Politica comune della pesca, arriva l’ok definitivo del Parlamento Ue

La nuova legislazione dovrebbe portare più sostenibilità

[10 dicembre 2013]

Oggi il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la nuova Politica comune della pesca (Pcp) dell’Ue, che sarà applicata in tutta l’Unione europea a partire dal 1° gennaio 2014. Il pacchetto per la riforma della Pcp include gli obiettivi principali dell’Europarlamento come le misure per fermare la pesca eccessiva e il divieto di rigetto in mare, è stato approvato martedì dall’Aula. Le norme di etichettatura sono state riviste per migliorare l’informazione ai consumatori. La nuova legislazione dovrebbe consentire una pesca più sostenibile.

Il voto di oggi è il punto di arrivo di un lungo processo, iniziato con un’ampia consultazione pubblica, in base al quale la Commissione Ue ha presentato un pacchetto di riforme nel 2011. All’inizio di quest’anno le delegazioni della Commissione, del Consiglio dei ministri e del Parlamento hanno condotto negoziati approdati a maggio ad un accordo politico, che è stato votato all’unanimità dal Consiglio dei ministri sd ottobre e che alla fine oggi ha avuto il via libera del Parlamento riunito in plenaria.

La relatrice, la socialdemocratica tedesca Ulrike Rodust, ha detto che «La riforma affronterà il più importante problema della politica comune della pesca, vale a dire la continua pesca eccessiva. Il Consiglio dell’Unione sarà ora costretto ad agire in modo sostenibile in sede di negoziazione delle quote di pesca. I pescatori dovranno rispettare il “rendimento sostenibile massimo”, vale a dire pescare non più di quanto un determinato stock ittico possa riprodursi in un dato anno. L’obiettivo è di ripristinare e mantenere gli stock ittici a livelli sufficienti per garantirne il rendimento sostenibile massimo».

Viene affrontato anche il problema dei rigetti, i pesci ributtati in mare perché di specie o dimensioni non desiderate, che rappresentano quasi un quarto del totale delle catture nell’Unione europea. «La maggior parte delle specie scartate perisce – sottolinea un comunicato del Parlamento europeo – Per porre fine a questa pratica inutile e dannosa, attualmente non vietata, i pescherecci dovranno sbarcare almeno il 95 % di tutte le catture in conformità con un calendario di date specifiche per i diversi tipi di pesca, a partire, gradualmente, dal 2015. Il Parlamento europeo ha lottato per introdurre questo requisito che, in pratica, rappresenta quasi un divieto totale. I pesci catturati di specie o dimensioni indesiderate che saranno sbarcati potrebbero per esempio essere impiegati per usi diversi dal consumo umano».

In una nota la Commissione europea spiega che «La nuova Pcp persegue un duplice scopo: sostenere, da un lato, le comunità costiere in Europa, creando le condizioni per una flotta peschereccia europea economicamente valida e sostenibile; assicurare, dall’altro, una gestione sostenibile delle risorse, massimizzando al contempo le catture nell’interesse dei pescatori. Per conseguire questo duplice obiettivo, sarà gradualmente eliminata la pratica rovinosa dei rigetti in mare e saranno definiti in modo chiaro obblighi e scadenze per consentire ai pescatori di adeguarsi alla nuova situazione. La promozione di un’acquacoltura sostenibile fa egualmente parte della nuova politica». L’obiettivo generale della nuova Pcp  è quello di «Porre fine all’eccessivo sfruttamento delle risorse e garantire la sostenibilità della pesca dal punto di vista ambientale, economico e sociale». La riforma vuole anche «Creare i presupposti per garantire un futuro migliore al settore e ai pescatori e per preservare l’ambiente marino da cui essi dipendono» e «Portare la pesca a livelli sostenibili, con un miglior impiego delle conoscenze e della consulenza scientifica. Essa intende sostenere una crescita sostenibile dei settori della pesca e dell’acquacoltura, creare opportunità occupazionali nelle zone costiere e assicurare ai cittadini dell’Ue un approvvigionamento ittico sano e sostenibile. La riforma contribuisce alla strategia Europa 2020 favorendo il conseguimento di solidi risultati economici nel settore, una crescita inclusiva e una maggiore coesione nelle regioni costiere».

La riforma rivede molte norme della Pcp, come il fatto che principio della sostenibilità d’ora in poi si applicherà ora anche alle navi Ue che pescano al di fuori delle acque comunitarie,«In modo che i pescatori comunitari saranno in grado di pescare solo pesci in surplus dalle acque territoriali di paesi terzi. Inoltre, gli Stati membri con flotte di grandi dimensioni potranno essere penalizzati, negando loro sovvenzioni dai fondi di pesca dell’Ue – dice l’Europarlamento –  Le nuove norme di commercializzazione faranno in modo che i consumatori siano meglio informati circa il pesce che acquistano, in particolare richiedendo che le etichette forniscano maggiori dettagli sulla zona di cattura o il tipo di attrezzo utilizzato».

Inoltre secondo la Commissione, «La Pcp  riformata garantisce che gli stessi principi e standard di sostenibilità saranno applicati a pescatori dell’Ue che pescano in acque straniere e che l’Ue continuerà a promuovere la sostenibilità nel quadro dei suoi accordi internazionali. Si tratta di una riforma di grandi dimensioni, come mostrano le modifiche della governance e le iniziative a livello regionale che consentiranno alle parti portatrici di interessi e agli Stati membri di definire molti aspetti della gestione quotidiana dell’attività di pesca».

La commissaria europea alla pesca e gli affari marittimi, Maria Damanaki,  è soddisfatta: «Il voto odierno del Parlamento europeo inaugura una nuova politica che cambierà in maniera radicale la pesca in Europa, aprendo la strada a un futuro sostenibile sia per i pescatori che per le risorse delle nostre acque. Desidero ringraziare il Parlamento e il Consiglio per l’impegno e lo spirito visionario dimostrati, e per il generale sostegno dato alle proposte della Commissione. Grazie a ciò potremo ritornare in tempi brevi a una pesca sostenibile, ponendo fine a pratiche rovinose. La nuova politica della pesca è il mezzo per riportare nelle nostre comunità costiere crescita e occupazione, ciò di cui oggi abbiamo più bisogno in Europa».