Ciafani a New York: «La voce è la mia, ma il lavoro è di tutta la comunità legambientina»

Da Legambiente all’Onu le 4 priorità per salvare mari e oceani, a partire dal Mediterraneo (VIDEO)

«Se vogliamo essere veramente parte della storia dell'oceano, dobbiamo fermare l'estrazione petrolifera e la dispersione di petrolio in mare»

La conferenza Onu sugli oceani si è conclusa. Cinque giorni di lavori per trovare le azioni e gli impegni comuni per fermare il declino degli oceani e dei mari, preservandoli dalle minacce e dal grave stato ambientale in cui si trovano. Questo in sintesi il bilancio della prima conferenza di alto livello che l’Onu ha organizzato su un Sdg specifico, l’Sdg14.

Migliaia di partecipanti, centinaia di delegazioni da tutte le parti del mondo, associazioni, agenzie ambientali ed esperti si sono riuniti per individuare le problematiche, definire le urgenze e pianificare le azioni future. L’approvazione della “Call for action” e delle conclusioni dei 7 partnership dialogues (le conferenze specifiche sui temi prioritari individuati dai lavori preparatori) hanno avuto proprio questo obiettivo.

Da questo punto di vista il banco di prova per individuare una modalità di lavoro e di confronto sui singoli Sdg ha sicuramente funzionato, ora rimane l’impresa più complicata: trasformare la Call for action e le numerose dichiarazioni che i governi hanno fatto nell’assemblea plenaria, in azioni conseguenti e in politiche concrete riguardo gli oceani e i mari del nostro pianeta.

Oltre i documenti ufficiali c’è stato un altro asse portante della conferenza, quello degli impegni volontari (voluntary commitments), 1.328 azioni che da qui ai prossimi anni i tanti proponenti si sono impegnati a mettere in campo. Uno strumento in cui le stesse Nazioni Unite confidano molto per uscire dallo stallo in cui ad oggi le politiche internazionali per la tutela del mare e dell’oceano si trovano. Legambiente ne ha proposti due sul mar Mediterraneo, incentrati sul tema del marine litter e sulla necessità della messa la bando dei sacchetti di plastica non compostabile in tutti i Paesi costieri e un secondo in partnership con l’Università di Siena, per coniugare ricerca scientifica con la cittadinanza attiva: un impegno che partirà concretamente  già dalla prossima edizione di Goletta Verde, in partenza tra pochi giorni.

Ma il momento più importante per la nostra associazione è stato l’intervento nell’assemblea plenaria, che il direttore Stefano Ciafani presenta così: «La voce è la mia, ma il lavoro è di tutta la comunità legambientina, di chi coordina le attività da Roma, dei tecnici delle Golette, dei regionali, dei soci e volontari dei nostri circoli. Una squadra a dir poco commovente. Un privilegio infinito poterlo raccontare al mondo intero. Un orgoglio difficile da descrivere». Un risultato importantissimo che ci ha permesso di portare il nostro lavoro di anni nel pieno del dibattito della conferenza Onu e proporre all’assemblea i temi su cui è prioritario lavorare nel Mar Mediterraneo.

Primo punto, è quello di riconoscere il ruolo strategico dei cittadini e delle associazioni nel monitoraggio ambientale, e per diffondere la consapevolezza e promuovere azioni e politiche a livello locale e internazionale, come dimostra la nostra esperienza;

Il secondo punto guarda specificamente al contesto mediterraneo. Occorre adottare politiche che coinvolgano tutti i Paesi costieri con azioni forti e concrete dei governi, su due temi prioritari:

  1. Il Mediterraneo è un hotspot mondiale della biodiversità. Per preservarlo, proponiamo un target di almeno il 10% delle aree marine protette, sul modello italiano;
  2. L’inquinamento proveniente dalla costa – come i rifiuti dispersi in mare e sulle coste o gli scarichi non depurati – è un problema enorme nel Mar Mediterraneo. Abbiamo bisogno di politiche efficaci per prevenire il problema come ad esempio l’economia circolare, il riciclo o la messa al bando dei manufatti più inquinanti (come i prodotti usa e getta non biodegradabili) e un efficace trattamento delle acque reflue.

Il terzo punto è rivolto al rischio derivante dalle attività illegali (come lo smaltimento illegale di rifiuti tossici, gli scarichi abusivi o gli illeciti nella pesca), una minaccia per l’ambiente marino e un problema crescente da affrontare a livello internazionale. È importante adottare quindi una legislazione mondiale, sul modello della direttiva europea approvata nel 2008 per la tutela penale dell’ambiente, o della legge italiana sugli ecoreati approvata nel 2015.

Infine, abbiamo posto una questione molto importante che non abbiamo trovato nei documenti preparatori della Conferenza e nella “Call for action”. Per fermare il cambiamento climatico dobbiamo agire immediatamente con una strategia di uscita dai combustibili fossili. Per ridurre i rischi di inquinamento da petrolio a livello globale è molto importante fermare le attività di estrazione in mare e le attività di esplorazione correlate e applicare una legislazione per un controllo molto severo sul trasporto petrolifero. Non vogliamo più catastrofi ambientali come quelli causati dalla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, dalla Exxon Valdez in Alaska, dalla Prestige in Spagna o dalla Haven in Italia. Se vogliamo essere veramente parte della storia dell’oceano, dobbiamo fermare l’estrazione petrolifera e la dispersione di petrolio in mare.

Una delle frasi più ripetute della conferenza è stata “È tempo di passare dalle parole alle azioni”. Noi continueremo a farlo e l’impegno sarà sempre maggiore, a partire dal prossimo 18 giugno quando salperà Goletta Verde, per il suo trentaduesimo viaggio nel mar Mediterraneo.

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