Dall'Onu la richiesta di "un'evoluzione ecocentrica" del sistema giudiziario

Harmony with Nature: il pezzo che mancava nel puzzle del rinnovamento ecosofico

Considerare il pianeta come un’entità viva e pulsante, la nostra casa comune, comporta la necessità di riconsiderare la nostra interazione con la Natura

Il 22 aprile di ogni anno, a seguito della Risoluzione 63/278 delle Nazioni Unite del 2009, si festeggia l’International Mother Earth Day. Forse nella non conoscenza dei più: tante (troppe) sono infatti le ricorrenze dedicate all’ambiente nelle sue varie declinazioni (la giornata mondiale dell’acqua, dell’ozono, della biodiversità, solo per menzionarne alcune) e poche (troppo poche) le iniziative concrete per trasformare i proclami in pratica, passando dalla celebrazione all’azione. Questa volta, però, qualcosa sembra essere diverso.

È stato infatti lo stesso Evo Morales, primo presidente di origine indigena della Bolivia noto per la sua attenzione all’ambiente, a salutare l’adozione della citata Risoluzione come un evento senza precedenti nella storia dell’umanità, una decisione grazie alla quale viene istituita una giornata dedicata a una profonda riflessione sul pianeta Terra, nella consapevolezza che, così come il ventesimo secolo è stato il periodo del riconoscimento dei diritti umani, il ventunesimo secolo dovrebbe essere il secolo dei diritti di Madre Terra.[1]

Così, sull’onda del dialogo internazionale avviato sotto la guida della Bolivia sulla necessità di promuovere un percorso di sviluppo in armonia con la Natura, è stata adottata, sempre nel 2009, un’altra importante Risoluzione, la Risoluzione 64/196 Harmony with Nature.[2] È estremamente significativo che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia deciso di impegnarsi pubblicamente non per la promozione di un compromissorio, tradizionale, “sviluppo sostenibile” basato su tre pilastri (economico, sociale e ambientale) e neppure di una, più coraggiosa, “sostenibilità”, la quale però, distorta in mille contrastanti accezioni, finisce spesso per ridursi a un termine onnicomprensivo svuotato di significato.

Parafrasando Keynes, secondo il quale le parole dovrebbero essere un po’ crude, perché sono l’assalto dei pensieri contro chi non pensa[3], possiamo dire che le parole dovrebbero essere un po’ precise, perché sono l’assalto dei pensieri contro chi mistifica; e questa volta le Nazioni Unite sembrano aver fatto proprio una scelta precisa e audace, lontana da mezze misure, abbracciando la promozione “dell’armonia con la Natura”, espressamente volta a promuovere una vita fondata su un profondo rispetto per Madre Terra e sul riconoscimento della responsabilità umana al suo mantenimento in buono stato. Così facendo, hanno dimostrato il coraggio di lanciare un’iniziativa profondamente ecologica e incentrata sul ripensamento del ruolo dell’essere umano nei confronti della Natura, che richiama alla memoria, non senza un brivido di rinnovata speranza, quell’armonia ecologica promossa dall’ecosofia di Arne Naess[4].

Alla prima Risoluzione Harmony with Nature ne sono finora seguite altre sette, tutte volte, seppur da prospettive differenti, a delineare un nuovo paradigma relazionale di tipo non antropocentrico con la Natura. La settima Risoluzione è particolarmente interessante poiché introduce, a partire dal 2016, un dialogo virtuale (“virtual dialogue”, fino a tale Risoluzione vi era invece un “interactive dialogue”) su Harmony with Nature, affidato, tra gli altri, ai maggiori esperti a livello mondiale in materia di Earth Jurisprudence, la quale riconosce nelle leggi naturali del sistema Terra la fonte primaria di organizzazione e regolazione di ogni sistema umano[5].

Oltre 120 esperti provenienti dai diversi continenti per un totale di 33 nazionalità (quattro sono gli esperti italiani coinvolti, nelle figure della Prof. Silvia Bagni, del Prof. Michele Carducci, del Dott. Gherardo Girardi e del Prof. Massimiliano Montini, anch’egli membro del think tank di greenreport Ecoquadro) si sono così confrontati raccogliendo la sfida lanciata dalle Nazioni Unite.

I lavori del virtual dialogue sono iniziati il 22 aprile del 2016, in concomitanza con l’International Mother Earth Day, e si sono conclusi il 22 giugno 2016 con la trasmissione all’Assemblea Generale di un primo Rapporto[6]. Gli esperti coinvolti hanno riconosciuto l’intrinseco valore della Natura e la necessità di passare da un approccio antropocentrico a uno ecocentrico. Considerare il pianeta come un’entità viva e pulsante, la nostra casa comune, comporta la necessità di riconsiderare la nostra interazione con la Natura e di supportare la Earth Jurisprudence non solo a livello normativo ma anche etico, istituzionale, politico e pratico.

