I pescatori dell’Elba e di Livorno sperimentano un amo circolare per proteggere le tartarughe marine (VIDEO)

Aumenta l’attenzione dopo l’eccezionale nidificazione a Marina di Campo

[27 settembre 2017]

Proteggere le tartarughe marine, è questa la parola d’ordine per i pescatori toscani. Per evitare che accidentalmente gli esemplari di Caretta caretta vengano catturati durante la pesca professionale del pesce spada,  due cooperative di pescatori, Acli Pesca di Marina di Campo all’Isola d’Elba e Fao 37.1 di Livorno, realtà imprenditoriali che già da anni partecipano a progetti di monitoraggio e rilevazione sulla pesca dei grandi pelagici, stanno sperimentando l’utilizzo di particolari ami circolari che ne riducono la probabilità di cattura e il ferimento dell’animale.

Si tratta del progetto Tartalife, finanziato dall’Unione Europea attraverso il fondo LIFE+ NATURA 2012 e cofinanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali – Direzione Generale Pesca e dalla Regione Marche e attuatoanche  dalle cooperative toscane di Confcooperative-Federcoopesca che, con il Centro italiano ricerche sulla pesca e acquacoltura (Cirspe) e il Consorzio di ricerca unitario cooperativo Unimar, partecipano all’iniziativa nazionale promossa da Ismar-CNR, Fondazione Cetacea, Legambiente, Consorzio Unimar, Parco nazionle dell’Asinara; Aree marine protette delle Isole Egadi e delle Isole Pelagie, Provincia Agrigento

Andrea Bartoli, responsabile territoriale di Federcoopesca, spiega: “Il progetto sta avendo molto successo grazie alla sensibilità dei pescatori –  che stanno attivamente partecipando alla sperimentazione di un palangaro munito di questi particolari ami. In Toscana, ormai da alcuni anni, vige anche un protocollo di intervento che, in caso di cattura accidentale di un esemplare, attiva un sistema di recupero immediato dell’animale attraverso gli uffici locali delle capitanerie di porto».

a Federcoopesca sottolineano che «L’obiettivo ora è evitare che questo accada, considerando anche l’eccezionale evento di nidificazione di queste estate nella spiaggia di Marina di Campo all’Isola d’Elba». I

Bartoli conclude: «Siamo in contatto costante con i pescatori per raccogliere da loro indicazioni tecniche e suggerimenti al fine di rendere sempre più sostenibile l’attività di pesca professionale – continua – Le prime indicazioni sembrano dimostrare che l’utilizzo di tali ami permetta di raggiungere l’obiettivo prefissato, senza compromettere in maniera insostenibile la pesca di pesce spada. Il progetto, oltre a sensibilizzare la categoria sulla protezione della specie, sta quindi fornendo utili indicazioni per coniugare il mantenimento delle attività economiche e dei livelli occupazionali con la protezione degli ecosistemi marini».