analisi e studi, «Entro il 2050 i cambiamenti climatici avranno alterato la produttività di molte delle attività di pesca marina e di acqua dolce del pianeta, con pesanti conseguenze per i mezzi di sostentamento di milioni di persone tra le più povere al mondo».

Secondo l’agenzioa Onu, «Il potenziale produttivo della pesca nelle e zone economiche esclusive marine (Zee) – quelle fasce di 200 miglia di territorio marino adiacente alle coste che ogni nazione costiera ha il diritto di sfruttare – potrebbe diminuire in media meno del 12%, ma questo maschera fluttuazioni più significative del potenziale produttivo a livello regionale, suggeriscono i modelli».

Ne risentirà anche la pesca e l’acquacoltura di fiumi, corsi d’acqua e laghi, un sistema spesso in situazioni critiche e trascurato che però comprende 5  dei Paesi meno sviluppati al mondo che sono tra i primi 10 produttori di pesce e che fornisce ogni anno 11,6 milioni di tonnellate di cibo destinato al consumo umano.

Il rapporto evidenzia che «Questi impatti sono legati alle variazioni della temperatura dell’acqua e dei livelli di pH, ai cambiamenti nei modelli di circolazione oceanica, all’innalzamento del livello del mare e alle alterazioni delle precipitazioni e delle tempeste che faranno cambiare la distribuzione e la produttività delle specie, sbiancare i coralli e diffondersi di malattie acquatiche tra gli altri effetti».

Il rapporto di 654 pagine, zeppo di analisi e informazioni globali, regionali e nazionali, e la pubblicazione più completa sui cambiamenti climatici e sulla pesca mai realizzata e comprende sia nuove ricerche che una sintesi unica delle più recenti informazioni scientifiche su come un clima mutevole sta alterando gli oceani, i laghi e i fiumi del mondo e ridisegnando le vite delle comunità che dipendono da loro.

La Fa spiega che «Una serie di studi di casi si concentra sulle sfide – oltre a soluzioni di adattamento già esplorate – in 13 grandi aree marine che vanno dall’Artico al Mediterraneo. Il capitolo chiave fornisce strumenti di adattamento e opzioni per aiutare i Paesi a farvi fronte in modi che consentiranno loro di adempiere agli impegni di adattamento contemplati dall’Accordo sul clima di Parigi». Il rapporto afferma che »Con misure opportune, l’impatto dei cambiamenti climatici possono essere ridotti al minimo»

Presentando il rapporto, il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, si è appellato alla comunità internazionale perché «Fornisca supporto adeguato ai paesi per adattarsi ai cambiamenti climatici» e ha invitato i Paesi membri del consiglio direttivo del Green Climate Fund dell’Onu a «Risolvere i loro disaccordi sui finanziamenti.  Il mancato accordo in sede di consiglio la settimana scorsa riguardo al rifinanziamento del Fondo stesso significa che questo potrebbe esaurirsi già l’anno prossimo. Corriamo il rischio di esaurire l’elemento più potente dell’Accordo di Parigi sul clima. Quando abbiamo firmato l’Accordo di Parigi, aiutare i Paesi più poveri ad adattarsi era una condizione imprescindibile e la sua mancata realizzazione significherebbe fallire nell’implementazione dell’accordo».

Secondo un modello sviluppato dal rapporto basandosi sullo scenario “forte mitigazione” del RCP2.6  dell’Ipcc, «La produttività della esca nelle zone economiche marine dei Paesi diminuirebbe tra il 2,8% e il 5,3% entro il 2050». Secondo il modello RCP8.5 “business as usual”, «La diminuzione potrebbe variare entro lo stesso periodo dal 7% al 12,1%».

La Fao evidenzia che «Le maggiori diminuzioni sono attese nelle zone economiche marine dei Paesi tropicali, soprattutto nel Pacifico meridionale, mentre nelle regioni a latitudine più elevata il potenziale di cattura probabilmente aumenterà».  Inoltre, «Anche nelle zone in cui la produttività sarà negativa, le catture di pesce potrebbero continuare a crescere, se i Paesi attueranno adeguate misure di adattamento e regimi di gestione della pesca efficaci».

Il rapporto spiega che «Cambiamenti nei livelli di cattura avverranno in parte a causa delle specie ittiche che cambiano la loro distribuzione geografica per rispondere ai cambiamenti climatici. Questo è già stato ben documentato nell’Atlantico nord-orientale e nord-occidentale e anche per il tonno di alto valore.  I cambiamenti nei modelli di distribuzione e migrazione di questo pesce potrebbero avere un impatto significativo sui redditi nazionali dei paesi da esso economicamente dipendenti, in particolare dei piccoli stati insulari in via di sviluppo della regione del Pacifico. Man mano che questi cambiamenti di distribuzione delle specie avranno luogo, saranno necessari nuovi accordi tra i pescatori all’interno delle flotte pescherecce nazionali e tra i Paesi per consentire risposte coordinate».

Gli impatti produttivi sulle acque interne varieranno da luogo a luogo, «ma nessuna regione del mondo ne sarà immune», avverte la Fao. Il rapporto fornisce stime su come cambierà il clima, l’uso dell’acqua e lo stress sulla popolazione in 149 Paesi, e analizza l’evoluzione futura dei fiumi Yangtze, Gange e Mekong in Asia; il bacino del Congo e il sistema dei Grandi Laghi in Africa; i laghi interni della Finlandia in Europa; i bacini de Rio della Plata e del Rio delle Amazzoni in Sud America.

Per quanto riguarda l’acquacoltura di acqua dolce, i Paesi più vulnerabili sono considerati il Vietnam, il Bangladesh, il Laos e laCina, mentre per l’acquacoltura marina  Norvegia e  Cile rischiano una crisi, a causa portata dei loro sistemi di piscicoltura marina e della loro dipendenza da poche specie.

Il rapporto illustra una serie di opzioni per l’adattamento: «Esistono già una serie di strumenti di gestione della pesca che possono essere utilizzati per rispondere ai cambiamenti climatici, ma molti dovranno essere riorganizzati per rispondere a esigenze specifiche in contesti specifici».  Per «garantire che gli adattamenti siano sinergici e non portino a un disadattamento», la Fao li raggruppa in tre categorie: risposte istituzionali e di gestione; rafforzamento e diversificazione dei mezzi di sostentamento delle persone; attenuazione dei rischi e sostegno alla capacità di risposta.

Lìsagenzia Onu conclude: «La sfida dei cambiamenti climatici può essere affrontata e il nuovo rapporto indica come farlo in modo efficace, riducendo al minimo gli impatti e massimizzando le opportunità».