Il governo: probabilmente il petrolio non c’è. I pescatori: allora perché lo cercate?

I pescatori del Perù contro le prospezioni petrolifere offshore

A rischio la pesca delle acciughe e gli allevamenti di fasolari

[30 aprile 2018]

18.000 pescatori delle province peruviane di  Paita, Sechura e Talara, nel dipartimento di Piura, sono entrati in sciopero e hanno bloccato per protesta diverse strade per opporsi ai 5 c decreti supremi che autorizzano l’esplorazione di idrocarburi al largo delle coste nord del Perù.

Nel dipartimento di Piura, la pesca artigianale e industriale, la maricoltura e l’acquacoltura sono le principali attività economiche e in quest’area la pesca da lavoro e sostentamento a più di 40.000 pescatori e alle loro famiglie che ora sono molto preoccupati per il loro futuro. E sono anche arrabbiati, visto che l’ex presidente del Perù, Pedro Pablo Kuczynski, ha firmato i cinque decreti supremi lo stesso giorno in cui si è dimesso travolto dalle accuse di corruzione.

I decreti di Kuczynski autorizzano l’esplorazione e lo sfruttamento petrolifero del mare a nord del Perù da parte della compagnia Tullow Peru Limited e Mongbay Latm spiega che« Si tratta dello stesso mare nel quale lavorano i pescatori artigianali che hanno iniziato uno sciopero contro la concessione dei cinque lotti petroliferi«. Pescatori. acquacoltori e maricoltori hanno bloccato le strade ed esigono che il governo di Lima blocchi i 5 decreti supremi e che garantisca la protezione e lo sviluppo della pesca artigianale, industriale e dell’acquacoltura.

I decreti presidenziali che hanno dato origine alla protrsta – 006, 007, 008, 009 e 010, publicati il 24 marzo sul Diario El Peruano – autorizzano PeruPetro a firmare contratti con la compagnia Tullow Peru Limited per l’esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi nei lotti Z-64 (Tumbes), Z-65 (Paita e Sechura), Z-66 (Sechura e Lambayeque), Z-67 (Áncash) y Z-68 (Huarmey). Si tratta di ben due milioni di ettari di mare nei quali la piccola multinazionale cercherà petrolio sul fondo del mare.

Fidel Periche, un prescatore presidente del Comité Multisectorial che difende la baia di Sechura, è convinto che «Approvando le concessioni petrolifere nel nord del çPerù si danneggerà la pesca artigianale e industriale, perché l’attività sismica genera un impatto sulla deposizione delle uova dei pesci. I decreti supremi non sono compatibili con la nostra pesca, ad iniziare da qualla per il consumo umano diretto o indiretto come le acciughe».

Wilmer Chávez, presidente delle Zonas de producción acuícola de Sechura, è altrettanto preoccupato e ricorda che: «La baia de Sechura si sta appena riprendendo da un episodio di inquinamento che ha paralizzato per tre anni  la produzione di capesante. E ora che stiamo lavorando al risanamento dell’ecosistema è controproducente che lo Stato promuova investimenti petroliferi che potrebbero tornare a inquinare la baia. Questa industria genera 40.000 posti di lavoro, stiamo dinamizzando l’economia di Sechura.(…) Recentemente abbiamo ripreso la produzione di fasolari, settimanalmente monitoriamo la baia di Sechura, lavoriamo con indicatori che ci dicono quale sia la qualità dell’acqua de solo il fatto che possa mescolarsi con degli idrocarburi è inaudito».

I fasolari che vengono esportati negli Stati Uniti sono allevati anche in altre zone del Piura: Vichayo, Las Delicias, Matacaballo, Constante, Puerto Rico, Parachique e Chulliyachi, ma Matacaballo esporta anche nell’Unione europea, per ora il resto delle vecchie zone di allevamento di Sechura non ha ancora il certificato sanitario.

Chávez ha detto che pdescatori e allevatori di fasolari non permetteranno che l’esplorazione petrolifera metta in pericolo la baia: «Il governo deve fare una deroga a questi decreti supremi e appoggiarci nello sviluppo della maricoltura (…) se non li derogheranno, insisteremo con i nostri metodi di forza e lotta»-.

La protesta dei pescatori peruviani è appoggiata dagli ambientalisti e Juan Carlos Riveros, direttore scientifico di Oceana, ha spiegato che le attività petrolifere  «Danneggiano le acciughe perché quando si riproducono si avvicinano di più alla costa, si espongono di più alle attiv ità petrolifere. Nella costa ci sono anche alghe dove crescono i pesci e c’è il loro alimento. Ricordiamo che le specie giovanili si stabiliscono sulla costa, tra le 5 e le 10 miglia».

Quel che temono di più i pescatori sono gli sversamenti petroliferi come quello avvenuto a Talara nel 2013 e nel 2017 a causa della compagnia Savia e Riveros ricorda che gli sversamenti di combustibile e i piccoli incendi sono gli incidenti più comuni: «Ci saranno sempre problemi, nessuna operazione (petrolifera) nel mondo non ha avuto propblemi. Nel nostro Paese avvengono più incidenti piccoli e ci siamo abituati, per esempio, l’anno acorso abbiamo avuto due sversamenti (a Talara) e nessuno ci ha fatto caso, non è successo niente. Nella baia di Sechura il rischio è molto più alto, dopo potrebbe esserci una moria di fasolari. La terra che viene rimossa durante l’esplorazione petrolifera contiene metalli pesanti e alzandosi produce nubi di polvere. In particolare, questo tipo di polvere potrebbe arrivare nelle zone di produzione dei fasolari e colpire l’ossigenazione di cui necessitano i molluschi, provocando la loro asfissia sul fondo del mare».

