Pesca illegale nelle zone protette del Mar Mediterraneo: Italia principale trasgressore

Oceana: «L’Italia consente la pesca a strascico nelle zone di crescita del novellame di specie sovrasfruttate»

[13 luglio 2018]

Oceana, l’organizzazione ambientalista internazionale che difende mari e oceani,  ha pubblicato il rapporto “Building a GFCM framework to combat IUU fishing Oceana case studies and recommendations” che rivela 41 casi potenziali di pesca IUU (Illegal Unreported and Unregulated – pesca illegale, non dichiarata e non regolamenta) nel Mar Mediterraneo, L’associazione ha utilizzato  usando i dati forniti dal Global Fishing Watch. E i risultati  sono stati discussi in due riunioni governative della e General Fisheries Commission for the Mediterranean (Gfcm – Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo), durante le quali dice Oceana «I Paesi non hanno potuto fornire delle delucidazioni riguardanti all’eventuali sanzioni imposte navi oppure se saranno attuate delle sanzioni in futuro».

Lasse Gustavsson, direttore esecutivo di Oceana in Europa, sottolinea che «I governi e i leader del Mediterraneo si stanno impegnando globalmente per combattere la pirateria nell’ambito della pesca, seguendo gli obiettivi di sviluppo sostenibile, tuttavia sempre gli stessi governi stanno ignorando casi potenziali di pirateria nel loro mar Mediterraneo. Le informazioni raccolte da Oceana indicano che navi da pesca che possono essere facilmente identificate stanno violando palesemente e impunemente aree chiuse. Gli stati costieri non stanno facendo nulla per applicare la legge. Il Mediterraneo è il mare più sovrasfruttato del mondo, con oltre il 90% di stock sovrasfruttato. I governi non agiscono e mettono in questo modo a repentaglio il futuro della pesca nel Mediterraneo e il futuro degli oltre 300.000 pescatori e delle loro famiglie, che vivono della pesca».

Il report di Oceana fornisce le prove attività di pesca illegale all’interno delle zone di restrizione della pesca, aree chiuse alla pesca delimitate per proteggere novellame, coralli e altri habitat in pericolo e Oceana  dice che il fatto più sorprendente è che ha identificato «oltre 20 pescherecci italiani con reti a strascico che presumibilmente hanno pescato per oltre 10.000 ore all’interno di un’area chiusa, delimitata per proteggere novellame di nasello nello stretto di Sicilia, dove gli stock sono soggetti a un sofrasfruttamento estremo. Nonostante, la situazione potrebbe essere peggiore in quanto fonti ufficiali hanno confermato che l’attività di pesca è stata riportata da un’imbarcazione che navigava sotto la bandiera di altri stati (Tunisia) che non utilizzano il sistema di identificazione automatica (AIS) e quindi non sono stati rilevati dalle analisi di Oceana. Il nasello è effettivamente la specie più sovrasfruttata del Mediterraneo, con una media sette volte superiore ai livelli sostenibili».

Inoltre, Oceana ha rilevato «possibili intrusioni illegali di navi straniere nelle acque che appartengono alla giurisdizione nazionale di sette Paesi del Mediterraneo» e denuncia che «La legalità di queste attività di pesca non può essere verificata in quanto la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo non pubblica informazioni su accordi di pesca bilaterali, diversamente da altri organismi di gestione della pesca nel mondo. Questa mancanza di trasparenza non permette di determinare se, ad esempio, le tre navi con bandiera della Ue che probabilmente hanno pescato in acque soggette alla giurisdizione della Libia (>900 ore) e della Tunisia (>1500 ore), stavano pescando legalmente o meno».

Oceana ricorda che «Il monitoraggio, il controllo e la sorveglianza sono fondamentali per garantire una gestione della pesca adeguata e riportare gli stock a livelli di abbondanza, in particolare nel mar Mediterraneo, dove il 90% degli stock hanno superato i limiti biologici di sicurezza. La pesca illegale non dichiarata e non regolamentata mette a repentaglio gli sforzi volti a invertire questa tendenza dei membri della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo».

Nell’ottobre del 2017 i paesi membri della Gfcm  hanno sottoscrito un piano regionale d’azione per combattere la pesca IUU e Oceana fa notare che «Sebbene sia difficile determinare la reale entità e l’impatto della pesca illegale non dichiarata e non regolamentata, si stima che possa comportare un costo compreso tra 10 miliardi e 23,5 miliardi di dollari all’anno».