Prosciutto di Parma: in un allevamento, trovati centinaia di maiali morti e malati

Video inchiesta Ciwf sulle scrofe in gabbia che producono il prosciutto DOP (VIDEO)

Petizione ai ministeri delle politiche agricole e della salute: dismissione graduale delle gabbie negli allevamenti italiani di scrofe

[14 maggio 2018]

In Italia vengono allevate ogni anno 500.000 scrofe allevate ogni anno che, in un allevamento intensivo,  vivono in medo 2 anni mentre normalmente vivrebbero in media 10 anni. Ogni anno ognuna di queste scrofe “industriali” fa 2 o 3 cucciolate  da 10 – 15  maialini l’una, svezzati grazie a 15 capezzoli ottenuti grazie alla selezione genetica. Più capezzoli ci sono più può aumentare il numero di suinetti partoriti
9 settimane che la scrofa trascorre rinchiusa in gabbia per ogni parto. (5 settimane durante la gestazione e 4 durante l’allattamento), 28 giorni è l’età in cui i suinetti vengono separati dalla scrofa». Secondo l’Ismea, nel 2016 questa industria valeva al consumo 4,46 miliardi di euro,

Sono le cifre fornite in occasione della Festa della mamma da CiwfItalia Onlus  che ha anche realizzato una video inchiesta in alcuni allevamenti italiani di scrofe destinati a diventare l’eccellenza italiana del circuito degli insaccati e dei prosciutti DOP e dice che « Le immagini mostrano come queste mamme siano costrette per metà della loro breve vita (circa 2-3 anni) in gabbie così anguste da consentire loro solo di alzarsi e accovacciarsi e fare un paio di passi avanti e indietro; una vita in gabbia per 5 settimane durante la gestazione e 4 settimane durante l’allattamento. Rinchiuse in queste gabbie strettissime, le scrofe non possono esprimere i loro comportamenti naturali, come fare il nido per prepararsi al parto e, poi, prendersi cura dei loro piccoli; anche l’allattamento avviene attraverso le sbarre di una gabbia.
Questa pratica non è illegale nell’UE, ma nuoce gravemente al benessere di questi animali: fare il nido, ad esempio, è un comportamento dipendente da fattori ormonali. L’impossibilità  di esprimere questo comportamento risulta estremamente frustrante per le scrofe. Inoltre, più in generale,  i suini sono animali molto intelligenti e in natura trascorrono la maggior parte del loro tempo grufolando e esplorando il territorio in cerca di cibo».

Secondo l’associazione le gabbie non sono necessarie de spiega: «E’ opinione diffusa che l’utilizzo delle gabbie sia necessario per massimizzare la produzione ed evitare lo schiacciamento dei suinetti, il cui numero per parto, a causa della selezione genetica, aumenta sempre di più.
In realtà alcuni studi hanno rilevato come non sia acclarata la relazione fra uso della gabbia e riduzione della mortalità dei suinetti, quindi la necessità dell’allevamento in gabbia delle scrofe ai fini produttivi non è dimostrato. In Italia viene allevato ogni anno circa mezzo milione di scrofe i cui suinetti sono per lo più destinati a diventare eccellenze DOP. Purtroppo anche la normativa della produzione biologica consente l’allevamento delle scrofe nelle gabbie di allattamento».

Per «mettere fine a questa pratica crudele e non necessaria» Ciwf Italia ha lanciato petizione ai ministeri delle politiche agricole e della salute che chiede, di di «avviare un processo per la graduale dismissione delle gabbie in Italia, che preveda anche incentivi per gli allevatori al fine di facilitare la transizione».

La direttrice di Ciwf Italia, Annamaria Pisapia, conclude: «Moltissimi cittadini ignorano che il sistema crudele dell’allevamento in gabbia è usato anche per le scrofe e che dietro ogni prodotto suinicolo che consumiamo c’è nella maggior parte dei casi una madre a cui è stato negato il più basilare dei diritti che la natura ci ha dato: accudire la propria prole. L’allevamento in gabbia può e deve essere superato al più presto anche per questi animali».

Oggi Essere Animali  rivela che durante un’altra inchiesta realizzata in collaborazione con il quotidiano britannico Daily Mail è stata fatta un’orribile scoperta: «centinaia di maiali morti all’interno di un grande allevamento fornitore del Prosciutto di Parma. I cadaveri presentavano evidenti segni di cannibalismo ed erano a stretto contatto con gli animali vivi, la maggior parte malati con gravi infezioni a orecchie, occhi e pelle. Il video ha scatenato forti polemiche in Inghilterra, paese tra i principali importatori del prosciutto DOP».

Gli animalisti denunciano: «Mai visto nulla di simile, ci siamo trovati dinanzi a decine di animali morenti. Il video risale a metà aprile, pochi giorni dopo l’allevamento era stato ripulito. Non sappiamo che fine abbiano fatto gli animali. Abbiamo già denunciato per maltrattamento di animali un altro allevamento fornitore del Prosciutto di Parma. Anche in quel caso abbiamo documentato gravi problemi di cannibalismo e animali lasciati morire senza cure adeguate, oltre a comportamenti brutali degli operatori. Si andrà a processo. Anche in questi due allevamenti tutti i maiali hanno subito la mutilazione della coda. Viene effettuata senza anestesia quando sono appena nati, per limitare il fenomeno del cannibalismo. La legge imporrebbe di migliorare le condizioni di allevamento. Infatti, come mostrano le immagini, i maiali sfogano comunque il loro disagio mordendosi a vicenda le orecchie».

Il Consorzio del Prosciutto di Parma ribatte che lo scopo di queste indagini è quello di denigrare il marchio, la cui filiera raggruppa circa la metà dei 9 milioni di maiali allevati in Italia.

Ma Essere Animali sottolinea che «La maggior parte di questi animali è allevata in sistemi intensivi, rinchiusi in gabbia o in recinti sovraffollati, senza mai poter accedere all’aperto. Le nostre indagini sono un appello alla società, ai consumatori e alle Istituzioni, per superare un metodo di allevamento causa di gravi sofferenze verso animali sensibili e intelligenti».

Videogallery

  • Mamme in gabbia: la video-inchiesta

  • Giornalista inglese entra in allevamento fornitore del Prosciutto di Parma con Essere Animali