I pescatori di frodo all’assalto del Po e degli altri corsi d’acqua italiani

Ordigni esplosivi, scariche elettriche e reti. Protagoniste bande criminali, soprattutto dall'Est Europa

[8 marzo 2017]

Durante un’audizione delle Regioni alla commissione agricoltura del Senato sulla “regolare attività di pesca in acqua dolce in Italia”, gli assessori all’agricoltura, caccia e pesca Simona Caselli (PD) dell’Emilia-Romagna e Giuseppe Pan (Lega Nord) del Veneto   hanno sottolineato che  il corretto esercizio della pesca in acqua dolce è oggi di fatto compromesso per l’esistenza di un grave fenomeno di bracconaggio che provoca un danno alla consistenza della fauna ittica e più in generale all’ecosistema dei fiumi.

La Caselli ha ricordato la recente approvazione della nuova legge regionale  per la “tutela della fauna ittica e dell’ecosistema acquatico e per la disciplina della pesca, dall’acquacoltura e delle attività connesse nelle acque interne”: «Una normativa che prevede il  rafforzamento della vigilanza e l’ inasprimento delle sanzioni contro la pesca di frodo, con multe che possono arrivare sino a 12mila euro, la valorizzazione del ruolo dell’associazionismo; uno snellimento burocratico. Il provvedimento fortemente voluto dalla Giunta regionale introduce insomma nuove e più severe misure per contrastare in maniera ancora più efficace il bracconaggio ittico».

Già nel 2016 il Movimento 5 Stelle aveva denunciato che «La pesca di frodo nel Po,  in particolare nella Provincia di Rovigo, è divenuta da diversi anni un fenomeno gravissimo e incontrollato che sta letteralmente devastando gli argini del delta e il delicato ecosistema del fiume, ormai razziato del suo patrimonio ittico. Nell’indifferenza delle istituzioni che dovrebbero arginare tale pratica vergognosa ed illegale, bande di pescatori, provenienti principalmente dall’Est Europa, saccheggiano liberamente il fiume di notte con reti lunghe anche trecento metri, elettrostorditori, sostanze chimiche e altri metodi contrari alla legge, per cercare pesci siluro e rivenderli in nero sui mercati dell’Est. I pesci vengono lavorati sul posto e poi caricai su furgoni: una parte della merce finisce sui mercati ittici dei Paesi dell’Est, un’altra va ad alcune industrie che producono crocchette per cani e gatti, con grave rischio per i consumatori finali, trattandosi di pesce che vive in un habitat fortemente inquinato e che viene trattato, e trasportato, in condizioni igieniche totalmente inadeguate».

La deputata M5S Arianna Pessotto spiegava che «Spesso questi veri e propri “predoni” senza scrupoli arrivano ad utilizzare come esche  perfino gli alimenti che la Comunità europea mette a disposizione sotto forma di aiuto per le persone in difficoltà, come denunciato dai pescatori della Provincia di Rovigo, che più di una volta sono stati minacciati da chi stava pescando irregolarmente, con rischi concreti anche per la sicurezza degli abitanti del delta» e aveva indirizzato una segnalazione urgente al Prefetto di Rovigo e ai ministri dell’ambiente e dell’interno «per fermare quello che è diventato un vero e proprio business, a dispetto di qualsiasi norma. E’ necessario adottare quanto prima nuove regole che contrastino efficacemente tali pratiche illegali e garantiscano la sicurezza e l’ordine pubblico nelle aree del fiume dove è conosciuta la presenza di fenomeni di bracconaggio prima che la pesca abusiva comprometta irrimediabilmente l’ecosistema del fiume, con danni enormi per l’ambiente circostante».

Anche l’assessore regionale dell’Emilia Romagna ha denunciato che «Si tratta di bande criminali provenienti soprattutto dall’Europa dell’Est che praticano la pesca di frodo nelle acque interne con metodi illegali violenti e altamente impattanti, come l’uso di ordigni esplosivi, scariche elettriche e reti di enormi dimensioni. Con il rafforzamento delle misure repressive contenute nella nuova legge puntiamo ed estirpare un fenomeno malavitoso che sta provocando il progressivo depauperamento del patrimonio ittico dei nostri corsi d’acqua, specialmente nel Ferrarese, con grave danno per l’intero l’ecosistema».

In una nota la Regione Emilia Romagna evidenzia che tra le misure introdotte ci sono: «il divieto di pesca notturna con le reti e di trasporto del pesce. Vietato anche il trasporto, lo scambio e la vendita di pesci, anfibi e crostacei autoctoni di acqua dolce vivi, esclusa l’anguilla: una misura introdotta per cercare di stroncare un’altra attività illecita in preoccupante crescita, il saccheggio di specie pregiate che finiscono spesso per alimentare il mercato clandestino del pesce d’acqua dolce e che vanno ad incrementare la popolazione ittica dei laghetti di pesca sportiva. I trasgressori rischiano punizioni con sanzioni che nei casi più gravi comportano il pagamento di un’ammenda fino a 12mila euro. Accanto al rafforzamento dell’apparato sanzionatorio la nuova legge valorizza il ruolo dell’associazionismo tra pescatori prevedendo la partecipazione dei loro rappresentanti ai tavoli di concertazione provinciali e locali e un maggiore coinvolgimento nelle attività gestionali, come nel caso dei ripopolamenti. In arrivo anche un significativo taglio agli adempimenti burocratici».

Pan, ha commentato l’audizione in Commissione agricoltura del Senato sul suo proprio profilo facebook: «Con l’assessore dell’Emilia-Romagna Simona Caselli, abbiamo relazionato “sul tema del bracconaggio praticato nei fiumi d’acqua dolce, come il Po. Abbiamo espresso con fermezza la necessità di norme certe con sanzioni penali che siano riconosciute anche negli altri Paesi, soprattutto dell’Est Europa, visto che i bracconieri sono prevalentemente persone di quella nazionalità».