[14/03/2008] Comunicati

Il Nimby batte dove l´informazione duole

LIVORNO. Come ogni anno l’associazione Nimby forum ha presentato i risultati dell’analisi del fenomeno Nimby (atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che si teme possano avere effetti negativi sui territori in cui verranno costruite) così come viene presentata attraverso i media cartacei.

Il dato più immediato che emerge dall’analisi dell’Osservatorio Nimby Forum 2007 è che il fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali riscuote un crescente interesse da parte dei media italiani, facendo riscontrare un progressivo aumento degli articoli censiti che nel corso della III edizione hanno raggiunto quota 4.116 (l’anno scorso erano 4020), e del numero di impianti contestati, ben 193 (nel 2006 furono 171).

E qui va subito sottolineato che in realtà le osservazioni del Nimby Forum si basano su un’evidenza oggettiva fornita dall’analisi del mezzo stampa, questo vuol dire che gli impianti classificati come contestati sono solo quelli che quotidiani, periodici, ecc. riportano come oggetto di contestazioni territoriali. Il che significa che comunque c’è una bella differenza fra il riverbero mediatico e la dimensione/numero delle contestazioni.

La capacità da parte dei media di informare quanto meno con terminologia corretta sulle singole questioni, è poi tutt’altro che sufficiente, anche perché come evidenziato più volte, nei giornali esistono sempre più tuttologi costretti a conoscere (inevitabilmente poco) le tematiche più disparate, e mentre esiste il cronista sportivo, quello politico, il giurista e il nerista, non esiste il giornalista esperto di ambiente, tanto meno è presente nelle redazioni locali.

Eppure è proprio questa una caratterista della sindrome Nimby: il fatto di partire sempre da situazioni locali: nel 70,9 % dei casi l’opposizione è legata a uno specifico impianto, segnando una netta crescita rispetto allo stesso dato della scorsa edizione (53,3%). Nel 9,1 % dei casi la contestazione riguarda un intero comparto produttivo o una determinata tipologia di impianto. Circa il 16% del campione invece attacca sia la tipologia di impianti, sia uno specifico progetto.

E guarda caso i media locali tendono a raccogliere le voci più alte che solitamente sono quelle dei comitati: per il 62% riportano posizioni negative e la voce solo di alcune delle parti in gioco (nel 39,4% sono presenti le dichiarazioni di amministratori pubblici locali e nel 24,3% di comitati di cittadini e solo per il 5,2% dell’azienda costruttrice). Anche perché solo alcune parti in gioco si pongono il problema di comunicare e fra queste quasi mai c´è l´impresa.

Ovvio che non è e non può essere solo colpa dei media, visto che da parte delle aziende la tendenza è quella di assumere la strategia comunicativa più sbagliata, ovvero nascondere la cosa il più a lungo possibile e poi durante la tempesta tenere la testa sotto la sabbia in attesa che la situazione si calmi.

Infine vale la pena di sottolineare un piccolo particolare che riguarda la Toscana , dove risulta il più alto rapporto tra impianti contestati e articoli di giornale riferiti alle contestazioni stesse: per dare un termine di paragone, in Toscana a fronte di 22 impianti nimbyzzati si sono avuti 734 articoli di giornale, in Lombardia i 28 impianti contestati hanno raccolto “solo” 396 articoli. Da una parte potrebbe voler dire che in questa Regione l’attenzione ai temi ambientali da parte dell’opinione pubblica è più alta che altrove (e questo in ogni caso potrebbe essere letto come una cosa positiva), dall’altra però significa proprio che i media funzionano non tanto come informazione ma come cassa di risonanza. E dove si "suona" di più, è ovvio che c´è maggiore......"risuonanza".

«C’è bisogno di un ritorno del senso di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti – scrivono dal Nimby Forum - una visione del futuro che porti a una programmazione di sviluppo nel lungo termine. Per fare questo l’Italia deve ritrovare il senso del bene comune, cercare un rinnovamento delle procedure democratiche nella convinzione che tutela del territorio e sviluppo possono e devono convivere, per riuscire ad andare oltre il giardino».

Ma questo assomiglia molto alla "mozione degli affetti" che non è minimamente in grado di scalfire il cortocircuito fra informazione-partecipazione-decisione. Queste tre componenti (ed agite tutte e tre contemporaneamente) insieme all´assunzione del criterio della sostenibilità come prisma, sono le leve determinanti attraverso le quali è possibile garantire decisioni, tempi e consenso necessario. Poi, come abbiamo detto più volte, un´area di dissenso rimarrà sempre (ed è bene che sia così!) ma.....come è del tutto evidente e scontato, il problema dei decision maker di oggi non è quello di soffrire il consenso, bensì quello di non sopportare il dissenso.


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