I maricoltori di Sechura hanno già subito una mortalità totale di fasolari nel  2014 a causa delle acque di scarico altamente inquinate immesse nella baia e ora non vogliono che lo scenario si ripeta a causa di una marea nera di petrolio.

Di fronte allo sciopero e ai blocchi stradali il  ministro dell’energia e delle miniere del Perù. Francisco Ísmodes, è andato nel Piura per cercare di tranquillizzare la popolazione. Ísmodes ha minimizzato la portata dei 5 decreti supremi dicendo che questo non significa la firma di nessun contratto con la Tullow Peru Limited e ha annunciato l’avvio una tavolo di discussione con  i pescatori del nord del Paese per informarli della reale portata dei decreti e sui rischi e benefici dell’autorizzazione petrolifera. Ma i pescatori hanno risposto che continueranno ad opporsi alle esplorazioni petrolifere della multinazionale.

Il ministro ha confermato che «Non si svilupperà nessun lavoro di sfruttamento se non ci sarà una spiegazione o consenso su come questo impatta sull’ambiente. Daremo priorità alla valutazione dei rischi ambientali, li discuteremo con i pescatori per prendere una decisione responsabile, Se nel processo di chiarimento verranno confermati la contaminazione e i rischi, non promuoveremo un’attività che porta benefici ma danneggia un’attività come la pesca».

Parlando con i pescatori, Ismodes ha precisato che «Non si tratta di rifiutare categoricamente le attività di idrocarburi, dal momento che penso che sfruttare le risorse naturali del Paese lascia grandi benefici al paese. La chiave è scoprire se gli idrocarburi e la pesca possono essere resi compatibili, con il minimo rischio possibile». Un approccio simile a quello usato per estrarre petrolio in Amazzonia che ha portato alla fine a estesi inquinamenti e a scontri vcon le comunità indigene.

E infatti Riveros risponde al ministro che «le due attività non sono compatibili , Quel che lo Stato deve valutare è se questo sia conveniente non solo per i pescatori o la regione ma per tutto il Paese. In questo momento, investire negli idrocarburi è un’assurdità totale. Se esiste un’attività peschereccia già stabilita, con i suoi problemi e tutto il resto, si tratta di fare una scommessa sul nulla dove c’è un solo beneficiario. Stanno mettendo a rischio il futuro della pesca artigianale e la sua esistenza per un’attività avventuristica».

Le “spiegazioni” del governo lasciano abbastanza perplessi, come quel che ha detto Pedro Arce, direttore pianificazione e controllo di gestione di Perupetro durante un incontro con i pescatori industriali: «Nel  lotto Z-65, ubicato di fronte alle coste di Paita y Sechura, “non c’è nessuna scoperta, nessuna certezza che esistano degli idrocarburi. questa è la ragione per cui il governo precedente ha creduto conveniente permettere un’esplorazione». Quindi il governo avrebbe dato permessi petroliferi sperando che non venga trovato nulla?

Un argomento che non ha convinto i rappresentanti dei pescatori industriali che hanno fatto notare ad Arce che «Senza nessuna certezza o prova dell’esistenza di idrocarburi, sarebbe una perdita di tempo realizzare attività sismiche nel mare, danneggiare l’ecosistema marino e le attività pescherecce». Merardo Vite, rappresentante del Gremio pesquero industrial de Sechura ha chiesto: «Se non c’è la cetezza che ci sia petrolio, perché mettere a rischio la pesca? La pesca e il petrolio non sono compatibili».

La pensa così anche Carlos Bancayán del  Consejo Provincial de la Pesca di Sechura (Copropesca) che ha sottolineato che «Fino a questo momento non esiste nessun studio di impatto ambientale che dica qualcosa sui possibili rischi per la pesca artigianale e industriale se verrà realizzata un’esplorazione di idrocarburi. Esigiamo dal governo uno studio conclusivo sugli effetti dell’esplorazione e dello sfruttamento petrolifero nel litorale peruviano, Secondo la Ley N°26221, Ley Orgánica de Hidrocarburos,si esigono uno studio di impatto ambientale e piani di emergenza da psate delle imprese concessionarie dei lotti, una volta che questi abbiano identificato il punto del lotto che esplorerà Senza l’approvazione e la socializzazione dei suddetti studi, la compagnia  non può intraprendere nessuna attività».

Arce però non ha negato l’esistenza di rischi se ci sarà l’esplorazione petrolifera nel lote Z-65: «I rischi esistono, però molti possono essere coperti. Siamo in una realtà distinta, non posso dirvi che non ci sono rischi però posso dirvi che ora esistono piani di emergenza per diminuire i rischi».

Ma i pescatori peruviani che scioperano e bloccano le strade rischi per favorire una multinazionale irlandese non vogliono correrne e assicurano che continueranno la loro protesta fino a che non verranno bloccati i dec reti supremi e contano sull’appoggio dei parlamentari Hernando Cevallos e Manuel Dammert della coalizione di sinistra/ecologista  Frente Amplio che hanno presentato dei progetti di legge per derogare al decreti di Kuczynski.