Il Rapporto valorizza l’importanza del patrimonio di conoscenze tradizionali custodito dalle popolazioni indigene e si propone di includere i diritti della Natura entro i sistemi di governance, riconoscendo il diritto fondamentale degli ecosistemi e delle varie specie a esistere, prosperare e rigenerarsi. Senza un’adeguata ed effettiva applicazione, però, la norma rischia di ridursi a mera garanzia formale. Ecco quindi che il Rapporto chiede anche “un’evoluzione ecocentrica” del sistema giudiziario. E in tal senso una prima, simbolica, iniziativa è stata la creazione dell’International Tribunal for the Rights of Nature, la cui sessione introduttiva si è svolta nel 2014 in Ecuador. Si tratta di un tribunale in senso a-tecnico, un “people’s tribunal” nel quale non siedono giudici ma giuristi di riconosciuta fama mondiale, esperti con diversi background scientifici e soggetti a vario titolo impegnati nella difesa della Natura che, pur non prendendo decisioni giuridicamente vincolanti, conosce di casi su violazioni ambientali e formula raccomandazioni[7].

Certamente la sfida proposta dall’iniziativa Harmony with Nature non è facile. Richiede infatti il superamento dell’approccio ancora dominante, figlio del dualismo cartesiano e della visione meccanicistica che, separando gli esseri umani dall’ambiente naturale e reificando la Natura, tende a parcellizzare e a giustificare lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente, a favore invece di una visione olistica che sintonizzi le attività umane sulle frequenze ecosistemiche. Nondimeno, i documenti finora elaborati entro il processo Harmony with Nature danno conto dell’esistenza di un importante movimento mondiale di riscoperta del valore intrinseco della Natura, che si sta manifestando anche attraverso l’adozione di numerose azioni, sia a livello di indirizzo politico ed etico che normativo. Basti pensare, a titolo esemplificativo, al potente messaggio lanciato dalla recente Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco che, trascendendo una dimensione puramente religiosa, richiama tutti a una profonda conversione ecologica.

In definitiva, potremmo immaginare l’iniziativa Harmony with Nature come il pezzo che mancava nel puzzle del rinnovamento ecosofico: il “pezzo istituzionale”, quello che avalla e sostiene a livello politico gli altri pezzi rappresentati dalle tante (mai troppe) buone pratiche dal basso che stanno fiorendo in questi ultimi anni, dai pochi (ma buoni) progetti adottati da alcuni governi, dalle crescenti (anche se non sempre autenticamente ecologiche) iniziative assunte dal mondo del business e dai Sustainable Development Goals recentemente adottati dalle stesse Nazioni Unite. Non resta quindi che procedere connettendo un pezzo all’altro per costruire questo irrinunciabile puzzle di rinnovamento ecosofico in armonia con la Natura.

Leggi qui gli altri articoli del nostro think tank pubblicati su Ecoquadro: http://www.greenreport.it/nome-rubrica/eco2-ecoquadro/ 

NOTE:

[1] United Nations General Assembly, Sixty-third session 80th plenary meeting, 22 April 2009, Evo Morales Ayma’s statement, A/63/PV.80.

[2] United Nations General Assembly, Resolution 64/196. Harmony with Nature, 21 December 2009. Per un’analisi dettagliata dell’iniziativa Harmony with Nature vedi F. Volpe, L’iniziativa delle Nazioni Unite “Harmony with Nature”, in Rivista Giuridica dell’Ambiente (in corso di pubblicazione).

[3] J. M. Keynes, National Self-Sufficiency, in The Yale Review, Vol. 22, n. 4, 1933, pp. 755-769.

[4] A. Naess, Ecology, Community and Lifestyle, Cambridge University Press, 1989.

[5] Agreement between the Government of the Plurinational State of Bolivia and the United Nations Department of Economic and Social Affairs (UN-DESA) to contribute to the activities related to Harmony with Nature under the trust fund of the High-Level Political Forum on sustainable development.

[6] United Nations General Assembly, Harmony with Nature. Note by the Secretary-General, A/71/2662/, 2016. I contributi dei singoli esperti possono essere consultati alla seguente pagina web: http://www.harmonywithnatureun.org/wordpress/dialogue-input/.

[7] http://therightsofnature.org/rights-of-nature-tribunal/.