Sulla via dell’orso, riflessione sul ruolo della natura nella società del prossimo futuro

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“Sulla via dell’orso. Un racconto trentino di uomini e natura” è il titolo di un libro edito nel maggio 2016 da Idea Montagna, recentemente insignito del Premio Gambrinus per l’editoria di montagna nella sezione ambiente e paesaggio. Lo hanno scritto a quattro mani Anna Sustersic, divulgatrice scientifica freelance con particolare attenzione ai temi della tutela e conservazione della natura, e Filippo Zibordi, che è stato membro del gruppo di lavoro che ha seguito il progetto di reintroduzione dell’orso in Trentino.

Anna e Filippo ci presentano il libro intervistandosi l’un l’altro.

Filippo: Cosa ti ha spinto a scrivere un libro sull’orso?

Anna: Il fascino delle radici. Sono nata a Trieste e sempre vissuta con l’idea, che mi deriva dal vicino sloveno, che un bosco non è tale senza i suoi abitanti, per quanto “ingombranti” essi siano. Arrivare in Trentino e scoprire quanta complessità si nasconde dietro a una realtà che davo per scontata, quella della convivenza con i grandi carnivori, mi ha incuriosita, stimolata e affascinata. E a te?

Filippo: Mi sono trasferito in Trentino, nel 2002, “insieme” agli  orsi catturati in Slovenia per essere reintrodotti nel Parco Adamello Brenta. Ho lavorato per 13 anni al progetto Life Ursus, prima inseguendo in cielo e in terra il segnale radio dei collari trasmittenti attaccati agli orsi, poi cercando peli che potessero svelare la loro identità e quindi infilandomi nelle tane per cercare di capire qualcosa in più, e così avere maggiori strumenti per proteggere la rinata popolazione alpina di plantigradi.  Nel corso degli anni, però, mi hanno appassionato sempre di più i risvolti culturali, emotivi, psicologici che legano gli uomini e gli orsi. Nel leggere opere, raccogliere e scrivere documenti sull’argomento, sognavo che prima o poi li avrei tramutati in un libro. Finalmente, insieme lo abbiamo fatto.

Ancora Filippo: Spesso dici che questo non è un libro sull’orso: lo credi sul serio?

Anna:  Certo! “Sulla via dell’orso” è una riflessione sullo sguardo che l’uomo ha sul proprio futuro. Ci sono luoghi, come le vette himalayane, gli abissi oceanici, le magnifiche e stralunate vastità amazzoniche che hanno sempre suscitato le emozioni più forti, hanno sfidato le tempre più salde di esploratori e avventurieri e oggi rimangono a ricordarci della grandezza e della potenza, del tempo profondo, del nostro ruolo biologico al mondo, della vita e della morte. Allo stesso modo ci sono animali, come lo squalo bianco, il leone, la tigre, il lupo che hanno segnato e accompagnato la storia degli uomini. Sono stati nemici e predatori, dei e signori, hanno incarnato paura e rispetto. Sono simbolo di tutto ciò che è bello, potente e mistico in natura. E c’è l’orso, che ci scruta e annusa, eretto, a margine del bosco e per un attimo il respiro si ferma. Tutto ciò ci ricorda una cosa fondamentale: chi siamo. La nostra finitezza, come individui e come specie e l’inevitabile, indissolubile legame che abbiamo con il mondo biologico. Il passo successivo non può che essere un senso di umile consapevolezza di specie, che tradotta in azione ci ha portato a percorrere l’esaltante prima parte della storia dell’uomo.

Filippo: Però, sii sincera, nel libro dell’orso ne parliamo! Nei 6 capitoli che lo compongono seguiamo le tappe di un viaggio che una giovane “curiosa di natura” (che non sei tu, Anna!)  intraprende nel territorio trentino sulle tracce dell’orso, alla ricerca del senso complesso che la convivenza con i grandi carnivori ha per l’uomo di oggi. E’ un viaggio attraverso i luoghi dell’orso, ascoltando le voci di chi l’orso lo ha voluto, di chi ha guidato i furgoni per portarlo dalla Slovenia al Trentino, di chi lo interpreta dal punto di vista psicologico, antropologico, per passione o per lavoro, di chi lo teme.  Dici bene, però, che si tratta di un viaggio alla ricerca non solo dell’orso e delle ragioni che hanno portato al successo del progetto di reintroduzione, ma anche del significato di una scelta e del valore sia pratico, sia simbolico, che tale scelta assume nel panorama della conservazione della fauna in Europa. E’, più in generale, una riflessione sul ruolo della natura nelle società umane del prossimo futuro.

Ancora Filippo: Ma l’orso, per te, che cos’è?

Anna: Paura, bellezza, imprevedibilità, forza, ferocia: l’orso incarna simboli e significati profondi che l’uomo ha cercato, nel corso della storia, di sradicare dal suo ambiente e dalla sua anima, ma che oggi sente la necessità, più o meno consapevole, di recuperare. Lo scopo del libro è di promuovere una riflessione non solo sul caso specifico dell’orso in Trentino, ma più in generale sul valore, sul significato e sul ruolo, oggi, della wilderness in un pianeta dominato da un’unica specie, che forse (e qui sono provocatoria, come immaginerai) vuol rimanere anche l’unica.