Lavorare e produrre meglio fa inquinare meno

Ambiente contro economia? Contrordine: la produttività del lavoro fa bene al clima

Fondare una green economy competitiva e sostenibile è possibile

*Elaborato con la collaborazione di Marco Antonio Miglietta

La cronaca economica, almeno dal 2009 ad oggi, si occupa spesso e volentieri  della crisi economica e delle misure da adottare per invertire un ciclo economico di strutturale stagnazione, con poche luci all’orizzonte e strutturali divergenze tra nord e sud del continente.

Tralasciando il pur importante dibattito sulle politiche di austerità e le misure di policy adottate per contrastare la crescente disoccupazione – sintomo di un disagio sociale crescente –  una variabile su cui molti analisti si concentrano e sono abbastanza concordi è la competitività dell’economia e, di conseguenza, la produttività del lavoro.

Chi scrive non ha qui assolutamente intenzione di analizzare le misure di policy che potrebbero o meno causare un aumento della produttività del lavoro, ma valutare una delle conseguenze meno intuitive ma (ad avviso di chi scrive) decisamente importanti delle dinamiche della produttività del lavoro (valore economico per unità di lavoro). Dinamiche che non devono essere – poiché di fatto non sono – scollegate dalle performance ambientali macroeconomiche e settoriali, anch’esse riconducibili a concetti di produttività (ad esempio, le emissioni prodotte su valore creato).

Uno studio recente che associa la dinamica della produttività del lavoro per i paesi dell’Unione Europea a 27 dal 1995 al 2009 alle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera mostra interessanti spunti di riflessione per il management delle imprese e il policy maker (disponibile sui quaderni del Dipartimento di Economia Università di Ferrara). Il database utilizzato è il WIOD[1], un insieme di dati settoriali europei che raccolgono osservazioni su occupazione, valore aggiunto.

Si è giunti ad una conclusione prorompente: la produttività del lavoro si associa positivamente alle performance ambientali (ovvero diminuisce il rapporto tra emissioni di anidride carbonica e valore aggiunto). Lo studio conferma in parte i risultati ottenuti da Marin e Mazzanti (2013) che utilizzavano dati della contabilità economico ambientale italiana.

Il risultato è comunque interessante e foriero di riflessioni: spesso le tematiche ambientali sono viste come un freno alla competitività delle imprese ed allo sviluppo di aree geografiche; qui, invece, abbiamo il risultato opposto alla percezione comune. Aumentare la produttività del lavoro (quindi lavorare “meglio”) fa diminuire la quantità di emissioni su valore aggiunto (fa quindi “inquinare di meno”), almeno fino ad un certo livello di produttività. E’ una conclusione che chi fa politica e prende le decisioni dovrebbe tenere in considerazione, ed è un risultato che non emerge solo da questo lavoro (Costantini e Mazzanti, 2013; Mazzanti e Montini, 2010; Costantini et al., 2011; Gilli et al., 2013).

Si vuole quindi sottolineare che occorre uscire concettualmente dal cul de sac del conflitto tra economia e ambiente. Certo conflitti esistono, e nel breve periodo può essere facile ‘sacrificare’ la qualità ambientale per aumentare le performance ambientali. Però è possibile, e vantaggioso dal punto di vista privato e sociale, perseguire strategie industriali ed innovative che rendano sinergiche le performance ambientali e quelle economiche.

Occorre porre l’innovazione ambientale, e la complementarietà tra diverse innovazioni, al centro dell’azione delle imprese (Antonioli et al., 2013), adottare politiche che cambino radicalmente la struttura fiscale e i prezzi dei beni verso la green economy (ad esempio le riforme fiscali ambientali, con maggiori tasse verdi che finanziano minori costi del lavoro e/o più R&S). In questo modo avanzare non è scontato, ma si pongono condizioni solide per osservare sinergie tra le produttività ambientali ed economiche. Certo ci saranno, come in ogni processo evolutivo, vincitori e vinti (imprese e settori), ma come in ogni fase distruttrice/creatrice i nuovi contenuti di una green economy potranno gestire meglio i conflitti sociali e le stagnazioni – economiche e cognitive – che oggi affliggono l’Europa. Occorre che imprese e policy makers prendano coraggio sfidando gli obiettivi dell’agenda di Lisbona, della strategia 20-20-20, della decarbonizzazione dell’economia europea entro il 2050 (www.cecilia2050.eu).

Gli studi di economia ambientale e dell’innovazione stanno mostrando che fondare una green economy competitiva e sostenibile non è impossibile, se si comprende che l’economia sostenibile è una ‘investing society’ a tutto tondo.

  • Costantini V. Mazzanti M. 2013, The Dynamics of Economic and Environmental Systems. Innovation, Policy and Competitiveness, Springer.
  • Mazzanti M. Montini A., 2010, Environmental Efficiency, Innovation and Economic PerformancesRoutledge, London.
  • Gilli M. Mazzanti M. Nicolli F. 2013, Sustainability, Environmental Innovations and competitiveness in evolutionary perspectives. Evidence from the EU, Journal of Socio Economics, June.
  • Antonioli D., Mancinelli S. Mazzanti M. 2013, Is Environmental Innovation Embedded within High-Performance Organisational Changes? The role of human resource management and complementarity in green business strategies, Research Policy, May.
  • Marin G., Mazzanti M., 2013, The evolution of environmental and labour productivity dynamics, Journal of Evolutionary Economics, April.

[1] World Input Output Database – http://www.wiod.org/

Leggi qui gli altri articoli del nostro think tank pubblicati su Ecoquadro: http://www.greenreport.it/nome-rubrica/eco2-ecoquadro/