Un analisi della realtà italiana ai tempi dei social network

Come funziona la demografia del web, dove la morte non esiste

La rete è l’ultimo spazio da colonizzare: già oggi la maggioranza della popolazione nei paesi tecnologicamente più sviluppati è online. Che cosa comporta questa rivoluzione?

Non esiste nulla di più dinamico, teoricamente senza limiti nel suo rinnovo continuo, di una popolazione. Ci sono popolazioni in crescita, altre in declino, altre che passano dal declino alla crescita o viceversa, ma mai ferme. In nessun paese del mondo la popolazione di oggi è uguale a quella dell’anno scorso.

Ci sono fasi in cui la crescita è intensa e accelerata, in particolare dopo un insediamento di successo in un territorio promettente. Gli Stati Uniti sono un buon esempio. Nel corso del Seicento i coloni del Nuovo mondo passano da poche centinaia a circa 250 mila. Meno di un secolo dopo, all’epoca della Dichiarazione d’indipendenza, gli abitanti sono già dieci volte tanto, ovvero attorno ai 2,5 milioni. Sul finire del secolo scorso i cittadini degli States risultano essere 100 volte tanto, superando i 250 milioni. In tale stesso periodo si assiste alla nascita e alla crescita di una nuova popolazione all’interno di un territorio del tutto nuovo e inesplorato, quello del web. Il primo browser e il primo motore di ricerca vengono sviluppati nel 1990. La prima foto appare su Internet nel 1991. La Casa Bianca diventa online nel 1994.

Sul web iniziano a sorgere servizi commerciali, di intrattenimento, di autopromozione, di dating. Il primo cellulare che consente di navigare su internet viene messo in commercio nel 1996. Con il nuovo secolo inizia una nuova fase, quella del web 2.0, nella quale ciascuno può arricchire il nuovo mondo virtuale con propri contenuti e modificarli a piacimento in continua interazione con gli altri. Nel 2001 viene lanciata Wikipedia. Nascono i primi social network: nel 2003 appaiono LinkedIn e MySpace, nel 2004 Facebook.

Non si tratta di un territorio fisico ma di un nuovo tipo di spazio da colonizzare, all’interno del quale si sviluppa una storia umana che è una sorta di spin-off di quella tradizionalmente rappresentata da protagonisti in carne ed ossa.  La vita nei social network si popola sempre di più di un’umanità fatta di esperienze condivise, emozioni e frustrazioni, gioie e drammi, successi e fallimenti. È un mondo ancora più nuovo di quello che hanno incontrato i primi coloni americani. Difficile capirne oggi evoluzione e implicazioni.

Sappiamo però che la popolazione che lo abita è in crescita esponenziale e che lo caratterizzano alcuni aspetti fondanti della vita umana e di relazione, pur sperimentati in modo spesso diverso dal mondo offline. Chi è nato dopo il 2004, tanto per segnare una data simbolicamente di riferimento, appartiene nativamente all’era Social. Lo sbarco sulla luna è avvenuto molto prima della nascita di internet, ma la colonizzazione del pianeta web è stata più immediata e veloce. Oggi la maggioranza della popolazione nei paesi tecnologicamente più sviluppati ha una propria impronta online, che può rimanere anche dopo la morte di chi l’ha creata. Nei prossimi decenni quasi tutta la popolazione sarà online ma sempre più rilevante sarà anche la componente di chi si sarà disconnesso, non perché non più online ma perché non più offline. Una semplice simulazione ci dice che attorno al 2080 lo stock gli italiani in rete (praticamente tutti tranne i più piccoli) sarà superato dallo stock dei morti nell’era dei Social (Figura 1), che approssimativamente corrisponde alla popolazione 2.0 non più vivente (secondo i canoni attuali). Togliendo dai decessi una stima di coloro che sono morti dopo il 2004 ma non sono mai entrati nei Social, il sorpasso si sposterebbe attorno al 2090).

L’intelligenza artificiale sta, del resto, già mettendo le basi per dare continuità e fare evolvere online la nostra esistenza senza di noi. Non è da escludere che la vita sul web possa un giorno arrivare ad ottenere l’indipendenza dalla madre patria offline come avvenne, con tutte le differenze del caso, per i coloni degli Stati Uniti. Scenari che facciamo fatica ad immaginare oggi, se non in modo molto approssimativo come lo sbarco sul suolo lunare all’epoca di Jules Verne.

Potranno certo evolversi e cambiare nel tempo i social network ma la vita sociale sul web è destinata a diventare sempre più estesa, ricca e pervasiva.

È un mondo che evolverà con una propria demografia, ancora difficile da prefigurare in tutte le sue specificità.

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*questo articolo è stato pubblicato anche su neodemos.it