Su Giorgio Nebbia, o «dell’ambientalismo che vorremmo continuare a incarnare»

L’ambientalismo italiano è stato faticosamente costruito – e qualche volta purtroppo anche snaturato o demolito – da persone diverse, che si sono trovate a impegnarsi in momenti diversi della vita del Paese e a ritagliarsi ruoli diversi. Tra quelli che l’hanno costruito, e che senz’altro preferiamo, alcune e alcuni sono stati leader di singole organizzazioni oppure si sono dedicati soprattutto a questioni specifiche: Fulco Pratesi o Gianni Mattioli, ad esempio. Altri, come ad esempio Laura Conti e Antonio Cederna, stati anzitutto disseminatori di idee e si sono incaricati di approfondire, di interpretare, di informare, di far riflettere e di stimolare. I confini tra questi due ruoli sono stati d’altra parte spesso molto labili.

Giorgio Nebbia rientra in ogni caso nella seconda categoria e nonostante una indefessa militanza cinquantennale il suo ruolo è stato e resta anzitutto quello di colui che grazie alle sue competenze, alle sue esperienze e alla sua capacità maieutica fa crescere gli altri.

Il suo lavoro di docente universitario, di giornalista, di esperto, di militante politico, di parlamentare gli ha via via consentito di entrare in contatto e di collaborare, anche in modo continuativo e intenso, con un numero sorprendente di persone, di gruppi, di istituzioni e gli ha irrimediabilmente incollato addosso la qualifica di “maestro”.

L’11 maggio di quest’anno un buon numero di persone che si considerano sue “allieve” si sono di conseguenza riunite nella biblioteca del Senato e hanno affettuosamente festeggiato il suo novantesimo, raccontando i loro rapporti con lui e cosa del suo insegnamento è stato per loro importante. Questi racconti, e altri di chi non ha potuto essere presente, sono raccolti ora in un bel volumetto intitolato Per Giorgio Nebbia. Ecologia e giustizia sociale che si può ottenere richiedendolo alla Fondazione Luigi Micheletti (micheletti@fondazionemicheletti.it) per un contributo di spese di stampa di 10 euro.

Sono più trenta interventi che forniscono al tempo stesso un ritratto vivace e sfaccettato di Nebbia e un raro affresco delle vicende e dell’evoluzione dell’ambientalismo, della cultura ambientale e delle politiche ambientali nel nostro paese. Un testo godibile e uno strumento di rara efficacia per chi voglia cogliere alcuni aspetti fondamentali della storia dell’ambientalismo italiano dell’ultimo mezzo secolo: ambiti, personaggi, battaglie, interessi, convergenze e incomprensioni, differenze, sensibilità, mutamenti.
Mutamenti, in particolare: colpisce, nello scorrere gli interventi, la compresenza di figure che hanno creato quasi dal nulla l’ambientalismo italiano dai primi anni Sessanta, come Fulco Pratesi, e di protagonisti della vivace ondata ecologista degli anni Settanta, come Paolo Cacciari e Gianni Tamino, di militanti che hanno costruito il boom dell’ecologia politica degli anni Ottanta e Novanta come Grazia Francescato, Walter Ganapini, Valerio Calzolaio e Roberto Musacchio, fino a un gran numero di giovani che hanno continuato a declinare in modi diversi l’impegno ambientalista nel nuovo millennio come Marica Di Pierri, Barbara Tartaglione, Alberto Berton, Nicola Capone e altri ancora.

Questo elenco è infatti del tutto semplificativo: ci sono molti altri racconti e tutti interessanti, dal punto di vista culturale, politico e – ciò che più conta – umano. Il testo si chiude non a caso con un sintetico ringraziamento di Nebbia, che è un riepilogo esistenziale tanto semplice e rotondo quanto ancora una volta pedagogico: dell’ambientalismo che vorremmo continuare a incarnare.

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