[ 28/01/2008 ] Comunicazione

Pd, Ronchi: «La crisi dei rifiuti in Campania è uno schiaffo alla credibilità delle politiche ambientali nazionali»

FIRENZE. Nel terzo panel del convegno “Ambientalismo del fare. L’ambiente al centro della politica e del futuro” in cui il Pd ha messo al centro le tematiche ambientali, è stato affrontato il tema della sicurezza, dei siti contaminati, dell’illegalità diffusa, della normativa ancora incompleta sui reati ambientali. Ma come è logico, nel contesto emergenziale della Campania, in molti si sono soffermati sui rifiuti.

«E’ necessario creare consenso attraverso scelte competenti e coraggiose - afferma Anna Rita Bramerini assessore Regionale ambiente ed energia della Toscana «favorire la partecipazione consapevole con informazioni veritiere e verificabili – fa sponda Daniele Fortini presidente di Federambiente - ma è necessario sfoltire le norme, avere una burocrazia responsabile e l’autonomia della politica. Nel Codice ambientale emanato dal precedente governo si riconosceva il marchio delle aziende come se fosse stato scritto sotto dettatura. E poi- conclude Fortini- attenzione ad eccessive liberalizzazioni ricordiamo la qualità di molte aziende pubbliche nel settore rifiuti: a Napoli è stata fatta una grande gara vinta da un’impresa importante ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Sul caso Napoli si sofferma anche Edo Ronchi (Nella foto «la crisi dei rifiuti è uno schiaffo alla credibilità del centro-sinistra, alla credibilità delle politiche ambientali nazionali e all’ambientalismo. Ora bisogna levare i rifiuti dalle strade e servono le discariche, ma ci sarà un prima e un dopo rifiuti in Campania. Bisogna fare le cose positive per non fare quelle negative - continua l’ex Ministro dell’ambiente - non esiste un ambientalismo dei principi ed uno delle cose concrete e la politica del centro sinistra deve avere più coraggio e rinnovare le classi dirigenti che hanno avuto responsabilità».

Il riferimento al governatore Bassolino è stato chiaro. Governo delle soluzioni, revisione delle modalità di appalto e non solo repressione dell’autorità giudiziaria sono le proposte messe in campo dove in una rete delle tante insicurezze percepite dai cittadini come ricorda Pier Luigi Vigna ci sta anche quella ambientale, dove ad esempio sul sistema smaltimento rifiuti «c’è chi offre e chi acquista, esiste una criminalità consensuale».

Se sul tema rifiuti sembra esserci sostanziale accordo all’interno del Pd, meno unitaria è la linea sul paesaggio. E il tema del giorno è stato il disegno di legge che riforma il codice dei beni culturali e paesaggistici, il cosiddetto codice Settis (dal cognome del coordinatore della commissione) e che porta maggiori responsabilità decisionali alle Sovrintendenze. Ricordando il buon esempio del piano strutturale di Capalbio, il sindaco Lucia Biagi ha riaffermato la necessità di assunzioni di responsabilità laddove le decisioni devono essere prese, dove è stato dato un mandato diretto di governo dai cittadini e dove c’è piena sintonia con la pianificazione regionale. Stessa linea tenuta dal presidente della Regione Claudio Martini secondo il quale il Codice “Settis” ci riporta al 1939 e «non si tiene conto delle Regioni».

Martini aggiunge «abbiamo bisogno di un dibattito rigoroso, severo ma scientifico, il paesaggio non è tema isolato e non può essere solo una questione edilizia. Bisogna capire come si contribuisce allo sviluppo del Paese non ci può essere solo una visione conservativa». Scontro acceso sul Codice del paesaggio con il senatore Ferrante che ha ribadito «in Italia non c’è solo Capalbio realtà che conosciamo, ci sono 8000 comuni, in alcuni dei quali sono stati compiuti enormi scempi». Il dibattito su questa aspetto rimane aperto all’interno del partito. Sul tema aree protette un esempio positivo di ambientalismo del fare è rappresentato dalla realtà dei parchi «costruiti, voluti, difesi - come ricorda Matteo Fusilli presidente di Federparchi - sono spesso presidi e orgoglio del territorio. Su queste realtà si devono costruire sbocchi professionali ed il Pd può farsi promotore di proposte in tal senso».

Lavoro certo non manca in questo settore se pensiamo ad esempio che il tema della biodiversità non ha ancora guadagnato uno spazio adeguato nell’agenda politica e le aree protette sono per vocazione i territori indicati dove sperimentare politiche applicative in tal senso. Economia della qualità è l’altro argomento che è stato affrontato nella giornata. Ricerca, formazione, innovazione di processo e di prodotto sono le ricette da applicare in un’economia delle imprese che può vantare numeri in attivo senza necessariamente aumentare in produzione ma facendo crescere la qualità del prodotto e la filiera del processo.

Economia che privilegi le filiere corte, in cui ogni territorio valorizzi quel che ha a disposizione, in modo che funzioni da traino e da volano per settori meno avanzati in quel determinato ambito. In tal senso la qualità del territorio toscano può diventare funzionale alla crescita o riaffermazione anche di settori produttivi più tradizionali, perché concordiamo con l’assessore Riccardo Conti quando dice che «la Toscana non può essere la terra della domenica ma è un pezzo dell’Italia moderna dove la tutela sta in una prospettiva di alternativa di sviluppo».

Però non c’è contrapposizione rispetto a quanto prima affermato perché riuscendo a tenere tutto insieme e valorizzando quel che la nostra Regione possiede (la qualità dei suoi territori) è possibile fare della Toscana una terra dove si vive bene tutta la settimana. Del resto se come ha ricordato Dario Franceschini nelle sue conclusioni e come noi auspichiamo «l’ambiente è il tema attorno al quale si costruiscono tutti gli altri» la giusta marcia pare che sia stata ingranata dal Pd (in seguito verificheremo), anche se non mancano i problemi interni e qualche contraddizione dovuta alle molte storie ed esperienze che vi sono confluite. «Batteremo la destra sul piano dei contenuti» ha sottolineato Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera. Condividiamo e non abbiamo alcun dubbio, ma i più pessimisti hanno notato che Realacci non ha precisato a quale tornata elettorale.



Federico Gasperini

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